Caso Berlusconi, Pd: “Ascolteremo la difesa di Berlusconi”

ROMA  – Fermezza sui tempi e sul sì alla decadenza e, allo stesso tempo, la volontà di non accanirsi nella Giunta delle elezioni del Senato limitandosi alla mera applicazione della legge. Il Pd, nel giorno della presentazione in Giunta delle memorie pro-veritate sul caso Silvio Berlusconi, continua a mostrare compattezza, dando per scontato il ‘no’ a qualsiasi salvacondotto per il Cavaliere. Con uno spiraglio, però, che resta aperto. Quello del ‘lodo’ Violante, che se da un lato rimarca il rispetto per la linea ufficiale del segretario Epifani, dall’altro ribadisce un punto che ormai il Pdl sembra aver fatto suo: “il diritto di difendersi” del Cavaliere.

– Se ci sono i presupposti, potrebbe essere legittimo il ricorso alla Corte costituzionale – spiega il giurista, membro dei 35 saggi chiamati da Enrico Letta per aprire le porte alle riforme costituzionali, ribadendo a Repubblica.it quanto già affermato nei giorni scorsi.

L’eventuale ricorso alla Consulta è “solo un’ipotesi” nonché una “posizione personale”, frena, ricordando però come sia stato lo stesso Epifani a sottolineare il diritto alla difesa del Cavaliere e “il dovere di ascoltare” da parte degli altri membri della Giunta. Una linea, quella di Violante, che risulta peraltro osservata con attenzione anche dal presidente Giorgio Napolitano.

A questo punto, la battaglia per l’agibilità politica di Berlusconi sembra destinata a trasferirsi all’interno della Giunta. Dove i dem promettono fermezza dicendosi contrari a dilazioni e mantenendosi, però, in quel sentiero “legalitario” proprio del Pd e che include anche il diritto alla difesa. Da qui il senso delle parole dell’ex ministro Giuseppe Fioroni, secondo il quale “l’Italia è uno stato di diritto, dove le leggi si rispettano e le sentenze si applicano ma proprio per evitare al Pd di apparire prevenuto, se il Pdl ha motivi seri e fondati, si approfondisca pure la questione Berlusconi”.

E il dibattito tra linea dura del partito e il più morbido ‘lodo’ Violante segnerà, quasi certamente, anche le feste democratiche che da qui alla metà di settembre vedranno passare in rassegna tutti i ‘big’ del partito. A cominciare dalla festa nazionale di Genova, dove venerdì è atteso il premier Letta mentre due giorni dopo toccherà a Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, a dispetto del suo tour in camper delle scorse primarie, sembra quindi essersi buttato a capofitto al centro dell’arena dem: venerdì sarà a Reggio Emilia e Forlì, il 2 settembre a Bologna, nove giorni dopo nella sua Firenze, per chiudere il 15 a Milano. E a Genova toccherà anche a lui l’intervista singola solitamente riservata a segretari ed ex segretari (oltre che a premier). Insomma, chi vede nelle feste dem il palcoscenico ideale per il grande ritorno di Renzi, sarà probabilmente accontentato.