Marcinelle, Boldrini: “Senza diritti si muore”

Pubblicato il 08 agosto 2013 da redazione

MARCINELLE – “Vorrei innanzitutto ringraziare tutti voi – le autorità belghe ed italiane presenti e la comunità italiana – per avermi invitata a partecipare alla commemorazione dell’immane strage del Bois du Cazier.”

Con queste parole di saluto e ringraziamento la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini  ha aperto il suo discorso per la commemorazione delle vittime di Marcinelle, nel 57° anniversario della sciagura mineraria.

“Qui,” ha proseguito “ dove 136 dei 262 morti erano italiani, si è consumata una pagina tragica dell’emigrazione italiana. Una pagina che oggi, a distanza di cinquantasette anni, ci ricorda molte cose. Ci ricorda innanzitutto chi eravamo noi italiani fino a qualche decennio fa. Un popolo che, per sfuggire alla povertà e, talvolta, alla miseria, ha conosciuto il dolore, ha conosciuto le umiliazioni, ha conosciuto i sacrifici dell’emigrazione. Nel corso di poco più di un secolo, dall’Unità d’Italia al 1985, si stima che ventinove milioni di persone abbiano lasciato l’Italia, diretti dapprima nelle Americhe e poi, dal secondo Dopoguerra, nei Paesi del Nord Europa. Molti fecero poi ritorno a casa. Tanti altri, invece, non sono più tornati, scegliendo di costruirsi un futuro in una terra nuova. Con il proprio duro lavoro, contribuirono allo sviluppo economico, sociale e culturale dei Paesi in cui si stabilirono ed in cui fecero crescere i propri figli, contribuirono dando il meglio di se stessi, dando la vita.”

“Una storia”, sottolinea, “che scegliamo di ignorare, definendo l’immigrazione nel nostro Paese come una ‘emergenza’, mentre sappiamo bene che si tratta, a tutti gli effetti, di un fenomeno ormai strutturale. Una storia che scegliamo di ignorare decidendo di non vedere, in quei migranti stremati che arrivano a Lampedusa, i volti dei nostri padri che partirono per Marcinelle, i loro stessi occhi. O accettando che chi, nel nostro Paese, riempie i cantieri edili e raccoglie i prodotti agricoli, lavori in condizioni inaccettabili e viva in baracche fatiscenti o in rifugi di fortuna, senza acqua e elettricità. Condizioni che ho potuto verificare di persona quando lavoravo all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, a Rosarno come a Castelvolturno, a Torino come nella stessa capitale. In molti degli stessi luoghi, dunque, da dove partirono – nell’Ottocento e nel Novecento – gli emigranti italiani.”

E, per la Boldrini, “Questo accade anche perché non si è coltivata a sufficienza la memoria. La memoria che ci ricorda eventi drammatici e momenti cui invece dovremmo ispirarci. La memoria che deve servire da guida per noi e per i nostri figli, per i quali va custodita ed ai quali va trasmessa con orgoglio e a testa alta. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro passato, perché ci ha portato ad un presente grandioso. Voi dovete essere orgogliosi della vostra storia, di quello che avete fatto, e noi con voi.”

“Quel giorno, cinquantasette anni fa, 262 persone morirono asfissiate, arse vive, persino affogate dall’acqua che veniva gettata nelle gallerie per domare l’incendio che causò la tragedia. Morirono  – sottolinea la Boldrini – di lavoro e per il lavoro. Morirono perché quel lavoro non era tutelato. E morirono due volte, perché ai loro cari non fu assicurata piena giustizia per quanto accaduto.”

“Dopo Marcinelle” rileva ancora la presidente della Camera “dopo quella terribile tragedia, le miniere più pericolose vennero chiuse, le condizioni di sicurezza migliorarono, seppur non nell’immediato, e gli italiani – poco a poco – conquistarono diritti sociali e politici, trasformandosi da ‘musi neri’ in membri a tutti gli effetti della società belga. In Belgio come altrove, i lavoratori italiani ebbero un ruolo importante nelle grandi battaglie sindacali per i diritti di tutti i lavoratori, dimostrandosi “uomini”, e non mere “braccia”, come ebbe a dire il grande intellettuale svizzero Max Frisch. “Volevamo braccia, sono arrivati uomini”.

Per la Boldrini, “Dunque senza diritti si muore. E’ questa – sottolinea – la realtà. Allora come oggi. Nel 1956 come nel 2013. Questo ci ricordano i morti del Bois du Cazier, che ci rivolgono un monito a non riprodurre schemi basati su esclusione e sfruttamento. Schemi che il Belgio ha superato da decenni, accogliendo milioni di migranti e rendendoli fieri di essere cittadini di questo Paese.”

