Il Cav non scopre le carte se non c’è un segnale dal Colle

Pubblicato il 11 settembre 2013 da redazione

ROMA – Fino a quando non arriveranno segnali dal Quirinale Silvio Berlusconi non ha intenzione di scoprire le proprie carte. La linea, fatta filtrare da Arcore dove il Cavaliere ha trascorso l’ennesima giornata in riunione con i figli ed i vertici delle aziende, mette in evidenza ancora una volta come l’ex premier non abbia preso nessuna decisione sulle ‘mosse’ future, a partire dell’idea o meno di lasciare il Senato prima del voto sulla decadenza.

Raccontano infatti che ora l’ex capo del governo aspetta ‘segnali’ dal Colle proseguendo nella linea del low profile e del silenzio tombale per consentire agli ambasciatori di proseguire nelle trattative. Insomma tutto resta congelato in attesa di capire le intenzioni del partito Democratico ed in particolare dell’area renziana, sempre più insofferente, a detta dei big di San Lorenzo in Lucina, e pronta al voto anticipato.

Se è vero che la strategia del Cavaliere appare al momento ondivaga e confusa, a ‘pesare’ più di ogni altra valutazione su cosa fare sono i ragionamenti che l’ex capo del governo fa con i suoi figli ed i vertici aziendali. Non è un caso infatti che le riunioni siano ormai quotidiane e che la richiesta di fare un passo indietro per dare un segnale netto al Capo dello Stato (avviando contemporaneamente le prime procedure di richiesta della grazia) siano l’argomento più battuto dai familiari.

L’ex premier ascolta ma al momento sospende ogni decisione. La verità confida uno dei fedelissimi è che Berlusconi non si fida fino in fondo: Chi mi garantisce – sarebbe il senso del ragionamento – che facendo un passo indietro io possa ottenere quello che chiedo?

Le alternative comunque sono ben poche e soprattutto il tempo a disposizione non è molto. E’ vero che i componenti della Giunta per le elezioni non hanno trovato un accordo sul calendario dei lavori e che quindi toccherà al presidente fare una proposta di mediazione, ma dal Pdl sono scettici ipotizzando che al massimo entro giovedì della prossima settimana si arrivi al voto.

Fino a quella data, salvo nuovi cambi di programma, le intenzioni dell’ex premier sono quelle di non scoprire le carte. Tra le preoccupazioni dell’ex capo del governo infatti c’è anche quella del processo di Napoli per la compravendita di senatori la cui udienza preliminare è fissata per il 16 settembre. Insomma, la carne al fuoco è tanta ecco perchè il Cavaliere prima di prendere qualsiasi decisione attende che gli ambasciatori pidiellini gli consegnino risposte dal Capo dello Stato. L’idea infatti di far saltare il tavolo nel caso la situazione dovesse precipitare rimane una delle ipotesi in campo anche se, nonostante le parole del segretario Angelino Alfano (‘Il Pdl è un monolite a difesa del suo leader’), la preoccupazione per defezioni nelle file del partito è concreta. L’idea che in caso di crisi possa esserci un altro governo sostenuto da transfughi Pdl e Cinque Stelle è uno degli argomenti discussioni ad Arcore: Anche se fosse un governo in carica pochi mesi – ragiona un big pidiellino – sarebbe in grado di modificare la legge elettorale e approvare una serie di provvedimenti contro gli interessi dell’ex premier.

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