Russia: Navalni contesta vittoria uomo Putin

Pubblicato il 08 settembre 2013 da redazione

MOSCA. – Gli exit poll di due istituti vicini al potere incoronano sindaco di Mosca al primo turno il primo cittadino uscente, Serghiei Sobianin, uomo di Putin, pur con percentuali risicate tra il 52% e il 53%. E concedono al suo principale sfidante, Alexiei Navalni, oppositore numero uno del leader del Cremlino, percentuali tra il 29,1% e il 32%, comunque superiori ad ogni aspettativa della vigilia. E tali da consacrarlo definitivamente come nuovo protagonista della politica russa, come concordano i principali analisti. Ma è già guerra di cifre sui dati, con corredo di denunce di brogli da parte del combattivo blogger anti-Cremlino. Anche i primi dati (35% dei voti scrutinati), confermano il divario, con Sobianin al 52,63% e l’oppositore leggermente ridimensionato al 26,17%. Ma Navalni non si accontenta di una sconfitta che avrebbe già il sapore della vittoria in queste elezioni, le più importanti di un test che ha interessato in tutta la Russia oltre 40 milioni di elettori, chiamati a partecipare a circa 7000 elezioni amministrative in 80 delle 83 entità territoriali federali. ”I nostri exit poll indicano che ci sarà un ballottaggio”, ha annunciato nel suo quartier generale, dove il suo staff lo dà al 35,6% contro il 46% di Sobianin. In attesa dei risultati preliminari, è dunque sfida tra i duellanti, sullo sfondo di un voto dominato comunque dall’astensionismo: 26,5% l’afflusso due ore prima della chiusura dei seggi, a conferma che neppure Navalni è riuscito a scuotere la tradizionale apatia politica dei russi. ”Chiediamo al sindaco di non fare brogli. Faremo di tutto per impedirlo”, ha detto Navalni, che ha già’ organizzato per questa sera una manifestazione in piazza Bolotnaia. ”Ora Sobianin e il suo principale sostenitore Vladimir Putin stanno decidendo se è necessaria un’elezione relativamente onesta, con un secondo turno, o meno”, ha aggiunto, evocando l’ombra di irregolarità, dietro la tardiva pubblicazione dei dati dell’affluenza alle urne e il ricorso massiccio ai voti a domicilio. Il presidente russo, andando al seggio, si era detto ”certo”, pur senza nominarlo, della vittoria del suo candidato, e aveva sostenuto che città’ così grandi come Mosca ”non hanno tanto bisogno di uomini politici quanto di dirigenti politicamente neutrali, pragmatici, capaci di lavorare”, tracciando così proprio il profilo di Sobianin. Quest’ultimo in serata si é mostrato cauto, dicendosi sicuro che la vittoria ”alla fine” gli arriderà. Senza escludere di poter essere incoronato al primo turno, ma neppure un ballottaggio. Putin, dal canto suo, era entrato a gamba tesa nelle elezioni anche alcuni giorni fa, quando aveva accusato Navalni di cavalcare la lotta alla corruzione solo per guadagnare punti, pur non essendo senza macchia per i suoi problemi giudiziari. Il voto è stato trasformato del resto in un ‘referendum’ sullo stesso Putin, in una cartina di tornasole sull’indice di gradimento del presidente in una capitale che già alle scorse presidenziali aveva cominciato a voltargli le spalle facendolo scendere sotto il 50%. Ex governatore della regione siberiana di Tiumen ed ex capo dell’amministrazione presidenziale, il grigio ma manageriale Sobianin era stato nominato sindaco nel 2010 ma in giugno si era dimesso per convocare anticipatamente elezioni dirette – abolite da Putin nel 2004 dopo Beslan e reintrodotte dopo 9 anni sull’onda delle proteste di piazza – e farsi legittimare dal voto popolare sino al 2018. Un mossa del Cremlino per blindare Mosca sino alle prossime presidenziali, sfruttando la fase calante di un’opposizione fragile e divisa. Nonostante le minacce e i boicottaggi, il carismatico Navalni – per qualcuno uno sorta di Beppe Grillo alla russa – ha tuttavia spiazzato tutti, con una inedita (in Russia) campagna in stile ‘obamiano’ fatta di raccolta fondi (2,3 milioni di euro), 15 mila volontari e incontri spontanei con la gente in strada. Il suo slogan era “Cambia la Russia, comincia da Mosca”. Su di lui pende ancora la spada di Damocle dell’arresto, sospeso in attesa dell’appello dopo la condanna a 5 anni per appropriazione indebita in un processo che molti ritengono orchestrato dal Cremlino. Ora però, col suo bottino di voti, sarà più difficile spedirlo in galera.

(Claudio Salvalaggio/ANSA)

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