Governo e riforme dividono M5S

ROMA – Da un lato il tam-tam mediatico di Beppe Grillo che guarda al voto e mena fendenti contro il Pd e Berlusconi, dall’altra ‘l’analisi di Gruppo’, quella che va in scena a palazzo Madama, con i senatori M5S chiusi in una stanza per capire cosa c’è che non va dentro il Movimento. Sono le due facce del travaglio che si muove tra i Cinque Stelle dopo la chiamata alle armi di Grillo che vuole andare al voto, con il Porcellum. E dopo il rincorrersi di voci sulla conta dei nuovi ‘traditori’, quelli che potrebbero dirsi disposti a sostenere un nuovo governo che cambi la legge elettorale prima di andare al voto.

Con tutto il ‘cote’ di veleni che la caccia ai ‘dissidenti’ porta dentro il Movimento, come l’esperienza dei primi mesi in Parlamento ha dimostrato e che non fa escludere la possibile esistenza di ‘Scilipoti’ tra i pentastellati. I ‘senatori’ non ci stanno e questa volta decidono di guardarsi in faccia e di risolvere una volta per tutte la questione: quella della compattezza del gruppo e quella della comunicazione, a volte decisamente violenta contro le opposizioni interne. Anche quella di Grillo.

L’argomento, fino ad ora tabù per i parlamentari, a meno di non volersi arrischiare in una scomunica a tutti gli effetti, viene finalmente portato sul tavolo. E mentre Beppe si scaglia contro Luciano Violante, ”il saggio di Berlusconi”, e attacca le feste del Pd, il gruppo degli eletti decide di guardare a fondo il problema. Lo fa ”utilizzando tecniche di risoluzione di problematiche di gruppo”, e cioè dividendosi in gruppi di lavoro che devono fare una scaletta delle priorità dei problemi da affrontare.

Il risultato è sorprendente: certo, la stampa è additata sempre al primo posto come causa dei mali del Movimento, ma per la prima volta i ‘Grillini’ sperimentano anche la strada dell’autocritica. E sono molti i punti dolenti che vanno a riempire il ‘cahier de doleance’ del M5S. C’è troppa ”aggressività verbale e scritta”, si esagera in ”autoreferenzialità”, si evidenzia la ”evidente difficioltà” nella comunicazione interna.

”Un altro problema è il ‘grillismo’, quel senso di rigidità paragonabile al bigottismo che impedisce il confronto e non consente di comprendersi” si arriva ad evidenziare. Addirittura qualcuno arriva ad ammettere che si è “creata una distanza tra Beppe e noi” per quanto riguarda la diffusione dei post, il portale, il rapporto con gli attivisti. Il dibattito è solo agli inizi ma già arrivano i primi distinguo.

– Ci sono stati errori, anche in buona fede, da parte di alcuni di noi ma che non possono piú essere tollerati – chiarisce subito il capogruppo al Senato, Nicola Morra, in scadenza ma in predicato per un prolungamento.

– Chi si aspettava di poter contare i voti da poter raccattare per sostenere un governo, è rimasto male – esulta però Vito Crimi.

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