Elezioni, Siria incognita a rischio per Merkel

BERLINO. – A 13 giorni dalle elezioni, e con sondaggi finora sicuri, la cancelliera Angela Merkel si deve improvvisamente confrontare con un’incognita ad alto rischio: la guerra in Siria. Il tema è piombato nel mezzo della campagna elettorale nelle ultime settimane, dopo il presunto attacco alle armi chimiche del 21 agosto e, più insidiosamente, con il vertice del G20 dello scorso fine settimana a San Pietroburgo. Con la guerra in Germania non si vincono le elezioni e infatti nessun partito si è detto per una partecipazione tedesca a un eventuale intervento militare Usa in Siria. Ma i tentennamenti della cancelliera al G8 hanno intaccato la sua immagine di donna più potente del mondo e di traino dell’ Europa senza la quale non si muove niente. La Germania infatti si è rifiutata, unico paese europeo a farlo, di firmare una dichiarazione del presidente americano Barack Obama con un monito ‘forte’ a Damasco dopo il presunto attacco chimico. La cancelliera è ripartita venerdì da San Pietroburgo senza firmare il testo, sottoscritto invece da undici paesi. Solo l’indomani, la cancelliera, si decideva a farlo, attirandosi le critiche corali di opposizione e media. Il suo portavoce Steffen Seibert si è arrampicato sugli specchi dicendo che non si trattava di divergenze sul contenuto ma sulle procedure e che comunque alla fine si è arrivati a una posizione comune degli europei con la firma anche della Germania. La stessa Merkel aveva motivato a un comizio la decisione di non firmare subito col fatto che non voleva che i cinque ‘big’ Ue firmassero imponendo agli altri 23 la loro decisione e che voleva aspettare la riunione dei ministri degli esteri Ue a Vilnius per non dare l’impressione di uno scavalcamento dei partner. La spiegazione non ha convinto i media tedeschi e tanto meno l’opposizione. Secondo Spiegel online la Merkel ha lasciato San Pietroburgo venerdì prima che Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna firmassero il testo presentato dagli Usa. Per il settimanale Die Zeit, l’episodio segna il “punto più basso del cancellierato” della Merkel. Il leader socialdemocratico Sigmar Gabriel parla di “fiasco completo” della politica estera tedesca e la leader verde Claudia Roth di un “voltafaccia” tedesco. Da una parte e dall’ altra dietro ci sono con ogni probabilità motivazioni tattico elettorali: la stragrande maggioranza dei tedeschi – quasi tre su quattro – è contro un attacco militare e in questo il partito che raccoglie più consensi è la Lin (Sinistra), che ha detto dall’inizio un no categorico a un’opzione militare in Siria, e che nel suo programma elettorale ha anche il ritiro dei soldati tedeschi da tutte le missioni internazionali. L’improvvisa incognita siriana a pochi giorni dal voto, la leggera rimonta della Spd, l’incerta performance dell’alleato liberale, e il timore di nuove spiacevoli sorprese, inducono la cancelliera ad ammonire a tutti i suoi comizi che le elezioni non sono affatto vinte. Assieme infatti, gli alleati della coalizione cristiano liberale Cdu-Csu/Fdp hanno nei sondaggi una maggioranza risicata ma non è affatto detto che i liberali ce la facciano a superare l’ostacolo del 5%. Un sondaggio per conto della Bild, dà infatti la Fdp solo al 4%, il che vorrebbe dire che la Cdu-Csu (stabile al 39%) dovrebbe cercarsi un altro alleato. La Spd è al 28% (+1), i Verdi all’11 (-2) e la Linke all’8%. In un sondaggio della Bild am Sonntag, lo sfidante Spd, Peer Steinbrueck, guadagnava sette punti (35%) nel confronto con la Merkel, che ne perdeva due (50%). 

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