Usa, l’occupazione cresce, ma rallenta il ritmo dei posti lavoro

ROMA  – L’occupazione negli Stati Uniti continua a migliorare, ma non al ritmo che si vorrebbe per poter certificare quella ripresa del mercato del lavoro capace di rimettere in moto i consumi, principale volano dell’economia a stelle e strisce. Dalla statistica sulla disoccupazione Usa a luglio è emerso infatti un dato in chiaroscuro che non ha convinto i mercati e che, con tutta probabilità, indurrà la Federal Reserve a valutare con molta cautela il ritiro delle misure di stimolo all’economia.

Il tasso di disoccupazione è calato a sorpresa ai minimi da quattro anni scendendo al 7,4% dal 7,6% di giugno. Un livello che non si vedeva da dicembre del 2008, ossia pochi mesi dopo il crac di Lehman Brothers, mentre gli economisti puntavano su una flessione più contenuta al 7,5%. Ma i posti di lavoro creati dall’economia americana sono stati solo 162.000 contro i 185.000 attesi dagli economisti. E’ l’incremento più debole da quattro mesi a questa parte e per di più il Dipartimento del Lavoro statunitense ha rivisto in peggio il dato di giugno a 188.000 nuovi occupati anzichè 195.000 comunicati inizialmente.

Altro segnale poco incoraggiante è il calo delle ore di lavoro settimanali (a 34,4 da 34,5) che evidenzia quindi un maggior ricorso ai contratti part-time, cui si accompagna il dato ancor più preoccupante della riduzione della paga media oraria che segna un -0,1% per la prima volta da ottobre. Segno che la ripresa Usa resta ancora incerta e che – osserva Moody’s in un report – ”il mercato del lavoro è ancora in difficoltà”.

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