Russia scavalca Kerry. Siria accetta il controllo

Pubblicato il 09 settembre 2013 da redazione

MOSCA. – Mosca ha giocato una mossa a sorpresa nella partita con Washington sull’incandescente scacchiera siriana, sfruttando un mezzo passo falso del segretario di Stato Usa John Kerry, che da Londra aveva provocatoriamente ventilato la rinuncia al blitz militare contro Damasco nel caso Assad consegni le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro una settimana. Nel giro di poche ore la diplomazia russa ha colto la palla al balzo e cucito una proposta che ha spiazzato la Casa Bianca costringendola alla discussione, pur se con scetticismo: Mosca ha chiesto a Damasco di mettere il proprio arsenale chimico sotto il controllo internazionale per poi distruggerlo, e di aderire pienamente all’organizzazione per il divieto delle armi chimiche (Opcw), che ha sede all’Aja. ”Ora speriamo in una risposta rapida e positiva”, ha spiegato il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov in una conferenza stampa a Mosca convocata urgentemente insieme al suo collega siriano Walid al Muallim. La risposta non ha tardato ad arrivare, suggerendo un copione ben studiato tra Mosca e Damasco: pochi minuti dopo, infatti, lo stesso al Muallin ha annunciato che il suo Paese accetta l’iniziativa russa, senza fornire ulteriori dettagli. Immediato anche il plauso del segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon. Appare evidente che la Russia è riuscita a convincere il regime siriano a ”vedere” se quello di Kerry è un bluff, come lascia intendere il successivo intervento del dipartimento di Stato, che lo ha declassato ad ”argomentazione retorica sull’impossibilità e improbabilitàche Assad consegni le armi chimiche che ha negato di aver usato”. Era l’unico modo per fermare la macchina bellica americana ormai già in moto, quei ”tamburi di guerra” evocati dal ministro degli esteri siriano. La soluzione politica che Mosca e Damasco hanno rilanciato, ossia la conferenza di pace Ginevra-2, appare infatti troppo lontana e complicata per disinnescare la miccia dell’intervento americano. Ma è in questa direzione che continua a lavorare il Cremlino, invitando gli Usa a concentrare i loro sforzi sulla conferenza, non sul blitz, e tentando di coinvolgere la comunità internazionale:”sempre più uomini politici, uomini di Stato, condividono la nostra opinione secondo cui uno scenario di forza porterà ad una esplosione di terrorismo in Siria e nei Paesi vicini, e a un forte flusso di rifugiati”, ha osservato Lavrov. Mosca è pronta anche ad invitare ”tutte le parti interessate ad una soluzione politica del conflitto siriano” e a coordinarsi con Teheran ”per evitare una situazione catastrofica nella regione”. Pure Damasco continua a sperare in una soluzione politica: ”I canali diplomatici per risolvere la crisi non sono esauriti”, ha osservato ripetutamente il capo della diplomazia siriana. Che ha portato i ”saluti e la gratitudine di Assad per la posizione tenuta da Putin prima e dopo il G20”. Al presidente americano, invece, ha riservato una stilettata: ”In cosa consistono i veri interessi degli Usa che vogliono scatenare una aggressione a fianco delle strutture terroristiche? Ci chiediamo come mai Obama appoggi in sostanza coloro che tempo fa fecero saltare in aria il centro commerciale mondiale (le torri gemelle, ndr)”. Ossia al Qaida.  (Claudio Salvalaggio/ANSA)

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