Obama in crisi punta tutto sul messaggio tv

WASHINGTON – Barack Obama sempre più in difficoltà sulla Siria punta tutto su un messaggio alla Nazione in programma dallo Studio Ovale martedì 10 settembre, alla vigilia del 12/o anniversario delle Torri Gemelle. Di ritorno da un G20 spaccato sulla crisi siriana, il presidente è chiamato a compiere un’impresa in patria: convincere il popolo americano che attaccare Bashar el Assad sia una priorità per la sicurezza nazionale e necessario per difendere la legalità internazionale. Un compito improbo, tenuto conto che i sondaggi continuano a dire che solo il 20-30% del suo popolo sta con lui e che dopo 10 anni di guerra, con un’economia che finalmente mostra qualche segno di ripresa, gli americani non ne vogliono sapere di spendere altri milioni di dollari per attaccare un Paese che molti non sanno neanche dove sia sulla cartina geografica. Di conseguenza il Congresso, a cui il presidente ha chiesto il via libera, continua a essere molto scettico sui raid.

Tutti i maggiori mezzi d’informazione, a partire dal Washington Post, nei loro siti tengono il conto aggiornato al minuto sulle intenzioni di voto al Senato e alla Camera. E al momento, dal punto di vista della Casa Bianca, il panorama è decisamente desolante: alla House servono 217 sì, ma se si votasse oggi il Post calcola 204 no certi, solo 115 sì e circa 120 indecisi. Ancora più nette le previsioni della Abc, secondo cui i no a Obama avrebbero già raggiunto quota 217. Risultato in bilico anche al Senato, malgrado sia a maggioranza democratica: uno dei pochi repubblicani che hanno detto si’ ai raid in Commissione, John McCain, è stato duramente contestato durante un incontro pubblico

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