Condanna Boss Bulger, per Boston fine di un “pallido”

Pubblicato il 13 agosto 2013 da redazione

WASHINGTON – La condanna di James ‘Withey’ Bulger, il sanguinario boss irlandese, per anni il più ricercato d’America, non segna solo l’epilogo della sua vicenda personale. Ma eè la fine di un’era per Boston e la sua gente, terrorizzata per oltre un ventennio da questo gangster spietato. La Corte ha ritenuto colpevole di 11 omicidi, colui il quale ispirò il personaggio interpretato da Jack Nicholson nel film ‘The Departed’, diretto da Martin Scorsese nel 2006.

Oggi appare un vecchio incanutito, ma questo ‘Padrino’ della mafia irlandese, nemico giurato dei capi locali di ‘Cosa Nostra’ con la sua Winter Hill Gang ha dettato legge nell’arco di due decenni, tra gli anni ’70 e ’80. Ora non gli rimane che il carcere, ma ci sono voluti decenni per acciuffarlo: nella meta’ degli anni ’90 fece perdere le sue tracce, anche grazie alla connivenza di tanti agenti corrotti sino al midollo. In quegli anni, come racconta Michel Kendall, un ex procuratore federale ci fu ”il peggiore caso di corruzione della storia del Fbi”.

– Si trattava – aggiunge Kendall – di un’alleanza profonda che andava avanti da generazioni tra crimine organizzato e una parte importante delle forze dell’ordine che partecipavano attivamente agli assassini di testimoni scomodi, o quanto meno permettevano che tutto ciò accadesse.

Nel 2011, la svolta: l’arresto in una casetta al caldo di Santa Monica, in California, dall’altra parte degli Usa, dopo una latitanza lunga 16 anni. Era la fine di uno dei criminali più ricercati d’America, uno dei ”most wanted fugitive”, sulla cui testa pendeva una taglia di due milioni di dollari. A casa del vecchio boss hanno trovato comunque un’arsenale, decine tra pistole e fucili, e 822mila dollari in contanti, nascosti nei muri. Poi il processo e la sentenza che condanna quest’uomo piccolo di statura, ma per tanto, troppo tempo, atrocemente potente. Un uomo spietato, che però ci teneva molto a presentarsi come un benefattore di fronte alla sua comunità di immigranti irlandesi: un uomo duro, ma attento ai meno abbienti. B

ulger era famoso perché ogni anno comprava il tacchino per la Festa del Ringraziamento a tante famiglie della working class della città e regalava le medicine a tutto il vicinato. Grazie a quei gesti riuscì ottenere un’omertà assoluta tra la sua gente. Poi però la sua reputazione di boss dal volto umano venne distrutta quanto si cominciarono a trovare i cadaveri delle sue vittime: tra le tante nefandezze ‘Withey’, i giudici hanno provato che strangolò con le sue mani due donne, che uccise a sangue freddo con un colpo in testa due uomini dopo averli interrogati per ore e che sparò a due uomini mentre uscivano da un ristorante di South Boston. Ma la fine della sua leggenda corrisponde anche a un profondo cambiamento del luogo in cui abitava la sua comunità: South Boston, lungo il Waterfront, non è più l’enclave dei cattolicissimi portuali irlandesi. Al posto delle umili palazzine a due piani abitate per generazioni da famiglie d’immigrati, oggi ci sono eleganti stabili in vetro, loft, studi di ricchi professionisti e giovani della upper class.

Vicino ai moli dove Bulger una volta fece scaricare un carico di 36 tonnellate di marijuana, ora c’è la sede modernissima del Tribunale che lo ha condannato. Detto questo, il verdetto di condanna, sebbene ampiamente previsto, ha gettato scompiglio nella città: tra il pubblico presente nell’aula del Tribunale una donna ha schernito il boss, urlandogli con la bocca il verso di un mitra e facendo il gesto di sparargli. Fuori, per strada, l’abbraccio di tanti parenti delle vittime con i loro legali.

– E’ lui che ha ucciso mio marito. Da anni aspettavo questo momento ma è dura lo stesso – commenta la vedova di una delle sue vittime. Thomas Donahue aveva 8 anni quando Bulger gli uccise il padre, 31 anni fa.

– Dopo tanti, troppi anni abbiamo giustizia. Ascoltando la sentenza avevo voglia di saltare dalla gioia – commenta emozionato

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