Letta: “L’instabilità costa miliardi”

Pubblicato il 11 settembre 2013 da redazione

ROMA  – Il clima è “sereno variabile”, nonostante il mancato accordo nella giunta del Senato sul calendario dei lavori. Meglio però non fidarsi troppo, perché chi rema contro questo governo (non solo nel centrodestra) ancora non si è arreso. E così Enrico Letta lancia il suo avvertimento quotidiano ai ‘falchi’ di Pdl e Pd sulle conseguenze, nefaste per il Paese, di una crisi di governo.

L’occasione gli viene offerta dall’informativa in Senato sui risultati del G20 di San Pietroburgo. Il premier ricorda che “per la prima volta”, al tavolo dei Grandi, l’Italia non è stata trattata da “sorvegliato speciale”. Ciò sia stato possibile grazie ai “tanti sacrifici” degli italiani e al “lavoro collettivo”. Un riconoscimento, quest’ultimo, alle larghe intese. Alla premessa fa seguito il monito, che risuona ancora più forte nell’aula del ramo del Parlamento in cui si stanno decidendo le sorti di Silvio Berlusconi.

– Posso soltanto permettermi di segnalare con grande forza che possiamo rovinare tutto in un attimo: basta che buttiamo via la stabilità che abbiamo riconquistato faticosamente e ritorniamo facilmente dentro una condizione di grandissima difficoltà – scandisce il premier, strappando gli applausi di Pd e Scelta Civica.

Letta ricorda che i tassi di interesse sul debito “invece di scendere, continuano a soffrire” proprio sotto il peso “dell’instabilità politica”. Un “costo pesante” che grava sulle spalle di cittadini e imprese.

– Ogni anno paghiamo 85 miliardi di soli interessi sul debito – scandisce il premier -. Ciò vuole dire che se sbagliamo, quegli 85 diventano 87, 88, 89; al contrario, se facciamo bene diventano 81, 80, 79.

Il paragone con gi altri Paesi Ue è impietoso.

– I tedeschi – commenta – pagano 20 miliardi meno di noi, i francesi 30, gli spagnoli addirittura 50.

E qui viene il paradosso: in Parlamento, dice Letta, “ci accapigliamo per spostare 10 milioni da una parte all’altra del bilancio, ma basta che facciamo le scelte giuste sul tema della stabilità politica complessiva e queste possono valere, per esempio, un miliardo di euro secchi da qui alla fine dell’anno”.

– Ma se sbagliamo – precisa – possono valere un miliardo o un miliardo e mezzo di euro in più di costo dei tassi di interesse.

Di qui l’avvertimento:

– Ci vuole un attimo soltanto per buttare via tutti i sacrifici che abbiamo fatto.

Come a dire: se si soffia troppo sul fuoco, l’incendio può scoppiare a prescindere dalla reale volontà di farlo divampare. Un avvertimento al Pdl, certamente, ma anche al Pd. A palazzo Chigi non sono sfuggite le stoccate di Matteo Renzi sull’attaccamento alla poltrona da premier. E Letta è perfettamente consapevole che, qualora riuscisse davvero a superare lo ‘scoglio’ Berlusconi, si ritroverebbe presto a dover affrontare il nodo del rapporto col sindaco di Firenze. Forse per questo qualche ‘pontiere’ torna a parlare dell’ipotesi di un patto che garantisca il governo fino al 2015 e consenta a Renzi di concentrarsi sul partito. Ma è un accordo ancora tutto da scrivere.

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