“Ecco prove contro Assad”, Obama verso l’attacco

Pubblicato il 30 agosto 2013 da redazione

NEW YORK  – Gli Stati Uniti sono pronti, assieme alla Francia, a punire il regime siriano di Assad. Il presidente Barack Obama ha affermato di non avere ancora preso “una decisione finale” ma sulla sua determinazione non ha lasciato dubbi quando ha aggiunto che l’uso di armi chimiche in Siria é “una sfida al mondo” e “una minaccia ad alleati degli Usa come Israele, Turchia e Giordania”, “una minaccia agli interessi della sicurezza nazionale americana”. Parole che arrivano poco dopo una durissima dichiarazione del segretario di Stato John Kerry. Almeno 1.429 persone, tra cui 426 bambini, sono morte a causa dei gas letali usati il 21 agosto alle porte di Damasco, ha detto presentando il rapporto dell’intelligence americana che inchioda l’ “assassino” Assad alle sue responsabilità.

– Questo é l’indiscriminato, inconcepibile orrore delle armi chimiche – ha sottolineato -. E’ ció che Assad ha fatto al suo stesso popolo.

Kerry ha ribadito la determinazione americana ad agire contro il regime siriano, e dopo il ‘dietro-front’ di Londra, Obama ha fatto sapere che potrebbe lanciare anche da solo una azione militare. Il condizionale é d’obbligo, ma l’attacco ora sembra di nuovo, e più che mai, imminente. A fianco di Obama ci sarà comunque “il più vecchio alleato degli Usa”, la Francia, come l’ha definita Kerry, rendendo omaggio al presidente francese Hollande che a sua volta preme sull’acceleratore e non esclude di passare all’azione quanto prima, senza attendere la riunione straordinaria del Parlamento francese, prevista per mercoledì.

Gli ispettori dell’Onu hanno ormai finito il loro lavoro sul campo. Oggi saranno all’Aja, ma per il risultato dei test ci vorrà del tempo. Washington ha invece diffuso il suo atteso rapporto di quattro pagine sul dossier di intelligence raccolto dagli Usa, in cui si citano in particolare le intercettazioni di comunicazioni di ”un alto esponente del regime profondamente connesso con l’offensiva, che ha confermato l’uso di armi chimiche da parte del regime il 21 agosto”.

E per scacciare antichi fantasmi, Kerry ha sottolineato che le informazioni raccolte sono solide, e gli Usa non hanno alcuna intenzione di ”ripetere gli errori” commessi per l’Iraq, quando il suo predecessore Colin Powell espose di fronte al Consiglio di Sicurezza Onu ‘le prove’ che dimostravano il presunto possesso di armi di distruzioni di massa da parte di Saddam Hussein, poi mai trovate. Nè tantomeno sarà un’operazione stile Iraq o Afghanistan.

– Non ci saranno truppe sul terreno e sarà un’azione limitata nel tempo – ha assicurato.

Kerry ha sottolineato anche che ”dopo 10 anni l’America é stanca della guerra”.

– E anche io – ha aggiunto -. Ma abbiamo le nostre responsabilità di fronte al mondo.

Il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha affermato nelle ultime ore che “il nostro approccio é quello di continuare a cercare una coalizione internazionale che agirà di concerto”, ma non sembra più un imperativo.

– Ció che viene preso in considerazione é di una natura così limitata, che non é necessario che vi siano anche altre capacità di altri Paesi – ha d’altro canto affermato una fonte dell’amministrazione dopo che anche la Nato si è chiamata definitivamente fuori.

Hollande non intende tuttavia minimizzare la complessità di un blitz:

– Ci sono pochi Paesi che hanno la capacità di infliggere una sanzione con i modi appropriati. Noi siamo pronti – ha affermato.

Mosca intanto continua a non arrendersi all’inevitabilità di un attacco: azioni che oltrepassino il Consiglio di sicurezza dell’Onu, ”se si verificassero, attenterebbero gravemente al sistema basato sul ruolo centrale delle Nazioni Unite, dando un colpo serio all’ordine mondiale”, ha tuonato il Cremlino.

Il vice ministro degli Esteri Ghennadi Gatilov ha ribadito dal canto suo che il governo russo rimane contrario ”a qualsiasi risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che possa essere usata per un’azione di forza contro la Siria”. La cancelliera Angela Merkel spera però che la Russia cambi atteggiamento all’Onu, affinchè si arrivi a una posizione comune sulla Siria; così come la ministro degli Esteri Emma Bonino, secondo cui ”anche se sembra più lento, più duro e a volte sembra non riuscire, la pressione diplomatica e politica è l’unica soluzione perseguibile”.

Il feudo di Assad attende l’attacco con il fiato sospeso
L’ancestrale terrore delle persecuzioni a sfondo confessionale domina in queste ore gli abitanti di Qirdaha, luogo natale della famiglia presidenziale Assad al potere in Siria da quasi mezzo secolo, e di tutta la regione costiera abitata in larga parte dalla minoranza alawita sciita: a lungo discriminata, nella storia, da poteri politici centrali vari, soprattutto per ragioni economiche e sociali.

