Festival Venezia: Segre,racconto integrazione come normalità

VENEZIA. – Per continuare il suo racconto ”della dignità delle persone nella crisi”, dopo Io Sono Li (nel 2011 alle Giornate degli Autori e poi pluripremiato) e il documentario Mare chiuso, Andrea Segre firma il suo secondo lungometraggio, La prima neve, in gara nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia (lunghi applausi alla proiezione con il pubblico) e in sala dal 17 ottobre, distribuito da Parthenos. La storia di integrazione e legami familiari ambientata fra le montagne del Trentino, ha fra gli interpreti Jean-Christophe Folly, Giuseppe Battiston, Anita Caprioli, e l’11enne, al debutto sul grande schermo, Matteo Marchel. ”Parto dal tema dell’integrazione, lo stesso di Io sono Li ma dalla prospettiva dei tantissimi immigrati che diventano parte delle nostre famiglie e comunità perché svolgono lavori che ci sono necessari e la loro presenza ci sembra normale – spiega Segre, che proprio ieri ha compiuto 37 anni -. Una normalità però che raramente viene raccontata, si preferisce parlare sempre dei problemi”. Da quell’argomento ”volevo arrivare ad un altro, la perdita del padre, con la storia di un padre che non riesce ad esserlo e di un figlio che non può più essere figlio”. Ad ispirare il film è stato anche ”l’incontro con i ragazzi ospitati da un centro di accoglienza in Trentino per profughi scappati da guerra libica. Alcuni di loro recitano anche nel film”. Ne La Prima neve protagonista è Dani (Jean-Christophe Folly) nato in Togo ed arrivato in Italia con la moglie incinta per sfuggire alla guerra in Libia. Un viaggio massacrante che ha seriamente indebolito la moglie morta poi di parto. Dopo un anno Dani, ospite di un centro d’accoglienza a Pergine, nella Valle dei Mocheni in Trentino, ancora non riesce a legarsi emotivamente alla figlia (la ignora, non la consola quando piange) per il dolore. Un blocco che affronta quando va a lavorare da Pietro (Peter Mitterrutzner), falegname e apicoltore, che vive in un maso con la nuora Elisa (Anita Caprioli) e il nipote di dieci anni Michele (Matteo Marchel), ancora fortemente scosso dalla recente morte del padre. ”Quando ho pensato al personaggio di Matteo, volevo che il racconto di quel dolore così ingiustificabile fosse affidato a un bambino che avesse un’altra fonte di energia. I bambini nelle nostre città che crediamo liberi, in realtà sono frustrati, ingabbiati. I bambini della Valle dei Mocheni, da cui viene anche Matteo, vivono una vita del tutto diversa, a stretto contatto con la natura, si arrampicano sugli alberi…”. Per Anita Caprioli ”il ruolo della madre in questa storia, è quello di ”catalizzatore della rabbia del bambino, troppo piccolo per saper elaborare il lutto”. Mentre secondo Giuseppe Battiston, già nel cast di Io sono Li, e interprete in La prima neve dello zio di Michele girare con Segre ”è sempre un’esperienza straordinaria, ti metti al servizio di una creatività nuova che sa raccontare la bellezza dei luoghi e la particolarità delle persone”. Il piccolo Matteo Marchel, vive l’esperienza veneziana con calma e stupore: ”quando dico di aver fatto un film ne parlo quasi superficialmente, ma quando mi fermo a pensarci mi riempio di emozioni”. Il film durante la distribuzione in sala raccoglierà fondi per ‘La prima scuola’ iniziativa per la creazione di progetti artistici e pedagogici nelle scuole elementari di periferia.

(Francesca Pierleoni/ANSA)

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