Quirico: finisce l’incubo, il giornalista torna a casa

Pubblicato il 08 settembre 2013 da redazione

ROMA. – E’ finito dopo cinque mesi l’incubo di Domenico Quirico, l’inviato della Stampa sparito sul fronte dell’inferno siriano il 9 aprile scorso. La notizia della sua liberazione, attesa dopo settimane sospese fra paure, segnali di speranza e cautele, é arrivata da fonti del governo italiano mentre il giornalista – secondo quanto riferito dal sito online della sua testata – era già a bordo di un aereo sulla via del ritorno in Italia: in volo verso l’aeroporto romano di Ciampino. “Una magnifica notizia”, ha esclamato pochi minuti dopo il direttore del quotidiano torinese, Mario Calabresi, confermando di essere stato informato direttamente dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, e dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, e che anche la famiglia di Quirico – la moglie e le due figlie Metella ed Eleonora – protagoniste il primo giugno di un toccante appello per la liberazione del padre – era stata avvertita. “Siamo emozionate e felici. Lo aspettiamo a casa e non vediamo l’ora di abbracciarlo”, ha detto all’Ansa Eleonora. Un epilogo felice, che era parso più volte a un passo, specialmente dopo che il 6 giugno si era appreso di una breve telefonata del giornalista alla moglie Giulietta dal luogo di prigionia. E che tuttavia continuava a essere appeso a un filo, mentre sulla Siria incombevano ormai anche i venti di una possibile azione militare guidata dagli Stati Uniti, dopo le denunce sull’uso di armi chimiche attribuito al regime del presidente Bashar al-Assad. Il rilascio si colora dei toni di una gioia senza ombre. In libertà torna anche Pier Piccinin, il cittadino belga rapito con lui. ”La speranza non era mai venuta meno”, esulta il premier Letta nel primo commento da Palazzo Chigi, mentre una nota del Quirinale elogia il ministero degli Esteri e i servizi. “La notizia della liberazione di Domenico Quirico mi riempie di grande gioia e di soddisfazione. Il mio pensiero va prima di tutto ai parenti che potranno finalmente riabbracciare Quirico dopo tanti mesi e numerosi momenti di ansia”, fa eco Emma Bonino. L’odissea di Domenico Quirico – 62 anni, grande esperienza sul terreno dell’informazione internazionale e già vittima di un sequestro lampo nel 2011 in Libia con altri tre colleghi italiani – era cominciata ad aprile di quest’anno mentre l’inviato della Stampa cercava di raggiungere Homs, città martire della rivolta anti-Assad, provenendo dalla frontiera libanese per la sua quarta missione di testimone della feroce guerra civile in Siria. Un’ultima telefonata, il giorno 9, poi se ne erano perse le tracce. Per oltre venti giorni, i familiari e La Stampa – su raccomandazione delle autorità e al fine di non pregiudicare possibili contatti – avevano mantenuto il più stretto riserbo. Ma il 30, di fronte all’iniziale vuoto d’informazioni, il giornale aveva reso noto l’accaduto. Il silenzio, durato a lungo malgrado i contatti subito attivati dalla Farnesina e dai servizi d’intelligence, aveva fatto temere il peggio. Ma la sua famiglia, il suo giornale e lo stesso governo italiano non hanno mai abbandonato le speranze. Specialmente dopo che a giugno la moglie aveva potuto sentirne la voce, da quella sorta di oltretomba in cui era stato inghiottito. Nelle ultime settimane il ministro Bonino si era mostrata ”cautamente fiduciosa”, anche rispetto al caso parallelo del gesuita padre Paolo Dall’Oglio, scomparso a sua volta in Siria a luglio. “Resto non soltanto determinata, ma anche fiduciosa – aveva ribadito ancora a fine agosto – perché da quelle parti le cattive notizie si sanno subito”. Un atteggiamento suffragato anche da quanto riferito al Copasir nei giorni precedenti dal direttore del Dis Giampiero Massolo, secondo la cui ricostruzione il giornalista sarebbe finito negli ultimi tempi in mano ad un gruppo della criminalità ordinaria, agganciato poi da canali di contatto utili all’avvio di una trattativa concreta. Trattative che, a quanto pare, si sarebbero giovate anche dei buoni rapporti stabiliti dagli apparati diplomatici e d’intelligence italiani con settori dell’insorgenza siriana e avrebbero consentito alla fine di far prevalere le ragioni umanitarie. Tanto più che Quirico, almeno da un certo punto in avanti, non sarebbe stato più sotto il controllo di frange jihadiste dei ribelli. Non ci sono comunque notizie sul pagamento di un riscatto. Per le ricostruzioni, d’altronde, ci sarà tempo. Quello che conta stasera è che Domenico Quirico torna a casa, a riabbracciare i suoi.

(Alessandro Logroscino/ANSA)

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