Immigrazione: ancora proteste in Calabria e sbarchi in Sicilia

RIACE – Non accennano a placarsi da nord a sud le proteste di immigrati ospitati nei Centri identificazione ed espulsione e nei Centri di accoglienza richiedenti asilo sparsi per l’Italia. E al tempo stesso proseguono a ritmo incessante gli sbarchi di nuovi migranti in fuga dalle guerre e dalla fame dei loro Paesi di origine. Anche ieri, almeno in 600 sono giunti sulle coste siciliane provenienti dai Paesi del nord Africa.

Dopo la chiusura del Cie di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, avvenuta giorni fa dopo una rivolta scoppiata in seguito alla morte di un cittadino marocchino, ieri è stato il Cie di Gradisca ad essere protagonista, con l’evasione di sei immigrati. Altri 200, invece, sono fuggiti da una struttura nell’agrigentino, subito dopo essere sbarcati da unità della guardia costiera e della guardia di finanza che li avevano soccorsi a sud di Porto Empedocle.

In Calabria, dove prosegue la visita del ministro per l’integrazione Cecile Kyenge, una trentina di ospiti del Cara di Isola Capo Rizzuto, attiguo al Cie chiuso, hanno occupato per circa due ore la statale 106 protestando contro il sovraffollamento della struttura e per chiedere il rispetto dei loro diritti. Il Cara di Isola, il più grande d’Europa, ha una capienza di 1.450 posti, ma gli ospiti attualmente sono oltre 1.800 a causa dei continui sbarchi sulle coste siciliane che calabresi.

E con le proteste continuano le prese di posizioni contro i Cie. Una situazione che non sfugge al ministro Kyange che a Riace, centro della Locride che da anni sta attuando una concreta politica di integrazione, ha sottolineato come ”la terra non ci appartiene ma è di tutti”, aggiungendo che sul problema dei Cie ”è importante aprire con il Viminale, che si occupa di queste situazioni, un fronte di discussione”.

Di pari passo continuano le critiche e gli attacchi al ministro da parte di esponenti della Lega Nord. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha bollato come ”propaganda” le dichiarazioni della Kyenge sulla modifica della legge Bossi-Fini mentre l’eurodeputato Mario Borghezio ha sostenuto:

– ‘Faccetta nera’ non era come sembrava un canto colonialista, ma presagio di una futura Italia ‘meticcia’.

Affermazioni bollate come ”provocazioni” dall’esponente di Governo che ha aggiunto di non volere ”assolutamente replicare o rispondere”. Ma ieri, in serata, anche il segretario federale della Lega Roberto Maroni è sceso in campo postando sul suo profilo twitter la frase:

”Sbarchi di clandestini senza fine a Lampedusa. Il rimedio c’é: respingimenti e accordi bilaterali per non farli partire. Governo sveglia!!!”.

Il ministro Kyenge, comunque, non demorde.

– La mia risposta – ha ribadito – sta nel lavoro che sto svolgendo per portare avanti idee e progetti validi in tema di interazione più che di integrazione, che danno il senso di una nazione aperta, democratica, solidale e accogliente.

E quale sia l’obiettivo, il ministro lo ha spiegato subito dopo:

– Costruire un mondo dove nessuno deve sentirsi escluso perché la terra non ci appartiene ma è di tutti. Ed in questo percorso Riace é un modello di buona pratica. Bisognerebbe esportarlo in altre zone dell’Italia del centro nord.

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