Per Obama settimana di fuoco

WASHINGTON. – Al via una settimana cruciale per il dossier ‘Siria’ il cui esito qualunque esso sia avrà forti ripercussioni sull’intero secondo mandato della presidenza Obama. Ecco le tappe più rilevanti, ora dopo ora, giorno dopo giorno, tra interventi tv, vertici, incontri e battaglia parlamentare. Tutti gli orari sono relativi al fuso di Washington, sei ore prima di Roma. –

IERI: I leader della Camera tornano alla Casa Bianca per un nuovo vertice con il Presidente. Capitol Hill riprende formalmente i lavori dopo la pausa estiva. Obama registra ben 6 interviste con altrettante tv, dalla Cnn alla Fox, passando dalla Pbs, tutte embargate alle 18 ora locale. Hillary Clinton, per la prima volta in pubblico, appoggia davanti alle telecamere i raid di Barack Obama, durante una visita alla Casa Bianca. Alle 17 il capo del Dipartimento di Stato, John Kerry, il Segretario della Difesa Chuch Hagel, la responsabile della National Security Susan Rice e il capo della National Intelligence, James Clapper, avranno un briefing di intelligence con tutti i deputati. Rice incontrera’ anche il Black Caucus, il gruppo parlamentare afro-americano.

OGGI: Al via dibattito al Senato. Obama va a Capitol Hill per incontrare i suoi ex colleghi, i senatori democratici. Alle 21, in prime time, un po’ spostata in avanti per avere più pubblico anche sulla West Coast, Barack Obama lancia il suo nono messaggio alla Nazione. Si tratta dell’appuntamento clou della strategia ‘Flood The Zone’, l’offensiva propagandistica avviata sin dal G20 di San Pietroburgo.

MERCOLEDI’: Al via lo scontro al Senato. Sempre la coppia Kerry Hagel tiene un briefing con tutti i senatori. Quindi si parte con il primo voto cruciale. I contrari tenteranno di fare ostruzionismo chiedendo con un voto procedurale lo stop dei lavori. Per sconfiggere il ‘filibustering’ i favorevoli all’attacco dovranno superare la soglia di 60 voti, 10 in più della maggioranza. Se andranno oltre, seguirà il dibattito, ma sarà un chiaro segnale che Obama, solo convincendo i suoi, potrà contare sul sì del Senato. Tuttavia, i no, anche se perdono, potrebbero chiedere ulteriori 30 ore di dibattito d’Aula.

GIOVEDI’ E GIORNI SEGUENTI: Un eventuale via libera della Camera Alta, necessario ma non sufficiente, aprirebbe la strada a tre scenari. Il primo, il più temuto dai pacifisti: Obama annusando aria di bocciatura bypassa la House e lancia i raid. In fondo la consuetudine darebbe ragione al ‘Commander in Chief’. Ma a quel punto Obama verrebbe meno alla parola data e tra i progressisti c’è chi già minaccia l’impeachment. Oppure punta alla difficile conquista della Camera, a maggioranza repubblicana. Qui in tanti si aspettano un dibattito molto aspro, così che i tempi potrebbero allungarsi di una o anche due settimane prima di avere il voto decisivo.

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