Antimissili e truppe a nord, Israele è pronto

TEL AVIV. – Israele segue gli sviluppi della situazione legati al possibile attacco Usa alla Siria. Lo fa, nel giorno del riposo sabbatico, con l’eco delle parole pronunciate i questi giorni da tutti i suoi leader: non siamo coinvolti nella guerra civile al di là del confine, ma se cercheranno di colpirci ”risponderemo a piena forza”, per usare la sintesi del presidente dello Stato Shimon Peres. Non a caso anche ieri, come in tutti questi giorni, il primo ministro Benyamin Netanyahu ha ricordato che ”Tsahal (le forze armate israeliane) è più forte che mai”. ”Conto su di voi. Sono certo – ha aggiunto assieme al ministro della Difesa Moshe Yaalon, in un incontro con i più alti gradi delle Forze armate – che saprete compiere ogni missione che vi affideremo”. Del resto, Israele sembra aver già disposto sul campo il suo deterrente difensivo e continua a farlo anche in queste ore, rafforzando le forze sul fronte nord, più vicino alla Siria e al Libano. E’ stato completato in tutto il paese il dispiegamento del sistema antimissili Iron Dome. Compresa l’area metropolitana di Tel Aviv – città simbolo, oggetto ripetuto delle minacce di ritorsione non solo da parte della Siria – dove è’ entrata in funzione una batteria di Iron Dome rivolta a nord e non più a sud come avvenne nella crisi con Gaza dello scorso novembre. A queste si aggiungono le altre difese, sempre attive, costituite dai Patriot e dagli Arrow 3. Inoltre, c’è stato il richiamo di un numero limitato (circa mille) di riservisti destinati per lo più ad alcuni reparti specializzati delle forze armate: tra questi, ”apparati vitali” nell’aviazione, nel Fronte del Comando interno e nell’Intelligence dell’esercito. Tuttavia – come è’ stata detto da un’alta fonte militare nei giorni passati – la probabiltà di un attacco ad Israele, conseguenza dell’intervento Usa, è ritenuta ”bassa”. Netanyahu – e con lui l’esercito – ha battuto costantemente nelle passate giornate su un duplice messaggio rivolto agli israeliani e al mondo circostante: il paese non si lascia intimidire, ”è pronto ad ogni scenario” e rispondera’ ”con forza” nel caso qualcuno volesse colpirlo. Al tempo stesso – a fronte alla corsa, in qualche caso affannosa, a procurarsi le maschere antigas da parte della gente – il premier ha detto al suo popolo che non ”c’è bisogno di cambiare la propria routine”. E nelle strade e sulle spiagge di Tel Aviv – in queste ore di festa – la sensazione sembra proprio quella: magari a casa sono a portata di mano le protezioni contro attacchi chimici, ma la vita corre come tutti i giorni. Nè sono stati aperti i rifugi, come accadde nella guerra con Gaza con l’arrivo dei missili dalla Striscia. Se la vita scorre eguale, questo non significa però che la crisi siriana sia un problema remoto: la televisione commerciale Canale 2 ad esempio ha annullato un programma previsto oggi nel tardo pomeriggio e ha preannunciato un telegiornale straordinario della durata di due ore, tra le 19 e le 21. Forse non tutti condividono la necessità di un attacco ora alla Siria: per il generale della riserva Yoav Galant l’intervento potrebbe rivelarsi più dannoso che utile. Meglio sarebbe aspettare, in modo da costruire nel frattempo il dopo Assad, anche per impedire che gli arsenali chimici cadano, con il presidente indebolito da un colpo senza ko, in mano degli estremisti.

(Massimo Lomonaco/ANSA)

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