Concessa l’estradizione di Aldo Miccichè

CARACAS – Concessa l’estradizione dalla Sala di Cassazione penale della Corte . E’ terminata, cosí, l’avventura venezolana di Aldo Micciché, il noto faccendiere apparentemente legato al Clan Piromalli, fino a ieri agli arresti domiciliari. Il Tribunale veneuelano competente ha definitivamente dichiarato procedente la sua estradizione.

Aldo Micciché era riuscito ad evitare l’estradizione in Italia grazie ad una serie di cavilli legali legati alla sua nuova nazionalitá: la venezolana. Il Magistrato Héctor Coronado Flores, nel giustificare la decisione della Tribunale, ha spiegato che l’acquisto della nazionalitá venezolana, qualora questo avvenga dopo aver commesso i reati per i quali si é  condannati in altri paesi, non é giustificazione sufficiente per negare l’estradizione.

Il noto faccendiere è accusato di associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria ”Cent’anni di storia” contro le cosche Molè e Piromalli di Gioia Tauro, e deve già scontare una pena maggiore ai 20 anni per “associazione a delinquere di stampo mafioso”. Era stato arrestato il 24 luglio dell’anno scorso in esecuzione di un mandato di cattura per l’estradizione emesso su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria.  Al momento dell’arresto era nell’isola di Margarita. Da allora, attraverso cavilli vari, era riuscito a sfuggire all’estradizione; estradizione confermata ora dal Tribunale e che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.

Aldo Micciché, il cui nome é assai noto in Italia per le sue relazioni con Marcello dell’Utri e i suoi presunti collegamenti con il clan Piromalli, balzó agli onori della cronaca, in seno alla nostra Collettivitá, in seguito ad una intercettazione telefonica in cui, conversando con Filippo Fani – collaboratore di Barbara Contini – confessava di aver dato fuoco a migliaia di schede elettorali per evitare il trionfo di quella che riteneva la “candidata comunista”. Durante la conversazione con Filippo Fani, il Micciché faceva anche riferimento a due noti esponenti della Collettivitá, presunti suoi complici. Fu grazie a questo “faló” che alla candidata del Venezuela, Marisa Bafile, fu negata la possibilitá, seduta negli scranni del Parlamento italiano, di spezzare lance in difesa degli interessi degli italiani dell’America Latina e del Venezuela in particolare.

Chi permise ad Aldo Micciché l’ accesso alle schede elettorali e chi lo aiutó ad incenerirle? A chi dava fastidio la candidatura di Marisa Bafile? A queste domande, ora, potrá dare risposta la magistratura italiana. Una volta in Italia, infatti, i magistrati potranno interrogare Aldo Micciché e far luce su quanto accaduto in Venezuela e non solo. La giustizia italiana, cosí lo dimostrano le ultime vicende che mantengono il mondo politico in fibrillazione, é lenta ma inesorabile.  

A.P.

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