Ue fuori dalla recessione, Pil torna crescere dopo 18 mesi

BRUXELLES – L’Europa è tornata a crescere. Per la prima volta dopo 18 mesi la stima del Pil, tanto nell’Eurozona quanto nell’insieme dell’Unione europea, ha il segno più davanti. Tecnicamente è l’uscita dalla peggiore recessione dalla fine della guerra mondiale. Ma è una ripresa “timida” e “fragile”, come la definisce Olli Rehn, che lancia l’appello a non farsi prendere dall’entusiasmo e a continuare ad andare avanti con le riforme, tanto nei singoli paesi quanto nella costruzione di un impianto europeo che non lasci aperte “le scappatoie in cui banchieri irresponsabili e politici miopi hanno potuto prosperare”.

La buona notizia è che nel secondo trimestre del 2013 Eurostat ha registrato uno striminzito +0,3%. La notizia ancora migliore è che il dato è persino più alto delle previsioni. Gli analisti, forse con eccesso di pessimismo, fino a ieri ipotizzavano un +0,2%. Ma ‘mister Euro’ avverte anche che “la strada da fare è ancora molto lunga” prima di uscire davvero dalla crisi e che “non c’è spazio per alcun compiacimento”. Insomma: “Non è giorno per dichiarazioni autocelebrative”.

Ma se tutti faranno i bravi, dopo una “sommessa e lieve ripresa” in questo secondo semestre, l’Europa potrà pensare ad una “crescita sostenuta” più in là. D’altra parte è la stessa Eurostat a ricordare che nel secondo trimestre Stati Uniti e Giappone, pur senza far faville, sono andati molto più veloci: +1,4% la crescita americana, +0,6% quella del Sol Levante.

Il dato d’insieme, come osserva Rehn, nasconde la realtà di sei paesi ancora in calo. A parte il caso di Cipro (-1,4%), le situazioni peggiori in Italia e Olanda (-0,2%), mentre Spagna, Svezia e Bulgaria restano in terreno negativo (-0,1%). A trainare la ripresa, a parte l’exploit del Portogallo (+1,1%), la solita Germania (+0,7%) seguita da vicino dalla Francia (+0,5%).

Il ritardo di Italia e Spagna ufficialmente non turba il Ferragosto di Bruxelles.

– Le cifre sono molto in linea con le previsioni – dice la portavoce della Commissione europea.

Ma il vicepresidente della Commissione affida alla pagine del suo blog personale l’appello generalizzato (“ai politici europei, così come ai partner sociali, ai capi d’azienda, agli accademici ed ai commentatori”) a non voler pensare neppure lontanamente di cambiare rotta. Bisogna “perseverare su tutti i fronti della nostra risposta alla crisi”, dice. E torna a ripetere il mantra: andare avanti con le riforme economiche e ridurre la “montagna di debito, pubblico e privato”.

Rehn non cita paesi. Ma la sua portavoce ricorda che per Italia e Spagna “restano valide le raccomandazioni” approvate all’unanimità dal vertice dei leader a giugno. Nel nostro caso il riferimento esplicito è a non cercare scorciatoie sull’Imu, men che meno sull’Iva. Perché per l’Italia il fattore chiave della raccomandazione è lo “spostamento del peso fiscale dal lavoro al capitale, alle proprietà immobiliari e ai consumi”. E quindi, avanti con l’Imu affiancata dalla riforma del catasto che allinei la base imponibile ai prezzi di mercato e stop alle esenzioni e agevolazioni e esenzioni dall’Iva.