Allo studio iniziative per estendere l’assistenza sanitaria ai residenti all’estero

Pubblicato il 05 agosto 2013 da redazione

ROMA  – “In merito all’estensione soggettiva dell’assistenza sanitaria rispetto al vigente quadro normativo, il Ministero della salute, insieme con le altre Istituzioni coinvolte, ha già avviato approfondite riflessioni per attuare una rivisitazione della ormai datata normativa sull’assistenza agli italiani residenti all’estero, con l’auspicio che dette iniziative possano risolvere le problematiche poste all’attenzione degli Onorevoli”.

È quanto assicurato dal sottosegretario alla Salute Paolo Fadda che, in Commissione Affari Sociali, ha risposto all’interrogazione con cui le deputate Pd Francesca La Marca e Donata Lenzi denunciavano la situazione che vede penalizzati i cittadini italiani che risiedono all’estero – in uno Stato che non ha convenzioni con l’Italia – i quali perdono il diritto all’assistenza sanitaria da parte dello Stato italiano, all’atto della cancellazione dall’anagrafe comunale e della iscrizione all’AIRE.

Con l’interrogazione, La Marca, che risiede in Canada, chiedeva di sapere quanti siano annualmente i cittadini italiani che risiedono all’estero e che, rientrando per soggiorni temporanei nel nostro Paese, sono costretti a pagare le prestazioni ospedaliere urgenti.

“Per cure urgenti – chiarisce La Marca – si intendono, nella legge, le cure di pronto soccorso che non possono essere differite senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona. Ad esempio quelle che vengono erogate in caso di incidente stradale o di infarto. Attualmente tali cure sono garantite gratuitamente solo ai cittadini italiani residenti all’estero nati in Italia che siano o titolari di pensione italiana o possano far valere lo status di emigrato certificato dal competente ufficio consolare italiano. Le cure ospedaliere urgenti gratuite, insieme alle cure essenziali, sono inoltre garantite agli stranieri irregolari in Italia, cioè privi di permesso di soggiorno, i quali hanno diritto, in base alla legge Turco “alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti ed essenziali, ancorché continuative, per malattia o infortunio”. Si tratta di cure garantite gratuitamente, lo ripeto, agli stranieri irregolari in Italia ma non ai cittadini italiani nati all’estero”.

“Io – prosegue la giovane deputata Pd – credo che sia un grande atto di civiltà garantire tali cure a cittadini stranieri che ne hanno bisogno, ma allo stesso tempo sono fermamente convinta che tali cure debbano essere garantite, durante un soggiorno temporaneo in Italia, anche ai cittadini italiani nati all’estero i quali vivono in Paesi con i quali l’Italia non ha stipulato accordi sull’assistenza sanitaria e siano sprovvisti di una copertura assicurativa pubblica o privata. La mia interrogazione voleva sensibilizzare il Governo a questa problematica e sollecitare una riflessione sull’opportunità di garantire le cure urgenti anche agli italiani nati all’estero (non certamente per merito o colpa loro)”.

La Marca accoglie con ottimismo la rassicurazione di Fadda sulle “riflessioni avviate dal Ministero”. Il sottosegretario ha anche auspicato che in questa materia “ci sia un maggiore coinvolgimento delle Regioni così come in effetti già stabilito dalle legge di stabilità del 2012”.

Per La Marca, dunque, si tratta di “un percorso certo complesso che comunque prende l’avvio da una dichiarazione di disponibilità incoraggiante. Spetterà a tutti noi, in particolare agli eletti all’estero sollecitare affinché le “approfondite riflessioni già avviate” annunciate dal sottosegretario si trasformino in tempi relativamente brevi in concreti provvedimenti a tutela della salute degli italiani residenti all’estero, compresi quelli non nati in Italia, ai quali, per il solo fatto di essere nati all’estero, non possono essere negati i diritti fondamentali di cittadinanza”.

Anche Donata Lenzi, cofirmataria della interrogazione, nella sua replica ha riconosciuto al sottosegretario “il merito di aver fornito qualche elemento di chiarezza in più”, ma ha pure sottolineato che “manca una visione complessiva” osservando, per altro, che “in una situazione caratterizzata da un sempre maggior numero di spostamenti dei cittadini da un Paese all’altro, il sistema sanitario dovrebbe essere caratterizzato da un maggior grado di flessibilità. Credo – ha concluso – che sia opportuno che venga intrapresa una revisione della normativa sull’assistenza sanitaria nei confronti degli italiani all’estero, così da risolvere queste problematiche”.

 

 

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