G20, Italia promossa. Letta: “Serve stabilità”

Pubblicato il 06 settembre 2013 da redazione

SAN PIETROBURGO  – Prima la carota: l’Italia non è più “dietro la lavagna”, ha fatto i compiti a casa e non viene più ‘bacchettata’, ma anzi è elogiata per le riforme avviate e premiata con un documento conclusivo che risponde ”praticamente in toto” ai desiderata del governo. Poi il bastone: il Paese ha bisogno di “stabilità, politica, economica e finanziaria” altrimenti tutti gli sforzi fatti saranno vani.

Quando Enrico Letta tira le somme del G20 è inevitabile che guardi a quello che succede in Italia, nella sua maggioranza. Nelle ultime ore i volti a palazzo Chigi appaiono un po’ più distesi. Il premier continua a nutrire la speranza – alimentata da recenti contatti sia con il Quirinale che con quei ‘canali’ riservati che portano direttamente ad Arcore – che Berlusconi alla fine deciderà con razionalità e non sull’onda emotiva della condanna.

Auspicio rafforzato da alcuni autorevoli sondaggi arrivati sul tavolo di Letta, secondo cui – spiega chi li ha visti – “oltre l’80% degli elettori del Pdl non vuole una crisi”. Una garanzia ulteriore sulla vita del governo. Almeno agli occhi dei collaboratori del premier. Che smentiscono qualsiasi ‘piano B’ sull’ipotesi di cercare voti di dissidenti pidiellini in Senato.

– Come potremmo avere piani alternativi se il Quirinale non ne ha? – si chiedono a palazzo Chigi. Certo, tutti sono consapevoli che una decisione definitiva il Cavaliere non l’ha ancora presa, ma ciò vale sia in un senso che nell’altro.

Nel frattempo, dunque, meglio concentrarsi sul lavoro da fare e sui risultati portati a casa. Da quest’ultimo punto di vista Letta incassa “risultati molto importanti e utili” al G20, soprattutto sul fronte economico. A parziale compensazione di quelli, decisamente più “deludenti”, sulla crisi siriana.

– Da San Pietroburgo – dice snocciolando i suoi ”sette” obiettivi – si è in primo luogo ribadito che le priorità assolute sono ‘crescita e lavoro’. Ci sono poi chiare prese di posizioni dei Grandi contro le ‘shadow banking’, la corruzione, l’evasione e i paradisi fiscali. Si È anche deciso di impedire nuove forme di protezionismo almeno fino al 2016.

In cambio, nell”Action Plan’, l’Italia si impegna a pagare ”tutti i debiti della Pa”; ad estendere i fondi di garanzia; a incentivare gli investimenti in capitale; a procedere con il piano per attrarre investimenti stranieri, anche con dismissioni del patrimonio; a ridurre il cuneo fiscale per rilanciare l’occupazione; a rendere più efficiente la giustizia civile. Promesse che, ricorda il ministro Saccomanni – rimasto a fianco del premier per tutto il summit – dovranno essere mantenute anche perchè – come avviene per tutti i Paesi – saranno ”monitorate” dal G20. Impegni che il governo prende volentieri, ricorda il premier, perchè li ritiene ”positivi per il futuro” del Paese. E che sono stati presi ”liberamente”.

– Negli ultimi G20 – commenta il premier – eravamo ”dietro la lavagna”, ma ora possiamo sederci al tavolo a testa alta e negoziare come gli altri, anche imponendoci, come sulle ”banche ombra” su cui alcuni Paesi non erano tanto d’accordo.

Ma questi sono gli unici riferimenti polemici con chi lo ha preceduto. Per il resto, evita domande dirette. Delle fibrillazioni nella maggioranza, assicura, nessun leader mi ha chiesto nulla.

– Eravamo troppo impegnati sui tanti dossier – si schermisce.

Nessun imbarazzo a chiedere severità contro l’evasione fiscale avendo nella maggioranza un condannato per frode ai danni dell’erario?

– Ho trovato qui molto interesse – svicola ancora – nei confronti dell’Italia” e nella possibilità che riesca a non guardarsi l’ombelico o ad avvitarsi su se stessa. Insomma – conclude tornando a guardare all’Italia -, intendo mantenere gli impegni presi, a cominciare dai tanti inviti ricevuti dai leader stranieri.

Molti dei quali, ma questo non lo dice, sono per il 2014.

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