Come racconta Anat M., un’attivista siriana alawita, originaria proprio di Qirdaha, a est del capoluogo Latakia e a poche decine di chilometri dalla linea del fronte tra lealisti pro-Assad e brigate di estremisti sunniti, ”in città la paura si è impadronita anche degli oppositori del regime”. Anat è a Beirut dopo aver lasciato Qirdaha e preferisce parlare senza svelare il cognome ”per non mettere in pericolo la famiglia”.

Il fatto di essere alawiti – ”nusayiri”, secondo il termine usato ormai in modo dispregiativo dai fondamentalisti islamici – li rende ”miscredenti” agli occhi dei jihadisti sempre più numerosi nei ranghi degli insorti. E quindi persone da eliminare. Nei giorni scorsi sono venute alla luce le conferme da parte di attivisti della regione costiera delle notizie di una strage di oltre cento civili alawiti uccisi all’inizio di agosto da bande di miliziani guidati da libici e ceceni accorsi nelle file dei ribelli anti-Assad più radicali.

Tra gli alawiti, un per cento degli oltre 22 milioni di siriani, si contano numerosissimi membri delle forze fedeli agli Assad, ma anche una fetta minoritaria di dissidenti, alcuni provenienti dalla stessa Qirdaha.

In città sorge il mausoleo a Hafez al Assad, padre dell’attuale raìs e per trent’anni e fino alla morte nel giugno 2000 indiscusso padrone della Siria.

– Ma Qirdaha è storicamente divisa tra clan rivali – afferma l’attivista in una chiacchierata con l’Ansa -. Quando gli Assad arrivarono al potere (nel novembre del 1970) queste famiglie erano contro di loro e alcuni dissidenti, tra cui membri del clan Kheir, furono incarcerati e uccisi.

Adesso però, all’ombra delle minacce di un possibile attacco occidentale contro obiettivi del regime, ”a Qirdaha si teme che il fronte dei jihadisti venga favorito e che costoro possano giungere alle nostre porte”. Anche per questo la cittadina, annidata sulle montagne che sovrastano la costa mediterranea, ”è da tempo trasformata in un fortino. Ci sono due diverse milizie del regime e c’è l’esercito regolare che organizza posti di blocco e controlli”.

Nei quartieri abitati dai clan più ostili agli Assad la gente peraltro non ha smesso di mormorare.

– Ci si chiede perché il regime protegga così solo Qirdaha e lasci che altri centri alawiti vengano abbandonati alle razzie delle milizie. Ma in ogni caso – conclude Inat – le voci su un eventuale intervento straniero hanno serrato le fila degli alawiti di Qirdaha e di tutta la regione.

Per loro, ormai, ”è questione di vita o di morte”.

Ultima ora

17:28Biotestamento: arcivescovo Torino, diritto vita prioritario

(ANSA) - TORINO, 16 DIC - "Gli anziani, le persone malate vanno difese e tutelate nei loro diritti e quello della vita è prioritario. Invece nel nuovo quadro normativo si aprono prospettive pericolose e inquietanti anche sui rischi di abusi sulla vita, motivati dai 'costi' di mantenimento delle persone malate". L'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, esprime "apprezzamento" a don Carmine Arice, padre generale del Cottolengo, che ha annunciato l'intenzione di non applicare le disposizioni anticipate di trattamento per il fine vita. "Di fronte ad una richiesta di morte, la nostra struttura non può rispondere positivamente", ha spiegato don Arice, ricevendo il plauso dell'arcivescovo di Torino, che invita comunità religiose, istituzioni, associazioni e tutti i volontari del mondo sanitario e assistenziale della diocesi "ad avere il coraggio di fare scelte di coerenza morale e di testimonianza anche andando controcorrente". Un dovere, conclude, affinché "i valori della vita abbiano peno riconoscimento".(ANSA).

17:25Calcio: Kakà ha deciso, si ritira ma non torna al Milan

(ANSA) - SAN PAOLO, 16 DIC - Doccia fredda per i tifosi del San Paolo: Ricardo Kakà ha deciso di ritirarsi dall'attività agonistica e quindi di non accettare l'offerta del club 'tricolor', della cui tifoseria è uno degli idoli, di giocare per un anno nella squadra che lo ha lanciato. Kakà infatti, secondo quanto riporta il sito brasiliano 'Uol Esporte', ha confidato a persone a lui molto vicine di aver deciso di smettere, per dedicarsi agli studi e capire se può avere un futuro da dirigente. L'ex Pallone d'oro ha anche confermato di aver ricevuto una proposta dal Milan per fare il dirigente della società rossonera, ma di non essere orientato ad accettarla, almeno per ora. "Non è nel mio futuro immediato", avrebbe spiegato Kakà parlando del Milan. Di recente un altro idolo della torcida 'saopaulina', ovvero Raì, ha accettato una carica dirigenziale all'interno del club, e Kakà potrebbe essere il prossimo, mentre Lugano entrerà a far parte dello staff tecnico.