“Oggi”, fa notare, “gli italiani hanno ricominciato a lasciare il proprio Paese. Nel 2012, gli emigrati italiani – per lo più giovani e laureati diretti in Germania, Svizzera e Gran Bretagna – sono stati il trenta percento in più dell’anno precedente. E nel 2011, per la prima volta da decenni, il saldo migratorio dell’Italia è stato negativo. Sono stati infatti più gli emigrati – italiani e stranieri residenti da anni in Italia – a partire che gli immigrati ad arrivare. Tutto ciò nonostante l’instabilità conseguente alle Primavere arabe ed a dispetto di quelle che, per anni, alcuni hanno definito invasioni di migranti sulla nostre coste. I giovani partono oggi in condizioni molto diverse, con la consapevolezza di poter riabbracciare i propri cari dopo un volo di poche ore, di poter comunicare costantemente con i parenti e gli amici, di poter seguire gli avvenimenti nel proprio Paese in tempo reale. Non conoscono il dolore per una lontananza spesso definitiva.”

“Eppure” osserva la presidente della Camera “anche questi ragazzi, questi giovani uomini e queste giovani donne sanno – come sapete voi – cosa vuol dire vivere sospesi tra due culture. Sanno quanto sia positivo realizzare le proprie aspirazioni all’estero, ma anche quanto sia triste e doloroso sapere di non poter rientrare nel proprio Paese per mancanza di opportunità. Sanno cosa vuol dire amare la propria terra d’origine anche quando si sono piantate radici altrove. Sanno quanto sia importante essere fieri del proprio Paese ed anche di chi lo rappresenta nelle istituzioni.”

Ed è per questo, sostiene, “che noi tutti – chi è partito, chi è tornato, chi dimostra l’orgoglio di essere italiano nella propria vita quotidiana – dobbiamo impegnarci per far ritrovare al nostro Paese la forza che lo ha fatto divenire, da esportatore di manodopera, una potenza industriale in Europa e nel mondo. Dobbiamo ritrovare questo orgoglio, il nostro Paese ce la può fare, con la determinazione che ha contribuito a fare dell’Italia uno dei pilastri dell’Europa unita. Quella stessa Europa che di fatto cominciò a nascere anche qui nelle miniere, dove i lavoratori provenivano da tanti Paesi diversi. Quella Europa che oggi permette ai nostri figli di viaggiare e di vivere negli altri Stati del continente in condizioni ben diverse da quelle dei minatori di Marcinelle.”

“Un’Europa “ soggiunge “ che dobbiamo rafforzare e rilanciare. Un’Europa – intesa come progetto politico collettivo – in cui dobbiamo tornare a credere. Un’Europa coesa e solidale come l’avevano immaginata i padri fondatori. Un’Europa basata non solo sulle misure di austerità in campo economico, sui pareggi di bilancio, ma anche sui diritti e le tutele. Su quella Europa dobbiamo investire.”

“Lo dobbiamo”, conclude Laura Boldrini, “ai morti del Bois du Cazier, alle loro famiglie e ai lavoratori che hanno trascorso la loro vita nel buio delle miniere cercando di assicurare un futuro migliore per sé e per i propri figli. A quegli uomini che, con il loro sacrificio, hanno contribuito a dare più dignità al lavoro ed a garantire maggiori tutele per tutti noi oggi.”

Un discorso commovente ed emozionante cui si aggiungono le parole del ministro degli Esteri Emma Bonino: “L’emigrazione è parte integrante e indissolubile della nostra Nazione e della nostra storia. Chi ha lasciato e ancora oggi lascia l’Italia contribuisce con la propria attività alla crescita del nostro Paese e di quelli di destinazione, dando lustro ai valori più positivi dell’italianità nel mondo e contribuendo con il proprio apporto allo sviluppo delle società di accoglienza. Rivolgo quindi a tutti i lavoratori italiani nel mondo il mio più sentito ringraziamento.”

Napolitano, affermare piena integrazione immigrati
La commemorazione di Marcinelle “deve costituire potente richiamo ad una riflessione ancora attuale sui temi della piena integrazione degli immigrati così come su quelli della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il concreto accoglimento di queste istanze umane e civili e la piena affermazione di questi diritti fondamentali debbono essere perseguiti con la massima attenzione dalle istituzioni e da tutte le forze sociali”. Lo afferma il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in occasione del 57° anniversario della tragedia.

 

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