Kyenge, molto soddisfatta lavoro questi 100 giorni

MODENA.- E’ un bilancio positivo, quello che il ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge, traccia per i mesi da lei trascorsi all’interno del Governo Letta. Lo fa in una intervista concessa alla Gazzetta di Modena, nel giorno dell’avvio della Festa del Pd modenese a Ponte Alto che la vede come protagonista con il taglio del nastro della kermesse. ”Sono molto soddisfatta – racconta al quotidiano emiliano -: in questi 100 giorni sono riuscita a lavorare sull’idea di un cambiamento culturale della società e su progetti ben specifici, dall’integrazione delle politiche migratorie, in senso molto ampio, sull’integrazione delle minoranze tra le diversità. E in ultimo – aggiunge – sulle politiche giovanili e per le adozioni internazionali, settori per me nuovi ma in cui c’è tanto da fare”. La cosa che l’ha resa più orgogliosa, prosegue il ministro in un altro passaggio dell’intervista, ”è stata quella di aver posto con forza un tema che è diventato un punto fondamentale nel paese: la cittadinanza al di là della nazionalità. Una nuova cittadinanza e una nuova convivenza – puntualizza ancora -, un nuovo modo di coesione sociale. Evidenziare un punto fondamentale: ci sono diritti e doveri in tutti i settori. Ponendo all’attenzione la questione delle seconde generazioni, fondamentale per tutto il territorio”. Quanto alla cosa che l’ ha più ferita nei 100 giorni al Governo, Kyenge evidenzia come ”occorra distinguere tra i due piani: personale e istituzionale. Sul piano personale – racconta – ho sempre tenuto a non farmi trascinare e toccare da offese e provocazioni alla mia persona. Cerco di far capire – argomenta – che serve un cambiamento culturale che riguarda tutta la società. Non ci si deve riferire a una sola persona ma, tutti insieme, si deve lottare per combattere razzismo, xenofobia e altre discriminazioni. Ecco quindi che sul piano istituzionale, al di là della mia persona – chiosa Kyenge – sto lavorando per far sì che chi riveste una carica istituzionale sia protetta e rispettata, proprio per il ruolo istituzionale che riveste e perchè abbia gli strumenti per fare bene il suo lavoro”. (ANSA).

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