Egitto: Morsi agli arresti, due morti negli scontri

Pubblicato il 26 luglio 2013 da redazione

IL CAIRO – L’ex presidente Mohammed Morsi agli arresti, ed ecco i primi duri scontri tra sostenitori e nemici del capo dello Stato, emanazione dei Fratelli Musulmani, da poco deposto. Ad Alessandria ci sono stati almeno due morti. Ieri, l’appello dei militari che hanno rovesciato Morsi é stato accolto al Cairo a piazza Tahrir, che si é nuovamente riempita con decine di migliaia di persone.

Oltre alle bandiere egiziane i manifestanti mostravano la foto del comandante in capo delle forze armate Abdel fattah el Sissi, che nella guerra delle piazze sembra aver vinto la sua scommessa, mobilitando una folla enorme a sostegno della sua richiesta di concedere un mandato popolare per consentire all’esercito di avviare la sua lotta alla violenza e al terrorismo.

E’ andata bene anche ai Fratelli Musulmani. L’altra piazza – quella degli islamici, davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya – si é a sua volta riempita di decine di migliaia di persone proprio nel giorno in cui Morsi è stato formalmente posto in custodia cautelare dalla magistratura inquirente e indagato per spionaggio per conto di Hamas e per avere assaltato installazioni pubbliche e penitenziari, oltre a rapire ufficiali e poliziotti.

”Così si ritorna all’era di Mubarak”, ha replicato la Fratellanza proprio mentre il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon chiedeva il rilascio del primo presidente eletto dei Fratelli, tuttora tenuto in una località segreta, e dei vertici della Confraternita.

Nessuna traccia, invece, di quello che molti hanno visto come un ultimatum alla piazza islamica nelle parole di una nota postata su una pagina Facebook vicina alle forze armate nella quale si davano 48 ore di tempo alle forze politiche, a partire da mercoledì, per ricongiungersi al processo di riconciliazione nazionale.

Ma ieri il portavoce dei militari ha smentito l’esistenza di una ora X per un eventuale sgombero della piazza presidiata da oltre tre settimane dai sostenitori di Morsi e della fratellanza musulmana. Il temuto bagno di sangue nel ‘venerdì’ del no al terrorismo’ non c’è stato al Cairo. Ma ad Alessandria violenti scontri sono scoppiati nel primo pomeriggio di ieri fra sostenitori ed oppositori di Morsi e almeno due persone sono morte. A piazza Tahrir e nelle strade attorno poco prima del calare del sole, che coincide col momento nel quale i musulmani rompono il digiuno di Ramadan, l’aria era di gran festa. Gli elicotteri militari continuavano a sorvolare la piazza e ogni passaggio veniva accolto con un boato soprattutto quando facevano una sorta di ‘inchino’ per avvicinarsi il piu’ possibile alle migliaia di manifestanti assiepate sul ponte dei leoni che attraversa il Nilo e porta direttamente alla piazza.

Foto di el Sissi si mescolavano con quelle di Gamal Abdel Nasser, fautore della prima rivoluzione egiziana del 1953. Ovunque cartelli con la scritta ‘Sissi siamo con te’ o anche in inglese ‘sono un cittadino egiziano e dò mandato all’esercito di combattere il terrorismo’. Mentre i manifestanti si apprestavano a prepararsi per Iftar, il pasto che rompe il digiuno e decine di volontari distribuivano datteri e acqua, gli elicotteri lanciavano dall’alto bandiere egiziane.

Una professoressa, Safaa, commentava:

– Siamo con l’esercito e contro il terrorismo. Non siamo contro i Fratelli musulmani ma contro tutte le violenze e torture che hanno commesso. Siamo un popolo pacifico vogliamo solo vivere in pace. La vede quella signora? Sua figlia è a Rabaa el Adaweya, perché ha sposato un fratello musulmano, lei oggi è qui. Non vuol dire che la figlia divorzierà, vuol dire che possiamo tutti vivere in questo paese, ma senza terrorismo, e con idee diverse.

– Ma non eravate contro il Consiglio militare all’epoca di maresciallo Tantawi, chiediamo.

– Noi siamo con l’esercito, non i suoi vertici. Quella era la vecchia guardia, noi siamo con le forze armate. In fondo sono l’unica vera istituzione di questo paese. Siamo contro il terrorismo, lo dica in Italia

 Tunisia, la parabola dei Fratelli
Se in Egitto sembra ormai finita la breve stagione dei Fratelli Musulmani al governo, nello sconcerto della comunità internazione per la saldatura tra la piazza che reclamava l’uscita del presidente Mohammed Morsi e l’esercito che provvedeva alla sua destituzione, una stagione difficile si è aperta anche per la Fratellanza tunisina: incarnata da Ennadha che guida un governo di coalizione. Già minata dall’esempio del vicino egiziano, la stabilità degli islamisti di governo tunisini è ora messa a dura prova dai contraccolpi dell’assassinio, l’altro ieri a Tunisi, di Mohamed Brahmi, esponente dell’opposizione laica ucciso in un agguato analogo a quello in cui era caduto sei mesi prima un altro oppositore, Chokri Belaid.

Stessa dinamica e – sembra – anche stessa mano assassina, per i due esponenti del Fronte popolare (che unisce le forze laiche e di sinistra). Se è vero che le indagini – fino a ieri approdate a poco o nulla nel caso di Belaid – da ieri hanno invece accertato che a uccidere, in entrambi i casi, è stato un salafita jihadista franco-tunisino. E’ stata proprio l’uccisione di Brahmi a scatenare una nuova ondata di proteste di piazza che hanno avuto in Ennahda il bersaglio principale, accusata di essere perlomeno il mandante morale di entrambi gli omicidi.

Nel frattempo, la comunità internazionale reagiva con imbarazzo alle notizie dal Cairo, piuttosto inattese e difficili da interpretare: golpe militare contro un presidente democraticamente eletto o seconda rivoluzione contro un nuovo dittatore islamista da parte di un popolo che tuttora percepisce le forze armate come parte integrante della nazione? Imbarazzo che tuttora permane, visto che l’amministrazione Obama ha fatto sapere di non voler determinare se vi sia stato o meno un golpe, che la costringerebbe a tagliare gli aiuti all’Egitto. Sebbene una significativa presa di distanza dai militari sia già stata presa, con la mancata consegna di quattro caccia F16 ai militari, da sempre fedeli alleati degli Usa.

utato a scoprire i segreti dell’universo”, recita il comunicato della Casa Bianca.

  • wavettore

    Mentre le rivelazioni sono tante la ragione dell’ invito a conoscere Wavevolution e’ perche’ ora esiste la speranza per un nuovo inizio ed Un nuovo Credo nel Mondo. Una nuova Scienza e la Religione sono una e la stessa poiche’ l’Esistenza di Dio non e’ piu’ un misterioso dogma.
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    Per un cambio di Direzione ci vorra’ una tale “scintilla” da abbagliare anche quelli che sono stati acciecati.
    La risposta al Piano Sionista in una parola e’ Wavevolution

    http://www.wavevolution.org/it/index.html

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