Ablyazov resta in carcere, rischia estradizione in Ucraina

PARIGI – Mukhtar Ablyazov resterà in detenzione provvisoria nelle carceri francesi almeno fino a fine estate, quando i giudici decideranno se estradarlo verso l’Ucraina, dove è accusato di frode e appropriazione indebita. Intanto, i suoi legali e la famiglia si mobilitano per scongiurare il rischio che sia restituito al Kazakistan che, dicono, vuole perseguirlo «per fini politici». Il dissidente kazako, arrestato ieri nella sua villa di Mouans-Sartoux, sulle colline sopra Cannes, è stato interrogato questa mattina dai magistrati della Corte d’appello di Aix en Provence, che gli hanno comunicato le ragioni del suo arresto e l’esistenza di una richiesta di estradizione da parte della giustizia ucraina. Ora dovrà attendere l’invio da parte di Kiev del dossier a suo carico, atteso entro 40 giorni, e poi l’esame da parte della Camera d’istruzione della Corte francese, che deciderà se estradarlo o meno. Il verdetto arriverà in autunno, settembre o forse ottobre, e nel frattempo Ablyazov, secondo quanto riferito dal suo avvocato Bruno Rebstock, rimarrà in carcere, dato che secondo gli inquirenti non ci sono abbastanza garanzie per il suo rilascio. In ogni caso, ha precisato alla stampa una dei magistrati titolari del fascicolo, Solange Legras, l’ex-uomo d’affari divenuto dissidente non sarà rinviato dalla Francia in Kazakistan, e probabilmente neanche in Russia: tra Astana e Parigi infatti «non esiste un trattato di estradizione», mentre per le accuse a suo carico da parte di Mosca «è possibile, nella fattispecie, che ci sia prescrizione». Resta però il rischio, sottolineano a più riprese i legali della famiglia, che sia poi l’Ucraina a consegnare Ablyazov nelle mani della giustizia kazaka, dato che i due Paesi ex sovietici «hanno mantenuto legami molto stretti». Kiev e Astana, accusa da New York l’avvocato Peter Sahlas, consulente dei figli di Ablyazov, stanno collaborando «per facilitare l’estradizione verso il Kazakistan, con il solo obiettivo di eliminarlo come forza principale dell’opposizione democratica. Non c’è alcun fondamento giuridico per tutto ciò». Queste forme di cooperazione di dubbia natura da parte dei Paesi ex-Urss, aggiunge, sono state già oggetto di una recente risoluzione dell’Osce, che li accusa di usare in modo «indebito» il sistema Interpol per «cercare di arrestare degli oppositori sulla base di accuse fondate su motivazioni politiche». I legali dell’oppositore kazako si preparano quindi a dare battaglia in tribunale contro la richiesta di estradizione, qualunque sia il Paese destinatario. Esprimono invece soddisfazione per l’arresto i nuovi vertici di Bta, la banca kazaka di cui Ablyazov è stato presidente e a cui è accusato di aver sottratto almeno 6 miliardi di dollari con uno schema fraudolento internazionale. L’istituto ha ammesso di aver fornito alla polizia francese informazioni per identificare e localizzare l’ex-uomo d’affari ed ha auspicato che il suo fermo renda più rapide le procedure per «recuperare fondi supplementari che la Corte ci ha autorizzato a sequestrare».

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