Siria, avanti anche senza Onu. Ma ancora non deciso quando

Pubblicato il 28 agosto 2013 da redazione

LONDRA. – ”Anche senza l’Onu”. Per Londra un passo indietro non e’ piu’ possibile e se il tentativo di trovare un accordo su un’azione in Siria nell’ambito del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovesse fallire, i britannici sono convinti che una risposta sia comunque necessaria. Non si deciderà neanche oggi però: la mozione che il governo presenterá in parlamento non prevede un voto per un intervento militare, e riconosce la necessitá per il consiglio di Sicurezza di “esaminare il rapporto sull’attacco chimico in Siria prima di esprimersi”. Si rimanda, quindi, quell’azione paventata da giorni dopo che sull’impiego di armi chimiche da parte di Assad i leader di Usa, Gb e Francia in testa in consultazioni frenetiche si erano detti senza piú dubbi. Londra resta tuttavia in prima linea e risoluta, lo ha detto chiaramente il ministro degli Esteri britannico William Hague, mentre cominciava ad essere chiaro che una ‘decisione lampo’ tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza riuniti a porte chiuse a New York fosse poco probabile: ”Le discussioni all’Onu continueranno nei prossimi giorni” ma, ha ripetuto per tutto il giorno, ”non fare nulla sarebbe troppo rischioso”, ”é la prima volta che armi chimiche vengono usate nel XXII secolo, non possiamo stare a guardare, dobbiamo impedire che ció si ripeta”. E, ancora ”é un crimine contro l’umanita”’ e no, “la decisione per un eventuale intervento non é paragonabile a quella presa per l’Iraq”. Questo il nodo nevralgico, il punto dolente per l’opinione pubblica britannica che non riesce ad ignorare quel precedente, dieci anni fa, e le sue conseguenze. Tanto che, pur nella condanna e nell’orrore espresso da piú parti, secondo un sondaggio il Paese é diviso a metá: il 50% é contrario ad un attacco missilistico contro la Siria, mentre a sostenere l’eventuale azione militare é solo il 25%. La giornata era partita con un altro ritmo. In mattinata il primo ministro britannico David Cameron aveva annunciato l’intenzione di Londra di presentare al Consiglio di Sicurezza una proposta di risoluzione ”per l’autorizzazione di misure necessarie alla protezione di civili”. Tentativo, questo, di trovare una cornice legale per l’azione. Legalitá quindi la parola chiave. Che a Londra deve adesso necessariamente passare per la prova di Westminster. Cameron, consapevole delle insidie di un dibattito cosí spinoso, ha richiamato il parlamento dalla pausa estiva per discutere e nella speranza di ottenere sostegno ad una risposta che sia ”legale, proporzionata e specifica”. Questi i principi alla base delle raccomandazioni su cui all’unanimitá si è espresso il consiglio di sicurezza nazionale riunito per l’emergenza. In serata poi Ed Miliband, leader dei laburisti all’opposizione, ha chiarito la posizione del partito: ”Non andremo in parlamento per dare carta bianca”, e sicuramente non prima che gli ispettori Onu abbiano completato il loro lavoro sul campo. Almeno quattro giorni, fa sapere Ban ki Moon chiedendo tempo. Intanto davanti a Downing Street compare il primo picchetto: non ancora il fiume di gente che attraversó Londra 10 anni fa per dire no all’intervento in Iraq rimanendo inascoltato, ma il fronte dei contrari comincia a palesarsi

Intanto gli Stati Uniti stanno esplorando varie opzioni per dare una base legale alla rappresaglia contro Damasco per l’uso di armi chimiche ma i loro sforzi sono accolti con crescente scetticismo alle Nazioni Unite e, negli Usa, tra esperti internazionali, tra cui ex consiglieri legali del Dipartimento di Stato. Secondo questi esperti l’uso della forza non autorizzato dal Consiglio di Sicurezza sarebbe illegale. “L’uso della forza in un caso come questo puó essere politicamente giustificato. Puó essere la cosa giusta. Ma non sarebbe legale senza il sì del Consiglio di Sicurezza”, ha detto l’ex avvocato del Dipartimento di Stato David Kaye secondo cui la carta dell’Onu proibisce esplicitamente l’uso della forza contro stati membri tranne nel caso di auto-difesa contro una imminente minaccia o in una operazione autorizzata dai Quindici. Durante il briefing del Dipartimento di Stato i giornalisti sono apparsi increduli di fronte alla determinazione Usa ad andare avanti senza che l’Onu dia prima luce verde: “E’ imperativo che la comunitá internazionale reagisca”, ha replicato la portavoce del Dipartimento di Stato Marie Harf, secondo cui “la Siria non puó continuare a nascondersi dietro la Russia”. Invece Ban ha detto: “Rispettiamo la Carta dell’Onu. La logica militare ci ha dato un paese sull’orlo della distruzione totale, una regione nel caos e una minaccia alla sicurezza globale. Perché gettare benzina sul fuoco?”.

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