Pd in agitazione, Letta non entra nelle vicende dem

ROMA  – Grandi manovre in vista del Congresso. L’assenza di regole certe e la calura agostana non frenano il dibattito, serrato e spigoloso, in un Pd che si avvia all’Assemblea di settembre con una proposta programmatica e qualche divisione in più.

E’ il testo di Francesco Boccia ad agitare le acque dem con un testo che grida al rinnovamento, boccia l’attuale classe dirigente e blinda a tempo determinato il governo Letta. Un documento che porta il nome di un parlamentare lettiano ma dal quale si smarca lo stesso premier, fedele alla linea di non entrare, salvo che la situazione non precipiti, nel confronto congressuale all’interno del suo partito.

Da ambienti di Palazzo Chigi si sottolinea infatti come Enrico Letta non solleciti o sostenga piattaforme e posizioni programmatiche.

– La necessità di interpretare con massimo equilibrio la funzione di presidente del Consiglio di questa maggioranza mi ha spinto fin dall’inizio e non entrare in vicende interne alle forze politiche – è il pensiero di Letta riassunto da chi ha avuto modo di sentirlo. E l’implicito smarcamento del premier – che, come Renzi, era stato informato del documento, è accompagnato dalla serie di perplessità e malumori legati alla proposta, dal titolo ‘Italia riformista. La sinistra che governa’.

– Non ne capisco il senso, a meno che non si pensi che le larghe intese debbano diventare un progetto stabile per il Pd – attacca il deputato Angelo Rughetti vicino a quel Matteo Renzi che, secondo alcuni suoi sostenitori, il testo potrebbe emarginare.

Tuttavia, è la più sfumata posizione di Dario Nardella a riassumere il pensiero dei renziani: il documento è utile ma a patto che resti una proposta generale e non sia legato ad alcuna candidatura. In effetti, come ripetuto dai diversi parlamentari che lo hanno firmato, a cominciare da Marianna Madia, il documento non è una mozione, è completamente aperto e mira, soprattutto, a sfruttare la permanenza del governo per “rinnovare pienamente il Pd”, contro quelle spinte “di autoconservazione” a cui si è assistito in questi mesi. Un documento pro-governo ma non pro-larghe intese quindi, non legato ai lettiani e che strizza l’occhio anche a Renzi, anche perché sostenuto da quella rete di amministratori locali a cui il sindaco guarda con attenzione.

Ma non c’è solo il documento Boccia ad agitare il Pd, dove entra con prepotenza la polemica legata sulla legge elettorale. E’ il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (renziano) ad accendere la miccia chiedendo una nuova direzione e accusando la collega Anna Finocchiaro di aver “scippato” alla Camera l’avvio dell’iter sulla riforma col solo intento, visti i numeri al Senato, di dar maggiore forza contrattuale al Pdl. E a ruota, un gruppo di deputati – da Bonaccorsi a Ermini – chiede al segretario Epifani di convocare i gruppi parlamentari per chiarire la linea dem sul nodo della legge elettorale. Una linea ancora non omogenea che, in vista del Congresso, vede i renziani in trincea. Anche perché, con le tensioni legate all’agibilità politica di Silvio Berlusconi, il Congresso teoricamente potrebbe ancora aprire le primarie per il candidato dem alla premiership.

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