Onu, in Siria il peggiore attacco chimico dopo quello di Saddam

Pubblicato il 16 settembre 2013 da redazione

NEW YORK – Una notte di orrore. Una tempesta di razzi terra-terra lanciati su al Goutha, nei sobborghi di Damasco, e caricati con 350 litri del micidiale gas sarin. Un attacco durato almeno tre ore, nel corso delle quali lo scorso 21 agosto si é consumato quello che il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon non esita a definire un ”crimine di guerra”.

– Il peggior attacco con armi chimiche contro civili dai tempi di Saddam Hussein – afferma categorico.

Il rapporto degli ispettori Onu, che per settimane hanno indagato sul campo alla ricerca di prove sull’uso di armi chimiche in Siria, piomba sul tavolo del Consiglio di sicurezza che al Palazzo di Vetro di New York ne analizza i suoi contenuti sconvolgenti: ”da brividi”, come ha ammesso Ban. Un lavoro che raccoglie una miriade di dati sui reperti raccolti, sugli esami compiuti, oltre a decine di terribili testimonianze dei sopravvissuti.

Nelle sue pagine non si cita mai Assad. Nessun accenno ai responsabili. Del resto, ora che si é raggiunto un accordo sul disarmo chimico in Siria, la prudenza é massima. E nessuno ai vertici dell’Onu vuol correre il rischio di passi falsi, che potrebbero produrre nuove tensioni tra i Quindici. Con Mosca che continua a ribadire l’estraneitá di Assad dai fatti del 21 agosto, accreditando la tesi di una provocazione dei ribelli che aveva l’obiettivo di scatenare un intervento militare dall’esterno contro le forze lealiste. Ma all’interno della comunita’ internazionale, sul coinvolgimento di Damasco ci sono poche incertezze.

– Un uso cosí massiccio di gas sarin non lascia dubbi sulla responsabilitá del regime – ha commentato il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius. Nessun dubbio anche a Washington. E l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch conferma come ”gli armamenti usati per l’attacco sono in possesso esclusivo delle forze armate di Damasco”.

– I responsabili non sfuggiranno alla punizione per ció che hanno fatto – promette Ban Ki-moon.

Intanto, da Ginevra, arriva la notizia che la Commissione d’inchiesta istituita sempre dalle Nazioni Unite sta indagando su ben 14 presunti casi di attacco con agenti chimici, dall’agosto del 2011 ad oggi. Toccherá ora al Consiglio di sicurezza trovare la quadra per la messa a punto di una risoluzione che recepisca l’accordo Usa-Russia di Ginevra e renda stringenti gli impegni presi dal regime di Assad. Sul quale gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di mollare la pressione.

– L’opzione militare resta sul tavolo – ha detto il segretario di Stato John Kerry, chiarendo che ”non sará tollerata alcuna azione dilatoria da parte del regime”. Parole dure, anche se il presidente Barack Obama, commentando per la prima volta di persona la svolta di Ginevra, plaude a un accordo che ”può mettere fine alla minaccia che le armi chimiche rappresentano non solo per i siriani ma per il mondo intero”.

Il ministro degli esteri italiano, Emma Bonino, però avverte: il patto Kerry-Lavrov è un passo avanti, ma tutto da verificare.

– Quello che serve – sottolinea – è una risoluzione forte del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Intanto venti di guerra soffiano al confine tra Siria e Turchia, con un elicottero militare di Damasco – secondo la versione di Ankara – penetrato nello spazio aereo turco e prontamente abbattuto dai jet turchi. Un episodio che ricorda a tutti che la diplomazia non ha ancora messo fine alla guerra civile e ai rischi di un conflitto nella regione mediorientale.

I cinque indizi contro Assad
Tipo di munizioni, traiettorie, tipo di sarin usato, caratteri cirillici e le parole dello stesso segretario generale dell’Onu Ban Ki moon. Sono cinque gli indizi che puntano i riflettori sul regime di Bashar al Assad dopo il rapporto degli ispettori Onu sulla Siria.

Munizioni: gli ispettori hanno verificato che il tipo di ordigno usato per lanciare i gas è specifico per l’uso di armi chimiche. Il governo siriano li possiede, ma non risulta che li abbiano i ribelli.

Traiettorie: i missili venivano da nord ovest rispetto al bersaglio, da un’area cioè controllata dalle forze siriane e vicina a una base militare di Damasco. Se fossero stati lanciati dai ribelli sarebbero arrivati da sud est.

Tipo di sarin: i 30 campioni analizzati risultati positivi al sarin contenevano anche altre sostanze chimiche “come gli stabilizzatori”. Questo suggerisce che le armi chimiche venivano da un luogo di stoccaggio controllato da cui potevano esser prelevate da truppe specializzate nel loro uso. Come ha detto l’ambasciatore britannico all’Onu Mark Lyall Grant, “non era roba da dilettanti”.

