Giornalisti: Siddi(Fnsi), scomparsa Santerini è grave lutto

ROMA. – La scomparsa di Giorgio Santerini, ”è un grave lutto per la moglie Priscilla, la figlia Giulia, i nipoti, i fratelli Gigi e Gaio e per la sua famiglia vasta, quella del giornalismo italiano e del sindacato di categoria che lo ha avuto protagonista per cinquant’anni”. E’ il commento del segretario nazionale della Fnsi Franco Siddi, che esprime il suo cordoglio e quello della Federazione Nazionale della Stampa per la morte dell’ex segretario Santerini. In una lunga nota, il presidente del sindacato ne ricostruisce le tappe della carriera. E sottolinea: ”Con lui scompare un uomo e un personaggio di forza e talento che ancora dovrà essere letto e ricordato, senza censure e senza formule rituali. Siddi ricorda che Santerini è stato segretario nazionale della Fnsi per sei anni dall’autunno del 1990 al maggio 1996 lasciando ”l’impronta di un condottiero che ancora parla e opera in (e di) autonomia e libertà, dedicandosi a lavoro e diritti”, ”attento alle storie, soprattutto a quella delle idee, per il pluralismo e l’unità, nella continua ricerca di esprimere forme concrete di sindacalismo”. E’ stato così, dice Siddi, negli organismi di categoria (dal Cdr del Corsera alla presidenza dell’Associazione lombarda dei Giornalisti fino alla Fnsi) nel lavoro (dall’Avanti, al Corriere della Sera, Capo redattore) e nella politica ”con il suo ancoraggio all’idea socialista, che cercò quasi in solitudine di tenere viva in un simbolo e in una lista a Milano, quando si candidò a Sindaco, dopo la fine del Psi e dei partiti storici della prima repubblica”. Un intellettuale ”atipico”, lo definisce Siddi, ”interprete di soluzioni originali e difficili, sindacalista a tutto tondo, capace di affrontare di forza, con le parole ma anche con silenzi e gesti non immediatamente decodificabili da tutti, situazioni difficili e conflitti diversi”. Santerini, scrive Siddi, ”non si è mai tirato indietro davanti a una controparte, né di fronte a un competitore o a un oppositore interno”. Anche per questo, prosegue, ”pure gli avversari, ne ricordano ancora, nel dibattito interno di categoria come nelle ricorrenti vertenze di lavoro, la figura, anche fisica, di un personaggio resistente al limite dell’infrangibile. Lasciò la segreteria della Fnsi e, da allora, ogni carica, quando decise lui, il 24 maggio del 1996”. Uomo ”di identità forte – ribadisce Siddi- tra i fondatori della componente sindacale Stampa Democratica avviata da Walter Tobagi, comparsa come minoranza al congresso Fnsi a Pescara nel 1978 ma presto maggioranza in Lombardia. Qui Santerini ebbe la forza e il coraggio di assumerne la presidenza quando divenne vacante per mano dei terroristi di Prima linea che assassinarono il presidente Tobagi. Negli anni successivi quest’area fu al centro di una nuova maggioranza anche nella Fnsi”. Santerini, divenuto segretario nell’ottobre del 1990, ”avviò un processo nuovo – scrive Siddi- dettato anche dai cambiamenti dell’editoria e dai segnali della crisi in arrivo per i vecchi schemi dell’organizzazione della vita sociale e politica, aprendo a una stagione di unità nel pluralismo con le principali correnti sindacali della Fnsi, in particolare quella guidata da Giuseppe Giulietti, e con un’attenzione particolare alla dimensione storica del federalismo dei giornalisti italiani”. Con Santerini alla guida della Fnsi, ricorda Siddi, ”sono stati stipulati due contratti collettivi di lavoro, aventi come linee guida la centralità e l’autonomia delle redazioni di fronte al fenomeno nuovo dei services, la difesa degli istituti salariali e la regolamentazione delle sinergie editoriali”. Un punto preminente del suo lavoro da segretario, ricorda, ”fu l’opposizione intransigente a ogni disegno di assorbimento dell’Inpgi nell’Inps e l’intesa con Governo e Parlamento per l’autonomia e la privatizzazione delle Casse professionali di previdenza”.

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