Wikileaks: Manning, voglio diventare una donna

NEW YORK. – “Mi sento donna, voglio vivere da donna. Chiamatemi Chelsea”. Il giorno dopo la condanna a 35 anni di carcere per aver passato oltre 700mila documenti segreti a Wikileaks, Bradley Manning ha lasciato a bocca aperta mezzo mondo chiedendo di essere sottoposto a una cura ormonale per cambiare sesso. L’esercito gli ha chiuso la porta in faccia: ”Non forniamo terapie ormonali nè operazioni per cambiare sesso. Tutti i carcerati sono trattati ugualmente a prescindere dalla razza, dalla classe sociale, dall’etnia e dall’orientamento sessuale”. Il soldato additato come un traditore o un eroe ha lanciato il suo appello in televisione, affidando al Today Show della Nbc il compito di leggere una sua dichiarazione durante l’intervista del suo legale David Coombs. “Voglio che tutti conoscano chi sono realmente. Sono Chelsea Manning, sono una donna. Dato che mi sento così dall’infanzia, vorrei iniziare una terapia ormonale il prima possibile. Vorrei essere chiamata con il mio vero nome e che si usasse, nel riferirsi a me, il pronome femminile”, dice Manning, ringraziando per il sostegno ricevuto nel corso degli anni. “Le vostre lettere e il vostro incoraggiamento mi hanno aiutato a restare forte. Sarò sempre in debito nei confronti di coloro che mi hanno scritto, che hanno fatto donazioni e che sono venuti ad assistere a parte del processo”. Il no dell’esercito alla terapia ormonale non ha scoraggiato il legale di Manning. “Farò tutto quello che posso per assicurarmi che siano costretti a fornirla”, ha affermato Coombs, sottolineando che Manning non vuole essere inviato in un carcere femminile. “Ritengo che il suo obiettivo sia quello di sentirsi a suo agio nella sua pelle ed essere la persona che non ha mai potuto essere”, ha spiegato Coombs, augurandosi che il presidente americano Barack Obama conceda la grazia al suo assistito. “Mi aspetto che riceva la grazia, almeno questa è la mia speranza”, ha precisato Coombs. E’ già partita intanto la raccolta di firme per una petizione da presentare a Obama, nella quale si chiede il rilascio immediato di Manning. A lanciarla Amnesty International e il Bradley Manning Support Network. Manning la chiederà personalmente a Obama: secondo quanto dichiarato da Coombs al Guardian, il soldato la prossima settimana presenterà formalmente la richiesta con un appello personale. “Quando ho deciso di diffondere informazioni riservate, l’ho fatto per amore del mio paese e per senso di responsabilità. Se mi rifiuterà la grazia, sconterò la mia condanna – è l’appello che farà Manning al presidente – sapendo che qualche volta il prezzo da pagare è alto per vivere in una società libera”. Manning è stato condannato a 35 anni di prigione per aver passato a Wikileaks 700.000 documenti riservati. E lo ha fatto – secondo la sua difesa – quando era sotto forte pressione psicologica per essere un gay nell’esercito durante l’epoca del “don’t ask, don’t tell”, la politica introdotta da Bill Clinton in base alle quale nelle forze armate americane si usava non chiedere nè dire nulla sull’orientamento sessuale dei soldati.

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