Martin Luther King: “I have a dream”. Il sogno ha cinquant’anni

Pubblicato il 27 agosto 2013 da redazione

WASHINGTON.- A mezzo secolo dal ‘sogno’ di Martin Luther King, tocca a Barack Obama, il primo presidente nero d’America, celebrare la storica Marcia su Washington per il lavoro e la libertà: quel giorno, 28 agosto 1963, circa 250mila neri, bianchi, studenti, militanti per i diritti civili, occuparono pacificamente il National Mall di Washington. Un appuntamento carico di emozione e di significato per ricordare all’America, soprattutto ai piú giovani, una linea di continuità tra King e Obama e che ”il sogno continua”. Appena entrato nello Studio Ovale, Barack sostituí il busto di Wiston Churchill, caro al suo predecessore George W. Bush, con uno di Martin Luther King. E accanto alla sua libreria ha appeso, incorniciato, un programma ufficiale di quella marcia. Ambedue premi Nobel per la Pace, giuristi, sono i due leader neri piú importanti della storia. Proprio lo scorso gennaio, alla ceremonia dell’Inauguration Day, Obama scelse di giurare su una bibbia posseduta da King: ”La sua azione, il suo movimento, sono l’unica ragione grazie alla quale posso assumere questo incarico”, disse quel giorno. Detto questo, si tratta di due contesti completamente diversi: quando il dott King lanció il suo ‘sogno’, Obama aveva appena compiuto due anni nella remota Honululu. E nella sua carriera, Barack ha scelto un profilo da leader mondiale, piuttosto che da ‘vestale’ della comunità nera. Non a caso molti degli ‘eredi’ di King, da John Lewis a Andrew Young, ai tempi delle primarie appoggiarono apertamente Hillary. Ma oggi è diverso. Barack è presidente. E dai gradini del Lincoln Memorial, non ha solo il compito di commemorare quella giornata e quel discorso cruciale per la storia americana, ma fará il punto sull’America di oggi, spiegando perché quel sogno s’é realizzato solo a metá. Come anticipa Valerie Jarrett, una delle consulenti piú strette del presidente, Obama avrá l’occasione di ”riflettere su questi 50 anni, su come é diventata questa nazione, ma anche per proporre la sua visione di come deve diventare”. Un discorso importante per definire il secondo mandato. Obama é consapevole che sulla strada della piena pari opportunitá restano molti ostacoli: persistono ancora profonde differenze sociali e economiche tra bianchi e neri. In molti stati, si pensi al Texas, si propongono leggi per limitare il diritto di voto alle minoranze. Non solo quelle nere. E omicidi impuniti, come quello del giovane nero Trayvon Martin, sono in grado di far riesplodere l’odio razziale. Insomma, appare velleitaria l’idea che gli Usa, con Obama, siano ormai in una era post-razzista, anche se il presidente stará molto attento a parlare delle disuguaglianze che colpiscono gli afroamericani come pure i latinos, i gay come i musulmani. Deve presentarsi come il presidente di tutti, per non alienarsi le simpatie della maggioranza bianca. Come disse alla convention che lo acclamó candidato presidente, ricorderá che ”non esiste un’America bianca e un’America nera. Esistono solo gli Stati Uniti d’America”. Tutto il mondo lo acclama da anni per le sue doti oratorie, ma Obama sa che sul fronte della dialettica é chiamato a un duello impari: come ricordano in tanti, lui ”é un politico”, mentre King ”era un profeta”. E sulla rete scoppia l’ironia: mentre tornano a soffiare forti venti di guerra in Siria, su twitter si scherza: “King? ‘have a dream’, Obama, ‘have a drone’ “.

(Marcello Campo/ANSA)

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