Cold-case, fece uccidere il socio, in manette dopo 22 anni

ROMA- Nel 1991 assoldò due killer per liberarsi del suo socio in affari. Pagò 50 milioni di lire per far uccidere l’amico che stava cercando di acquistare l’intera quota societaria per estrometterlo dall’azienda. Per 22 anni l’ha passata liscia, continuando a gestire quello che viene ritenuto il più grande – e dunque redditizio – deposito giudiziario di Roma, al Casilino, a due passi dal Grande Raccordo Anulare. Oggi Renzo Valentini è finito in manette con l’accusa di omicidio in concorso, con l’aggravante della premeditazione. Con lui è stato arrestato anche uno dei due esecutori materiali dell’omicidio, Maurizio Di Battista detto “Er Bengala”, già in carcere per altri reati. L’altro sicario, Paolo Marfurt, è stato invece ucciso il 3 ottobre 2012 in un agguato alla periferia sud della Capitale. Ed è proprio da questo fatto di sangue, per il quale a gennaio sono state arrestate tre persone, che i carabinieri sono riusciti a riaprire le indagini e ricostruire così quanto accaduto il 27 gennaio del 1991 a Vermicino, vicino Frascati.

Quel giorno Riccardo Germani venne freddato da quattro colpi di pistola mentre si allontanava in auto da casa di amici dove era stato a cena. Già allora le attenzioni degli inquirenti furono rivolte all’ambiente lavorativo della vittima. Germani, infatti, stava cercando di acquistare l’intera quota della società, di cui deteneva il 51%, in seguito ai continui contrasti con il suo socio. Si trattava di un deposito giudiziario dalle uova d’oro: una decina di capannoni, una superficie di 5.000 metri quadrati per ospitare mezzi posti sotto sequestro, un’area per autodemolizione ed una flotta di carri attrezzi da fare invidia ai concorrenti romani. Ma proprio in quel periodo Germani fu oggetto di numerose minacce, anche telefoniche, e di un’aggressione da parte di due persone, subito ritenute inviate dal socio che però all’epoca fornì un alibi inattaccabile, sorretto anche dalle dichiarazioni di alcuni testimoni.

L’inchiesta venne così archiviata nel 1992. Gli inquirenti riaprirono il caso nel 1997, in seguito alle dichiarazioni di un ex detenuto che in carcere aveva saputo da “Er Bengala” di essere stato assoldato per l’omicidio. La mancanza di prove però portò ad una nuova chiusura delle indagini. Solo ad aprile di quest’anno è arrivata la svolta, grazie all’uso da parte dei carabinieri delle nuove tecnologie che hanno permesso di risalire al mandante e ai due killer dell’omicidio. Ventidue anni dopo il caso è chiuso.