La solitudine di Obama, Nobel nei panni del falco

WASHINGTON. – Giornate complicate per Barack Obama. Il Nobel per la Pace è passato in poche ore da prudente difensore del multilateralismo, a ‘falco’ pronto a lanciare da solo i raid su Damasco. La copertina del Time lo ha descritto come un ‘combattente infelice’. Dopo la clamorosa defezione della Gran Bretagna, Politico.com lo ritrae pensieroso e titola: ”La solitudine del Presidente”. Acido il popolare tabloid di New York, Daily News, che mette in prima pagina un provocatorio e irridente: “Gli inglesi non vengono”. Anche il sito progressista Huffington post, ‘strilla’ a tutta pagina: ”L’America a Obama, non fare niente”. E perfino il noto settimanale satirico ‘The Onion’ prende in giro il presidente pubblicando una finta lettera di Assad, dal titolo ”Ora che succede?”. ”Ho usato armi chimiche contro il mio popolo. Se non fate niente migliaia di siriani moriranno. Se fate qualcosa – scrive il falso dittatore – migliaia di siriani moriranno”.

Così, senza l’appoggio dell’Onu, della Gran Bretagna, del Congresso e con il 50% degli americani contrari all’azione militare, Obama si trova in seria difficoltà. Attaccato da destra come da sinistra, è costretto ad agire per non perdere la faccia di ‘Comandante in capo’, dopo aver più volte denunciato Assad di aver oltrepassato la famosa linea rossa. Ma è anche consapevole che ogni intervento militare targato Usa, seppur limitato, può avere conseguenze inimmaginabili nel complicatissimo scacchiere mediorientale. E inevitabilmente, in un clima da resa dei conti, in tanti in patria gli rinfacciano il suo passato, quando da giovane senatore attaccava ad alzo zero George W. Bush e le sue guerre. Il più duro è Ari Fleischer, ex portavoce di Bush figlio che da anni aspettava di potersi ‘vendicare’ politicamente del ‘pacifismo’ di Barack: “La guerra di Bush in Iraq – è il tweet beffardo di Fleischer – era un’azione multilaterale. Obama, che all’epoca attaccò Bush per essere un unilateralista, oggi porta avanti in Siria un intervento militare unilaterale”. Parole pesanti, molto diverse da quelle del suo ex capo, lo stesso George W., che alla Fox evita ogni coinvolgimento, ostentando un profilo istituzionale di ex presidente: “Barack Obama ha davanti una scelta difficile. Se decide di entrare in azione – osserva Bush ‘figlio’ – sa che avrà a disposizione il più grande esercito di sempre. Non ero un fan di Assad, ma mi rifiuto di dire la mia sulla vicenda di questi giorni”.

(Marcello Campo/ANSA)