Argentina: primarie, duro colpo per Cristina Kirchner

BUENOS AIRES  – Cristina Fernandez de Kirchner ha subito un duro colpo politico nelle primarie celebratesi in Argentina in vista delle legislative di ottobre, con il peggior risultato della coalizione progovernativa dal 2003 e una vittoria cruciale per il suo nuovo sfidante figlio dello stesso peronismo: Sergio Massa. Sebbene “la presidente” abbia festeggiato ieri -senza lanciare alcun segnale di autocritica- che il suo Fronte per la Vittoria (FpV) resta la prima forza politica a livello nazionale, è vero che con poco più del 26% dei voti ha registrato un calo notevole riguardo alle legislative del 2009, quando aveva raggiunto il 30,67%. Inoltre, su 23 province (entità dello Stato federale) il kirchnerismo è risultato vincente solo in 8, nonché sconfitto in molti distretti cruciali, come Mendoza, Cordoba, Santa Fe e perfino Santa Cruz, il feudo elettorale dei Kirchner, dal quale Nestor e Cristina lanciarono la loro carriera politica.

Ma la debacle si è registrata anche nella città di Buenos Aires, che ha statuto speciale, e nell’omonima provincia, che concentra quasi il 40% dell’elettorato nazionale. E’ qui che il kirchnerismo ha subito la disfatta più cocente, con il chiaro trionfo di Sergio Massa, che ha nettamente staccato (35,05 contro 29,65%) il candidato progovernativo Martin Insaurralde, la cui campagna era stata di fatto condotta dalla stessa “presidenta”, con l’appoggio della macchina propagandista del governo e qualche iniziativa discutibile, come la “foto rubata” di Insurralde con Papa Francesco durante la recente Giornata Mondiale della Gioventù in Brasile.

Massa -ex capo del gabinetto presidenziale passato all’opposizione e sindaco della località bonaerense di Tigre- si è già presentato come un possibile candidato presidenziale per il 2015 (“abbiamo deposto un seme per il futuro del paese”), attaccando il governo su una serie di temi sensibili: insicurezza, inflazione, tasse e clima economico. Oltre al lancio politico della leadership di Massa, i risultati delle primarie -che tecnicamente dovrebbero servire a definire le liste di candidati per le legislative, ma costituiscono di fatto un termometro della temperatura politica- comportano un’altra conseguenza di peso: l’impossibilità di una riforma costituzionale che permetta una seconda rielezione di Cristina Fernandez de Kirchner fra due anni.

Questo è il panorama con il quale l’Argentina si prepara ora a quella che inevitabilmente sarà una campagna elettorale di due mesi prima delle politiche. Fedele alla sua immagine, “la presidenta” ha affermato ieri notte che per lei “non cambia niente”, ma bisognerà vedere che effetto avranno i risultati delle primarie, sopratutto a livello della macchina politica peronista nella provincia di Buenos Aires. Nelle settimane prossime sono previsti vari avvenimenti che peseranno su questa evoluzione: il Tribunale Supremo deve annunciare la sua sentenza definitiva sulla legge sui media -assunta al rango di causa nazionale dal governo, nella sua guerra contro il gruppo Clarin- e l’Fmi potrebbe colpire Buenos Aires con una sanzione senza precedenti a causa delle sue statistiche sull’inflazione, considerate del tutto inaffidabili.