Siria, Bonino: “L’Italia non agirà senza il mandato dell’Onu”

Pubblicato il 27 agosto 2013 da redazione

ROMA – L’uso di armi chimiche contro la popolazione civile siriana è un “crimine inaccettabile che non può essere tollerato dalla comunità internazionale”. Il premier Enrico Letta si associa alla “ferma condanna” del massacro del 21 agosto in Siria, e in una telefonata con il primo ministro britannico David Cameron ha ribadito che “è stato oltrepassato il punto di non ritorno”.

Al primo ministro britannico Letta ha anche riferito del dibattito in Parlamento sulla questione siriana, da dove è emersa – per voce del ministro degli Esteri Emma Bonino davanti alle Commissioni congiunte – la posizione del governo di fronte alle accelerazioni occidentali verso un attacco militare contro il regime di Bashar al Assad.

– L’Italia – ha detto la ministro Bonino – non prenderà parte a una soluzione militare al di fuori del contesto del Consiglio di sicurezza, anche perché siamo impegnati oltre il limite delle nostre capacità in altri teatri.

E secondo quanto si è appreso da fonti governative, senza un mandato dell’Onu – che per l’esecutivo rappresenta “l’unico quadro di riferimento giuridico”, ha detto Bonino – Roma non concederà nemmeno l’uso delle proprie basi aeree, che comunque al momento non è ancora stato richiesto.

Il Consiglio di sicurezza potrebbe riunirsi già oggi, ma un via libera dei Quindici a un attacco militare appare per lo più impossibile, considerato il veto della Russia che continua a sostenere il diritto di Damasco a contrastare il “terrorismo” sul proprio territorio.

Secondo il capo della diplomazia italiana tuttavia, non mancano – e si comprendono – le “ragioni politiche” di chi vuole intervenire “con un’azione mirata, volta a limitare le capacità distruttive di chi si è macchiato di un tale crimine”. Gli “indizi” finora raccolti, nonostante il via libera “tardivo” alle ispezioni Onu, “rafforzano infatti l’ipotesi che siano state proprio le forze siriane a fare un uso massiccio di gas sarin, il più letale”, un uso “sistematico e consapevole” contro i civili che rappresenta un “crimine di guerra”.

– Ma dire che l’Italia non parteciperà senza un mandato del Consiglio di sicurezza non è scaricare le responsabilità, ma l’assunzione di una piena responsabilità in altri teatri – ha sottolineato Bonino ricordando l’impegno “consistente” delle forze italiane in Libano, Afghanistan e nel sostegno alla stabilizzazione della Libia, cui “non verremo meno”.

L’azione dell’Italia, continuano quindi a ribadire il ministro degli Esteri e il collega della Difesa Mario Mauro, deve essere quella di continuare, anche in queste condizioni difficilissime, a perseguire una “soluzione negoziata”, che si chiami Ginevra 2, o in altro modo.

– Non ho cambiato idea, non c’è soluzione militare al conflitto siriano – ha precisato Bonino rilanciando anche la possibilità di trovare un “consenso internazionale” per favorire l’esilio del regime di Assad e avviare a Damasco una transizione politica. In questo quadro, Bonino parteciperà il 4 settembre a una nuova riunione del gruppo dei Paesi “Amici della Siria” con l’opposizione siriana, alla quale, ha ribadito, “non forniremo armi”.

 

Usa scaldano motori, ‘raid da giovedi’

A ritmo serrato, la potente macchina da guerra Usa scalda i motori: già da giovedì potrebbe arrivare la luce verde per una dura azione punitiva contro il regime di Damasco, accusato di aver oltrepassato la ‘linea rossa’ usando micidiali armi chimiche contro i ribelli e la popolazione civile in Siria.

