Dall’Oglio, oppositori Siria: “In grave pericolo”

CITTA’ DEL VATICANO. – ”Sappiamo con certezza solo che padre Paolo è in grave pericolo”. Dopo le voci anche contraddittorie che si sono rincorse, genera sempre più angoscia e preoccupazione il silenzio sulla sorte di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano scomparso da circa un mese nella zona di Raqqa, in Siria. Stavolta l’allarme – raccolto dall’agenzia vaticana Fides – viene dai giovani del ”Free Youth Committee”, legati all’opposizione siriana, che continuano le ricerche del sacerdote in una situazione di grande tensione. Intanto, sui rapimenti di padre Dall’Oglio e dell’inviato della Stampa Domenico Quirico ci sono ”alcuni contatti flebili che si annodano e si riannodano”, ha detto il ministro degli esteri Emma Bonino in un forum a Radio Radicale, aggiungendo che tutto è complicato da una situazione sul terreno in Siria in cui ”c’è scarsa linearità di comando” tra i vari gruppi, per cui è difficile capire verso chi indirizzarsi. Mentre il Vaticano continua a monitorare la situazione tramite i canali della Nunziatura a Damasco e della Compagnia di Gesù – l’ordine cui appartiene Dall’Oglio – da Oltretevere l’agenzia Fides fa una ricostruzione di quanto accaduto al sacerdote anche con dettagli finora inediti riferiti dalle fonti locali. Il gesuita – espulso un anno fa dalla Siria perché divenuto inviso al regime di Assad – si era recato a Raqqa a fine luglio, entrando dalla frontiera di Tell Abiad, con l’aiuto dei combattenti curdi. Il suo fine, secondo le fonti locali, era quello di smussare i contrasti fra i combattenti curdi e quelli arabi e ricostruire una certa unità all’interno dell’opposizione siriana. Una missione delicata. Fra il 29 luglio e il 5 agosto, giorno della sua scomparsa, a Raqqa ci sono stati violenti scontri, con morti e feriti, tra guerriglieri del Fsa e membri dei gruppi islamisti, segno delle forti tensioni nelle fazioni anti-regime. Da un lato, il fronte dello Stato islamico di Iraq e Siria aveva accettato di dialogare con Dall’Oglio. Ma l’idea di fondo di instaurare uno stato islamico resta motivo di frattura tra islamisti e Fsa. L’ultima volta in cui è stato visto ufficialmente, padre Paolo ha partecipato a un banchetto con lo sceicco Faycal al-Houeidi, proprio per parlare di tali questioni e per cercare di favorire un negoziato. Intanto, per invocare la liberazione di Dall’Oglio e la pace in Siria, oggi nel monastero di Deir Mar Musa (San Mosè l’Abissino), da lui rifondato nel 1982 e dove il gesuita ha vissuto per trent’anni, si svolgerà una speciale giornata di preghiera e digiuno alla vigilia della ricorrenza di San Mosè. Vi parteciperanno sia cristiani che musulmani.

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