17:20Calcio: Mourinho tenta Kovacic, pronti 30 mln per il Real

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - Il Manchester United punta a rafforzarsi nel mercato invernale e uno dei nomi sul taccuino di Josè Mourinho è Mateo Kovacic, il centrocampista croato del Real Madrid poco utilizzato però da Zinedine Zidane (3 partite in Liga e due in Champions). Secondo lo spagnolo 'AS', per accaparrarselo il club dei Red Devils sarebbe disposti a mettere sul piatto 30 milioni. Kovacic, 23 anni, ha un contratto con il Real fino al 2021. E' arrivato a Madrid nell'estate 2015 dall'Inter per 28 milioni, cifra simile a quella offerta al momento da United. Un altro dei club che è sulle tracce del croato, scrive 'AS' è la Juventus.

17:19Si è ripetuto a Napoli il miracolo di San Gennaro

(ANSA) - NAPOLI, 16 DIC - Si è ripetuto alle 12.07, nella cappella del Tesoro di San Gennaro, il miracolo della liquefazione del sangue del patrono di Napoli e della Campania. Il 16 dicembre è la terza data dell'anno - dopo il sabato precedente la prima domenica di maggio e il 19 settembre - in cui le ampolle vengono esposte; nella festività odierna si ricorda l'eruzione del Vesuvio del 1631, che il 16 dicembre risparmiò Napoli dopo ore di preghiere dei fedeli. E' stato l'abate della cappella, monsignor Vincenzo De Gregorio, a celebrare la messa. L'evento, annunciato dal tradizionale sventolio di un fazzoletto bianco, è stato salutato da un lungo e forte applauso da una folla di fedeli accompagnato dall'intonazione dell'antico canto delle 'parenti' di San Gennaro.

17:18Milan: Gattuso ‘con me si sgarra due volte, la terza…’

(ANSA) - CARNAGO (VARESE), 16 DIC - Con Rino Gattuso si può sgarrare due volte, la terza non conviene. "La prima ci può stare, la seconda pure, la terza non fatemela dire. Si capisce...", ha sorriso l'allenatore del Milan, che nelle sue prime due settimane sulla panchina rossonera sta lavorando anche per dare tranquillità alla squadra e spirito di sacrificio. "La chiave deve essere lo scatto di Cutrone al 90' contro il Verona, o i due recuperi di Suso. Io so cosa può dare a livello tecnico questa squadra ma non basta, serve fame, cattiveria, mettersi a disposizione dei compagni" ha spiegato Gattuso, sottolineando l'esempio di Bonucci: "E' un martello, ha la faccia d'angelo ma lavora in modo incredibile, è uno spettacolo vederlo. Se vuoi mollare, è importante vedere 6-7 giocatori che ti incitano, è lo spirito che ci sta facendo lavorare bene. Questa è una squadra forte, lo penso veramente, c'è qualità a livello tecnico e umano e dobbiamo battere su questo aspetto qua".

17:16Calcio: Ballardini, a Firenze voglio Genoa con furore

(ANSA) - GENOVA, 16 DIC - "A Firenze voglio un Genoa con più furore". L'allenatore Davide Ballardini detta subito le condizioni per la sfida con la Fiorentina a pochi giorni dalla sconfitta casalinga con l'Atalanta. "I dati dicono che contro l'Atalanta abbiamo fatto la partita più bella da quando ci sono io, con un baricentro più alto per almeno 70' - ha spiegato il tecnico rossoblù -. Ma preferisco avere un baricentro più basso perché è sempre meglio essere compatti e aggressivi". Nessun timore però di aver perso quella "fame" che aveva contraddistinto il Genoa dal suo arrivo. "Se non hai quella determinazione, quell'attenzione, quel furore che è necessario avere, significa che non hai capito nulla - ha ribadito -. Sono tutte caratteristiche fondamentali, le qualità in questo caso vengono dopo. Il nostro primo obbiettivo è essere sempre compatti con equilibrio. La squadra deve dare sempre la sensazione che sia facile per noi che abbiamo la palla giocare e difficile invece per l'avversario giocare".

17:11Calcio:Gattuso,che fatica ma ho sostegno Fassone e Mirabelli

(ANSA) - CARNAGO (VARESE), 16 DIC - "Ringrazio Mirabelli e Fassone, che non mi fanno mancare sostegno. E' un'esperienza molto, molto faticosa, lo sto toccando con mano. Loro sono fondamentali, mi danno grande tranquillità, mi sento tranquillo perché ho un grande appoggio". Così Rino Gattuso non nasconde le difficoltà che vive da allenatore del Milan. "Tante problematiche in questo momento le deve mettere a posto Fassone che è l'ad, Mirabelli ha i suoi problemi, ma io mi sento tranquillo, perché sento grande appoggio da queste due persone", ha spiegato l'allenatore alla vigilia della trasferta con il Verona, raccontando che l'allenamento per lui "è il momento più divertente, in quell'ora e mezza mi diverto come un bambino dell'asilo. Dopo - ha spiegato - c'è il momento più duro: parlare con tutti quelli del club, preparare le partite contro colleghi molto più bravi di me. La fatica più grande è questa, e poi le interviste dopo le partite''.

Archivio Ultima ora