Ufficialmente, il presidente Obama non ha ancora preso una decisione definitiva, fa sapere la Casa Bianca, ma i suoi più stretti collaboratori e i suoi alleati incalzano con dichiarazioni pubbliche inequivocabili. Allo stesso tempo, la Russia continua ad ammonire sulle possibili ricadute di un intervento, anche per l’intera regione

– L’occidente – ha detto il vice-premier Dmitri Rogozine – si muove nel mondo islamico come una scimmia con una granata. Per la Russia – ha inoltre affermato – i tentativi di aggirare l’Onu creano per l’ennesima volta pretesti artificiali e infondati per un intervento militare nella regione, gravidi di nuove sofferenze in Siria e conseguenze catastrofiche per Medio Oriente e Nord Africa.

Anche l’Italia tira il freno sulla possibilità di passare all’azione senza un mandato delle Nazioni Unite. Fonti governative hanno poi precisato che senza un mandato dei Quindici è escluso anche l’uso delle basi militari italiane. Ma un passaggio attraverso le Nazioni Unite sembra del tutto improbabile. Anche Pechino – che come Mosca ha diritto di veto in Consiglio di sicurezza – attraverso un editoriale dell’ agenzia Nuova Cina ha affermato che ”è imperativo che gli Usa e i Paesi che la pensano come loro si astengano da qualsiasi avventato intervento armato e lascino le Nazioni Unite giocare la loro parte nel decidere come agire”.

Una soluzione negoziata sembra però sempre più lontana, anche perchè le relazioni tra Washington e Mosca si fanno sempre più tese. Il Dipartimento di Stato ha infatti comunicato all’ultimo momento di aver rinviato l’incontro fra diplomatici americani e russi in programma oggi a L’Aia, in seguito ”alle consultazioni in corso per trovare una risposta appropriata” all’attacco del 21 agosto in Siria.

In attesa che sia reso noto il rapporto dell’intelligence sull’uso di armi chimiche in Siria nei prossimi giorni, continuano a rullare i tamburi di guerra. Le forze armate Usa sono ”pronte ad andare” se il presidente Obama, ‘Commander in Chief’, ordinerà di passare all’azione, ha reso noto il segretario alla difesa, Chuck Hagel. Il Pentagono, ha detto, ha spostato tutti ”gli asset necessari per essere in grado di onorare e assecondare qualsiasi opzione il presidente” decidesse di seguire. Opzioni, ha poi precisato il portavoce della Casa Bianca, che non riguardano un cambio di regime a Damasco e non sono solo limitate al solo uso della forza.

Anche Londra ha fatto sapere che le forze armate britanniche stanno mettendo a punto un piano di emergenza nell’eventualit`s di una azione militare, mentre il premier David Cameron ha affermato che ”la comunità internazionale deve rispondere” all’attacco chimico in Siria, e ha richiamato il Parlamento dalle ferie, convocandolo proprio per giovedi’.

– L’attacco chimico su Damasco non può restare senza risposta, e la Francia è pronta a punire chi ha preso la decisione di colpire col gas degli innocenti – gli ha fatto eco da Parigi il presidente Francois Hollande. Contemporaneamente, varie fonti di stampa raccolgono da fonti dell’amministrazione Usa indiscrezioni sui possibili obiettivi e sui tempi dei raid.

Secondo la Nbc l’attacco scatterebbe giovedì e potrebbe avere la durata di tre giorni. Secondo il Washington Post nel mirino di ”attacchi chirurgici” ci sono obiettivi di alto valore delle difese aeree, navali e di terra del regime, così come i centri di sostegno logistico e comando delle forze armate. Secondo l’agenzia Bloomberg, i piani all’esame non considerano truppe di terra o l’imposizione di una no-fly-zone, nè tantomeno di colpire direttamente il presidente al Assad.

Damasco, intanto, si mostra a sua volta bellicosa:

– In caso di attacco ci difenderemo con ogni mezzo a disposizione – ha detto il ministro degli esteri Walid al Muallim, minacciando anche una risposta con ”mezzi di difesa che sorprenderanno”. Di certo, di quest’atmosfera sembrano farne le spese gli ispettori dell’Onu sul campo: la loro visita prevista ad un nuovo sito, hanno fatto sapere, è stata rinviata di un giorno, ”al fine di migliorare la preparazione e la sicurezza per la squadra”.

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