Martin Luther King, con Obama il ‘sogno’ continua

WASHINGTON. – Con Barack il sogno continua. Ripetono come un mantra i tanti fans di Obama, che a migliaia si sono riversati sulla spianata del National Mall per il cinquantenario dello storico discorso ‘I have a Dream’. Il volto del dott. King é sempre accanto a quello del loro presidente. I due leader neri che hanno segnato la storia americana si trovano affiancati nelle mille magliette, nei cartelli di questa folla immensa consapevole di vivere una giornata epica.

Malgrado la pioggia e il caldo umido, in tantissimi si sono messi in fila sotto l’obelisco, ai check point della sicurezza, per ore pur di ascoltare il loro presidente. Una celebrazione turbata, seppure marginalmente, dalla protesta silenziosa di una ventina di militanti pacifisti, tutti bianchi, della nota organizzazione ‘Code Pink’ contrari all’intervento armato in Siria. Una di loro ha un cartello con su scritto una sorta di gioco di parole: ”Obama pensa di essere ‘King’, un re. Ma non é Mlk”. Un altro striscione aveva una citazione sapientemente modificata di una frase di Martin Luther King Jr: ”Le bombe in Vietnam, come in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria esplodono a casa nostra”. Ma si tratta di pochi militanti che non scuotono il grosso della manifestazione, che é tutto pro-Obama.

”Puoi uccidere un sognatore, ma non il suo sogno”, recita un cartello tenuto da un paio di anziani neri con i capelli bianchissimi e le spillette di Obama for President 2008. E tanti, tantissimi, sono gli afro-americani, giovanissimi allievi delle scuole con le loro divise bianche. Ma anche militanti dei sindacati e delle moltissime associazioni a tutela dei diritti umani, provenienti dai quattro angoli degli States. Piú avanti, elegantissimi decine di parlamentari del Black Caucus, spesso oggetto di critiche sferzanti da parte del primo presidente nero della storia d’America. E poi militanti del movimento gay, di chi chiede giustizia per Trayvon Martin, il ragazzo nero il cui omicidio rimasto impunito resta una ferita ancora aperta e il cui volto incappucciato é stampato su decine di magliette in vendita. Ma anche tanti ‘latinos’ con le loro t-shirt colorate, che gridano i loro slogan, quel ‘si se puede’, con cui da anni chiedono pari diritti, a partire da quelli fondamentali di cittadinanza. Insomma, il celebre ‘puzzle’ elettorale che ha portato due volte al trionfo elettorale Barack Obama s’é riunito di fronte ai gradini del Mall in un clima di festa e di emozione per celebrare uno momento cruciale della storia americana. Ma che ha ispirato per decenni tutti i protagonisti del cambiamento in tutto il mondo, come fa notare l’ex ghost-writer di Obama, Jon Favreau.

– Abbiamo fatto tanti passi avanti – spiega un pastore battista afro-americano – ma ancora resta molto da fare: ancora le nostre comunitá sono colpite dalla droga e dalla disoccupazione piú di quelle bianche. Barack é  uno di noi, ha lavorato come volontario tra gli homeless di Chicago. Noi ci fidiamo di lui. La lotta del dott. King per un mondo migliore, piú giusto per tutti, continua a vivere in noi e nel nostro presidente .

(Marcello Campo/ANSA)

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