Conto rovescia per lo stop all’Iva

ROMA  – Il conto alla rovescia per scongiurare l’aumento dell’Iva è iniziato. Venti giorni scarsi per reperire il miliardo che serve a evitare lo scatto dal 21 al 22% dell’aliquota dal primo ottobre che costerebbe a ogni famiglia 28 euro solo negli ultimi tre mesi dell’anno e fino a 103 euro in più ‘a regime’, come ha stimato la Cgia di Mestre.

– Il governo è impegnato a evitarlo – assicura il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato arrivando alla presentazione delle nuove stime di Confindustria.

Quasi contemporaneamente alla platea degli industriali il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni garantisce che con la legge di stabilità si comincerà a guardare al futuro, cercando di proporre interventi che oltre a ‘voci di spesa’ siano anche germogli di riforme che non richiedano correzioni nel giro di poco tempo, partendo magari da interventi sulla ”spesa improduttiva”, anche attraverso una struttura ”permanente” per la spending review, che liberino risorse da riversare in primis alle imprese ”le sole in grado di produrre posti di lavoro stabile”.

Il nodo del taglio del cuneo non entra nel discorso ufficiale ma ai giornalisti che lo incalzano Saccomanni conferma che ”la riduzione del cuneo è tra le cose su cui dobbiamo intervenire”. Anticipa così il premier Enrico Letta che subito dopo spiega come il taglio del costo del lavoro sia ”il cuore della politica di crescita”. Ma per il varo della legge di stabilità manca ancora un mese e il nodo, come sempre, è quello delle risorse.

Confindustria chiede un taglio di 4-5 miliardi, piú del doppio di quanto al momento l’esecutivo può garantire. Sulle coperture per i prossimi interventi e per la legge di Stabilitá il lavoro è già iniziato con il vaglio delle indicazioni dei ministeri.

– Ho chiesto loro – ricorda Saccomanni – di tracciare sí il libro dei sogni ma di dare anche un contributo se non proprio di copertura integrale almeno di riforma.

Legato – perché richiede risorse – é anche il lavoro per congelare l’Iva ancora per tre mesi stringono. Su questo punto, all’interno dell’esecutivo, il tema è in realtà ancora apertissimo. Non tanto sulla linea (”tutti siamo per nona aumentare l’Iva e faremo di tutto per non aumentarla” conferma anche il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta), quanto sul come riuscirci. Tanto che si pronostica che se un intervento ci sarà, arriverà all’ultimo giorno utile.

– Bisogna avere coscienza – sottolinea sempre Baretta – del fatto che Iva, più Imu, un miliardo la prima e oltre 2 per la cancellazione della seconda rata della tassa sulla casa, più cassa integrazione, per la quale sono stati appena stanziati 500 milioni ma che probabilmente andrà rifinanziata ancora, più missioni all’estero, per le quali servono altri 400 milioni, rappresentano una quantità di risorse impegnativa.

Un ‘conto’ da oltre 4 miliardi, insomma, da reperire tutti per quest’anno. Senza contare le risorse che andranno messe in fila per la programmazione del 2014. Solo per le Infrastrutture, annuncia il ministro Lupi, saranno previsti interventi ”per 10 miliardi, che daranno 100mila posti di lavoro”.

E poi ci sono i due miliardi per alleggerire la Service Tax che verrà, e gli altri 2 per evitare l’aumento dei ticket sanitari. Niente ”miracoli” ma la speranza che le risorse si trovino, chiede Squinzi direttamente a Saccomanni pensando al patto di Genova. Ma visto che già per la eliminare la prima rata dell’Imu si è raschiato il fondo del barile, se si troveranno altre risorse per finanziare tutto l’evento sarà proprio da catalogare nella categoria dei miracoli.

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