Il rais detta le condizioni, stop alle minacce e alle armi ai ribelli

NEW YORK. – Bashar al Assad si dice pronto ad aderire alla Convenzione internazionale che mette al bando le armi chimiche. E ha già compiuto un primo passo formale: una lettera alle Nazioni Unite in cui il rais annuncia di aver firmato il decreto di adesione al Trattato. Ma in un’intervista alla tv russa detta le sue condizioni: Damasco accetterà di cedere il controllo sul suo arsenale chimico solo se cesserà la minaccia di un attacco da parte degli Stati Uniti e se sarà fermato il flusso di armi inviate ai ribelli. Quelle armi che – dopo mesi di ritardo – la Cia ha cominciato a consegnare ai membri dell’opposizione, affiancando le spedizioni di veicoli e attrezzature varie da parte del Dipartimento di Stato. Le parole del presidente siriano rimbalzano sulle agenzie di stampa mondiali mentre a Ginevra il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri russi, Serghiei Lavrov, sono impegnati alla ricerca di un accordo sul piano di disarmo chimico presentato da Mosca. Un compito arduo, visto che le posizioni restano ancora distanti su molti punti. Ma la volontà di ottenere dei risultati c’è. Prima di entrare nel vivo delle trattative, peró, Kerry ha voluto ribadire la linea di Washington: “La diplomazia può evitare un attacco, e un’intesa può salvare vite umane. Ma – é il monito rivolto soprattutto ad Assad – le parole non bastano. Russia e Siria devono mantenere le promesse”. E se l’intesa dovesse fallire, ha assicurato il capo della diplomazia Usa, “l’uso della forza sarà necessario”. Mentre Kerry parla da Ginevra, dalla Casa Bianca si sottolinea come in questa fase ad essere in gioco sia soprattutto la credibilità di Vladimir Putin. Il presidente russo nelle ultime ore ha decisamente conquistato il centro della scena. E dalle colonne del New York Times si é rivolto direttamente agli americani, elogiando Barack Obama per aver accettato l’apertura di una nuova finestra diplomatica, ma invitandolo alla prudenza e tornando ad ammonire gli Usa sull’eventuale attacco contro il regime siriano: attacco – ha ribadito Putin – che sarebbe considerato da Mosca come un’aggressione. Del resto la versione del Cremlino sull’uso di armi chimiche in Siria resta in netta contrapposizione con quella della Casa Bianca: non é stato Assad ad usare i gas, ma i ribelli. Le prime indiscrezioni che arrivano sul rapporto degli ispettori Onu in Siria peró parlano di ”abbondanza di prove” che inchioderebbero Damasco alle sue responsabilità per la strage del 21 agosto scorso, quando in un attacco coi gas nei sobborghi della capitale siriana sono rimaste uccise oltre 1.400 persone, tra cui moltissimi bambini. Il report sarà reso noto lunedì. Intanto Assad cerca di dettare anche i tempi: il passaggio di informazioni che consentirà alla comunità internazionale di individuare i depositi dove sono tenute le armi chimiche – ha detto nell’intervista a Rossia24 – potrà avvenire un mese dopo l’adesione di Damasco alla Convenzione. Poi un monito: il vero pericolo é quello di una nuova grave provocazione dei ribelli, che potrebbero utilizzare armi letali contro Israele. Questo allo scopo di scatenare una reazione contro il regime siriano. Obama si è detto comunque ‘fiducioso’ e per la prima volta dopo tanto tempo ha tentato di puntare nuovamente i riflettori sulle questioni interne: ”Agli americani quello che interessa è l’economia e il lavoro”, ha detto aprendo una riunione del suo governo. Ma il pensiero era certamente rivolto a Ginevra e alla girandola diplomatica di questi giorni, che domenica si arricchirà di un viaggio in Cina del ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, atteso poi martedì a Mosca dal collega russo Lavrov.

Cosa prevede la Convenzione delle armi chimiche
La Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche é uno dei pilastri fondamentali sul disarmo e la non proliferazione che proibisce qualsiasi attivitá di sviluppo, produzione, conservazione, trasferimento e uso delle armi chimiche. E prevede rigidi obblighi per gli Stati che ne fanno parte. Il documento é stato aperto alla firma a Parigi nel 1993, ed entrato in vigore nel 1997: ne é depositario il segretario generale delle Nazioni Unite. Gli Stati aderenti si sono impegnati a distruggere tutte le armi chimiche esistenti sul proprio territorio e a non farvi ricorso per nessun motivo, anche in caso subiscano un attacco con tali armi. Se la Siria vi aderirá, dovrá sottostare a ispezioni dell’Organizzazione Internazionale dell’Aja sull’effettiva distruzione del proprio arsenale. In determinati casi, o su richiesta di uno Stato membro, possono inoltre essere svolti accertamenti attraverso ispezioni in loco per verificare eventuali violazioni, oltre a periodici controlli nelle industrie chimiche per accertarsi che alcuni prodotti, largamente impiegati per usi civili consentiti, non siano utilizzati in modo improprio anche per la produzione di armi di distruzione di massa. Secondo quanto previsto dal trattato, chi viola i suoi dettami é sottoposto a sanzioni stabilite dagli altri membri. Attualmente sono 189 gli Stati che hanno aderito alla Convenzione, e la Siria é una delle sole sette nazioni al mondo che non hanno siglato il trattato. Gli altri Paesi riottosi sono Angola, Corea del Nord, Egitto, Sud Sudan, Israele e Birmania. 

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