Cav: “Pd mi fa decadere? Cade anche Letta”

ROMA – Venti di guerra sulla rotta Roma-Genova-Forlì: Silvio Berlusconi non ci sta a essere ‘tolto di mezzo per via giudiziaria’ e ieri è sembrato di nuovo deciso a rovesciare il tavolo: ”se il Pd mi impedisce di fare politica e vota la mia decadenza da senatore sappia che anche il governo Letta cadrà”.

Parole pesanti come pietre che il Cavaliere pronuncia per la prima volta in modo diretto, tranchant, e che portano inevitabilmente ad uno scontro frontale con quel governo delle larghe intese su cui aveva puntato tutte le sue carte per realizzare la “pacificazione”. Una pax giudiziaria rivelatasi impossibile – è stato il ragionamento del Cavaliere – ‘per colpa’ di quella sinistra che invece, nel momento in cui poteva fare la sua parte per mettere fine alla lunga ‘guerra civile”, lo ha lasciato ”in mezzo al guado”. D’altra parte l’ha detto esplicitamente nel vertice-fiume di palazzo Grazioli:

– Io di questi non mi fido affatto, temo il ‘trappolone’, e non mi sembrano sufficienti ‘gli sforzi di Violante.

Ecco perchè dopo aver informato delle sue decisioni bellicose i commensali di palazzo Grazioli, Berlusconi ha prudenzialmente passato le consegne (ma senza investitura alcuna) ad Angelino Alfano al quale avrebbe detto, come un padre al figlio: mi raccomando qualsiasi cosa accada tieni bene la rotta del partito. Poi è andato in ‘guerra’ e ha tirato le sue bombe a mano durante un collegamento telefonico con il direttivo dell’Esercito di Silvio; in un intreccio di botta e risposta con Enrico Letta che ha aperto i lavori della festa di Genova e Matteo Renzi impegnato in un comizio a Forlì.

Docce gelate a ripetizione per il Cavaliere. Silurato da Enrico Letta che sulla decadenza di Berlusconi non ha indicato alcuna soluzione e anzi ha liquidato la questione una volta per tutte.

– Non credo ci siano molti margini, la separazione tra il piano politico e giudiziario è necessario –  ha detto il premier.

Poi altro colpo al cuore per il Cav:

– Il governo non ha nulla a che fare con le competenze della giunta. Chi crea connessioni improprie dovrà spiegare ai cittadini il senso di queste relazioni pericolose.

Un annuncio ‘pilatesco’ per il Cavaliere che si è sentito abbandonato al proprio destino. E anche accerchiato quando l’attacco è giunto pure dal sindaco di Firenze.

– In un qualsiasi Paese civile, un leader che viene condannato in via definitiva va a casa lui, senza aspettare che venga interdetto – lo ha schiaffeggiato Renzi.

A chiudere il cerchio una ruvidissima nota di Dario Franceschini che ha rispedito al mittente il suo ‘ricatto’:

“Sappia Berlusconi che non violeremo mai le regole dello stato di diritto per allungare la durata del governo”.

Nel bivio che improvvisamente si è trovato di fronte, Berlusconi ha deciso, per ora, di imboccare una terza via: quella dei referendum radicali sulla giustizia. Da qui la decisione del blitz romano per incontrare Marco Pannella e spronare i suoi ad allestire gazebo e tavolini per la raccolta di firme per i 6 quesiti, quelli che più gli stanno a cuore e che dovrebbero far scendere dall”Olimpo’ i giudici. E per lanciare la nuova campagna Berlusconi oggi si recherà di persona a firmare i referendum per dare il buon esempio.

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