I legali del Cav pronti a chiedere la grazia

ROMA – All’indomani della nota del Colle in cui Napolitano dà la disponibilità a valutare l’ipotesi della grazia, nel caso in cui questa gli venga richiesta, gli avvocati del Cav fanno sapere di essere pronti al ‘grande passo’. Un passo, a dire la verità, non condiviso dai ‘falchi’ del partito. A darne la notizia, in un’intervista a Radio Capital, è uno dei legali di Berlusconi, Piero Longo.

– La grazia verrà prima o poi formalmente richiesta – avverte -. L’agibilità politica – incalza – è altra cosa, ma se venisse chiesta e data la grazia ci potrebbero essere novità perché questa potrebbe riguardare parzialmente la pena. Anche le pene accessorie.

Quindi assicura: il governo terrà, ma l’ex premier non uscirà di scena. Nel partito scoppia la bagarre. Sono in molti a sconsigliare il Cavaliere dal chiedere l’atto di clemenza al Quirinale. Per almeno due ragioni: l’incandidabilità per 6 anni resterebbe comunque in piedi e alla fine sarebbe ”un’ammissione di colpevolezza e un’accettazione della condanna”.

Così Longo è costretto a smentire. Radio Capital però divulga l’audio dell’intervista. E la versione iniziale viene confermata. A sostegno delle parole di Longo, comunque, interviene anche l’altro legale, Franco Coppi, che spiega come non ci sia ancora niente di deciso, ma che quella di chiedere la clemenza del Colle è una strada che si sta prendendo in seria considerazione. Intanto, nella resuscitata Forza Italia ci si organizza per quando nei cieli italiani sfrecceranno aerei con striscioni a sostegno del Cav e ci si stringe attorno al leader del partito.

Maria Stella Gelmini assicura che i ‘falchi’ ormai sono stati sconfitti e che prevale il senso di responsabilità. Elvira Savino chiede a Napolitano di farli uscire dall’impasse perché ”i milioni di elettori” che scelgono Silvio, vanno difesi. Analoga la posizione di Daniele Capezzone secondo il quale tutelare ”l’agibilità politica” del Cav non è difesa di un singolo individuo, ma di ”milioni di persone”.

– Berlusconi – dice Gabriella Giammanco – è leader insostituibile.

Ma mentre i suoi fanno quadrato intorno all’ex premier, giuristi e supporter dibattono sugli ‘”effetti penali” della condanna dimenticando, come osserva il presidente della Giunta per le Immunità Dario Stefàno, che la legge Anticorruzione (firmata da Patroni Griffi, Severino, Cancellieri, Monti) è una norma di carattere amministrativo che ”parla molto chiaro”. Qualsiasi condanna si riporti, evidenzia Stefàno leggendo gli articoli 1 e 13 del testo, e a prescindere da come si sconti la pena, l’incandidabilità non può essere messa in discussione. Questa scatta non appena la condanna diventa definitiva. E’, insomma, una norma di natura amministrativa che impedisce di venire eletti per un periodo non inferiore ai 6 anni anche nel caso in cui non si abbiano pene accessorie come l’interdizione.

Il M5S intanto va all’attacco del Quirinale chiedendo le dimissioni del Capo dello Stato.

– Se Berlusconi verrà salvato – minaccia Grillo – Napolitano farebbe meglio a dimettersi. Noi non staremo a guardare.

Il Pd, invece, tace attendendo che a fare la prima mossa sia il Pdl. Tra le poche voci che si alzano, c’è quella di Gianni Pittella che lancia un appello alle forze politiche: lasciamo il tormentone Berlusconi sotto gli ombrelloni dell’estate 2013” e si volti pagina.

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