Famiglie, 6500 euro l’anno le spese obbligate

Pubblicato il 12 settembre 2013 da redazione

ROMA  – Non c’è solo la crisi a prosciugare le risorse delle famiglie, si aggiunge la crescita ininterrotta delle spese obbligate (quelle per casa, auto, trasporti, assicurazioni, carburanti, energia ecc.) che costringono ogni nucleo familiare a sborsare 6.500 euro l’anno.

A fare i conti è la Confcommercio calcolando che la quota complessiva delle spese obbligate per le famiglie italiane ‘mangia’ una fetta del 40,6% sul totale dei consumi, in crescita di 8 punti percentuali dal ’92, quando tale voce si fermava a un esborso di 2.700 euro. Al contempo il reddito disponibile a testa è balzato indietro di 27 anni, ai livelli del 1987 a quota 17.200 euro, appena sotto i 17.300 euro pro capite di oggi.

Tra il 1992 e il 2012 la spesa destinata a beni e servizi obbligati, è costantemente aumentata, passando dal 32,3% del 1992 al 40,5% del 2012. Al contempo, la riduzione della quota delle altre spese, tra cui l’alimentare, è passata dal 51,4% del ’92 al 39,8% del 2012. E la recessione non risparmia i più piccini: le famiglie comprano meno giocattoli, visto che il comparto tra gennaio e luglio ha evidenziato un calo delle vendite del 3,4% in valore e del 2,4% in volume, confermando – dice Assogiocattoli – la tendenza registrata già nel 2012 (-2% in valore sul 2011). Un quadro rispetto al quale i segnali di lieve miglioramento non bastano a rendere meno fosco. Anche per questo il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli getta acqua sul fuoco degli entusiasmi che intravedono la luce in fondo al tunnel.

– La ripresa è solo un annuncio – ha detto – imprese e famiglie restano ancora in attesa.

In attesa che si allenti una pressione fiscale ”insostenibile”, a cominciare dall’aumento dell’Iva dal primo ottobre.

– Il cuneo fiscale è una delle priorità ma – ha spiegato Sangalli – l’aumento Iva va a colpire le fasce deboli, aumenta l’area di assoluta povertà, con il rischio di accelerare il passaggio da crisi economica a sociale.

Ad agosto l’inflazione è stabile all’1,2%, certifica l’Istat, rivedendo in lieve rialzo la stima provvisoria che dava il tasso all’1,1%. E’ vero che il carrello della spesa è meno caro, fermandosi all’1,7% nello stesso mese e rallentando rispetto a luglio, ma ciò non basta a riempire la dispensa. Le famiglie italiane fanno lo slalom a caccia di offerte, sconti e promozioni, mentre continuano a tagliare sulla tavola, in particolare su frutta (-2,1%) e verdura (-6,3%), dicono le organizzazioni agricole. L’ufficio studi Confcommercio conferma così le proprie previsioni macroeconomiche di sette mesi fa: il Pil 2013 a -1,7% nel 2014 crescerà dello 0,5%; i consumi, che nel 2013 segneranno -2,4%, mostreranno ancora segno meno (-0,2%) l’anno prossimo.

– Il crollo è finito, i semi sono stati messi ma non si vedono ancora i germogli –  sintetizza il direttore ufficio studi dei commercianti Mariano Bella. Per agganciare la ripresa vera, il governo deve fare di tutto per evitare la crisi, mettere mano subito alla riforma fiscale, accelerare le liberalizzazioni. Sulle priorità le Pmi hanno già chiesto a Letta un incontro urgente.

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