Caratteri cirillici: le lettere incise su alcuni pezzi di artiglieria suggeriscono una fabbricazione russa. Mosca è un grosso fornitore di armi alla Siria e non ha contatti con i ribelli che usano invece preferibilmente armi acquistate da manifatture croate.

Parole di Ban: senza puntare esplicitamente il dito su Assad, il segretario generale dell’Onu ha ammesso che “tutti abbiamo i nostri pensieri in proposito” su chi ha lanciato il sarin. Ban ha ripetutamente sottolineato che “non ci può essere impunità” per l’uso delle armi chimiche che ha definito “un crimine di guerra” e ha aggiunto che “i responsabili saranno portati davanti alla giustizia”, suggerendo un ricorso alla Corte Penale Internazionale, un foro giudiziario più idoneo a processare esponenti di un regime che gruppi di ribelli.

Usati 350 litri sarin sparati con razzi
La missione di esperti Onu in Siria ha concluso che nell’attacco del 21 agosto scorso nella zona di Al Ghouta, in Siria, sono stati utilizzati “razzi terra-terra contenenti 350 litri di gas sarin”.

“Sulla base degli elementi acquisiti nell’ambito della nostra inchiesta – si legge nel rapporto del team di Ake Selltrom – la conclusione è che armi chimiche sono state utilizzate nel conflitto in corso nella Repubblica araba siriana contro i civili, inclusi bambini, su relativamente larga scala”. Nel dossier, come previsto dal mandato conferito dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon agli ispettori, non si fa alcun riferimento a chi ha sferrato l’attacco, o ad eventuali responsabilità del presidente siriano Bashar al Assad. Secondo il rapporto, la grande maggioranza degli elementi analizzati, provenienti dai sobborghi di Ein Tarma, Moadamiya e Zamalka, nell’area di Al Ghouta, sono risultati positivi al test per il gas sarin.

Gli ispettori delle Nazioni Unite sostengono che le condizioni climatiche e l’orario dell’attacco, sferrato tra le 2 e le 5 del mattino, hanno massimizzato le sue conseguenze: “armi chimiche usate in tali condizioni meteorologiche massimizzano il loro potenziale impatto poichè i gas pesanti rimangono vicino al terreno e penetrano nelle cantine dove si rifugiavano i civili”.

Cosa prevede il  ‘capitolo 7’ dell’Onu
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si appresta a mettere a punto una risolzione per l’attuazione del disarmo chimico in Siria. Ma c’è un punto che rischia di dividere i Quindici: il ‘Chapter 7’ della Carta delle Nazioni Unite, quello che come ultima ratio indica l’uso della forza. Ecco che cosa prevedono i primi fondamentali cinque articoli del Capitolo – che consta di 13 articoli in tutto – intitolato ‘Azioni da intraprendere rispetto a minacce alla pace, violazioni della pace, aggressioni’.

* Articolo 39 – Il Consiglio di Sicurezza determinerà l’esistenza di qualsiasi minaccia alla pace, violazione della pace o aggressioni e provvederà a fornire raccomandazioni o a decidere le misure da prendere in accordo con gli articoli 41 e 42 per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionali.

* Articolo 40 – Al fine di prevenire un peggioramento della situazione, il Consiglio di Sicurezza, prima di fornire le raccomandazioni o decidere sulle misure come previsto dall’Articolo 39, può chiedere alle parti coinvolte di impegnarsi a rispettare tali misure. Il Consiglio di Sicurezza valuterà il fallimento o meno dell’impegno preso dalle parti coinvolte.

* Articolo 41 – Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, che non contemplino l’uso della forza militare, prendere per rendere efficaci le sue decisioni. E può chiedere ai membri delle Nazioni Unite di applicare queste misure. Le misure possono contemplare la totale o parziale interruzione dei rapporti economici e delle comunicazioni, nonchè la rottura delle relazioni diplomatiche.

* Articolo 42 – Una volta constatato che le misure previste nell’Articolo 41 sono inadeguate o si sono rivelate inadeguate, il Consiglio di Sicurezza può intraprendere azioni con forze di aria, mare o terra per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionali. Queste azioni possono contemplare dimostrazioni, blocchi militari e altre operazioni via aria, mare o terra delle forze dei membri delle Nazioni Unite.

* Articolo 43 – Tutti i membri delle Nazioni Unite, al fine di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, si impegnano a rendere disponibili al Consiglio di Sicurezza – su richiesta e in base a specifici accordi – forze armate, assistenza e infrastrutture, compreso il diritto di passaggio.

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