Killer texano fa strage nella sede della Marina Usa

Pubblicato il 16 settembre 2013 da redazione

NEW YORK. – Strage in un quartier generale della Marina degli Stati Uniti a Washington: il drammatico bilancio è’ di almeno 13 morti compreso il killer e diversi feriti, di cui tre versano in condizioni critiche. Ad aprire il fuoco, con armi automatiche, è stato un uomo, poi ucciso, e infine identificato come Aaron Alexis, di 34 anni, originario di Fort Worth, in Texas. Ma fonti ufficiali hanno riferito che forse non era solo e la polizia sta ora conducendo una vasta caccia all’uomo: ricerca attivamente un’altra persona, ”probabilmente” coinvolta. Le misure di allerta a Washington restano però elevate, tanto che gli edifici del Senato a Capitol Hill sono stati chiusi in via precauzionale. ”La nostra più grande preoccupazione è’ che ci siano potenzialmente altre due persone armate che non abbiamo ancora localizzato”, ha detto il capo della polizia di Washington Dc, Cathy Lanier. Successivamente, fonti ufficiali, hanno riferito che uno dei sospetti è stato scagionato e attualmente si cerca soltanto un altro sospetto. E’ stato ”un atto di codardia, che ha colpito militari e civili qui, in casa nostra”, ha detto il presidente Barack Obama, che viene aggiornato costantemente sugli sviluppi della situazione. Su quanto è’ accaduto, ha garantito, ”sarà fatta luce”.

Il sindaco di Washington, Vincent Gray, ha parlato dal canto suo di ”un incidente isolato”, affermando che i motivi della strage sono ancora sconosciuti, ma ha aggiunto che non c’è alcuna ”indicazione che si tratti di un atto di terrorismo”, anche se l’ipotesi, ha detto, ancora non può essere esclusa. Sin dai primi momenti della sparatoria sul posto sono arrivati centinaia di agenti delle squadre speciali della polizia di Washington, dell’Fbi e della polizia militare, con artificieri, cani antiesplosivo, mezzi blindati, elicotteri. L’allarme è stato diffuso rapidamente e ha portato alla chiusura dell’aeroporto Reagan della capitale, per circa un’ora, e anche alla chiusura di almeno una decina di scuole della zona, che è stata in gran parte sbarrata al traffico.

La Marina ha riferito che la sparatoria è iniziata alle 08:20 locali all’interno del Navy Yard, nell’edificio 197, che ospita il quartier generale del ‘Naval Sea Systems Command’. Il Naval Yard è una struttura che alcuni esperti definiscono ”il cuore pulsante della Marina Usa”, che si occupa di progettare, costruire, acquistare e mantenere navi, sottomarini e sistemi di combattimento, e in cui lavorano oltre 3.000 persone. E’ il più grande dei cinque centri dello stesso tipo di cui dispone la Us Navy, ed ha un budget annuale di 30 miliardi di dollari, un quarto dell’intero budget della Marina. Nel perimetro del complesso ci sono anche gli alloggi dell’ l’ammiraglio Jonathan Greenert, Capo delle Operazioni Navali, che è stato immediatamente evacuato e accolto al Pentagono.

Secondo il racconto di un testimone, un uomo ha aperto il fuoco con una pistola e con un fucile d’assalto. Ha sparato dal quarto piano dell’edificio sulla gente che in quel momento affollava la sottostante caffetteria. Altri due testimoni hanno riferito alla Cnn che, mentre fuggivano lungo un corridoio si sono trovati davanti un uomo armato che ha iniziato a sparare contro di loro, ”senza dire una parola”, e ha colpito il muro alle loro spalle. ”Era un uomo di colore, alto” ha detto uno dei due, precisando che era vestito di nero. Un portavoce del Pentagono ha affermato che tutte le basi militari della regione hanno adottato misure per rafforzare la sicurezza, così come il Pentagono stesso. Nel suo breve commento, nell’ambito di una dichiarazione già programmata, Obama ha precisato che ”non sappiamo ancora tutti i fatti”, ma ha comunque notato che ”purtroppo ci stiamo confrontando con un’altro assassinio di massa, qui, nella nostra capitale”.

Si allunga la scia di sangue
Si allunga la scia di sangue provocata dalle stragi negli Stati Uniti. Neanche due mesi dopo la follia omicida di un uomo in Florida, che a fine luglio ha ucciso sei persone in un appartamento di Miami, l’incubo ritorna e questa volta la mappa dell’orrore punta sulla capitale Usa: a Washington un uomo (ma forse non ha agito da solo) ha aperto il fuoco con armi automatiche in un quartier generale della Marina Usa. Il bilancio, ancora non definitivo, è di almeno 12 morti. Queste le principali stragi negli ultimi anni:

27 LUG 2013, MORTE IN FLORIDA. Un uomo di origine cubana si barrica in un appartamento di Miami, in Florida, uccidendo sei persone prima di essere ucciso da una squadra speciale delle teste di cuoio (Swat).

– 15 APR 2013, BOMBE ALLA MARATONA. Due bombe fatte esplodere alla maratona di Boston hanno ucciso tre persone, tra cui un bambino di otto anni, e provocato oltre 130 feriti.

– 14 DIC 2012, BIMBI SANDY HOOK. Un 20/enne entra nella scuola di Sandy Hook, di Newtown, in Connecticut, e apre il fuoco uccidendo 20 bambini e sei adulti.

– 20 LUG 2012, STRAGE AURORA. La prima mondiale del film di Batman, ‘The Dark Knight Rises’, si trasforma in un bagno di sangue: un uomo di 24 anni con una maschera antigas come quella del ‘cattivo’ del film, entra in un cinema di Denver, Colorado, nel quartiere di Aurora, durante la proiezione di mezzanotte, e con un fucile e due pistole uccide 12 persone e ne lascia 70 a terra ferite. Tra le vittime anche alcuni bambini.

– 2 APR 2012, TERRORE IN CALIFORNIA. Un ex studente entra in una classe della Oykos University, una piccola università cristiana di Oakland, e apre il fuoco sui suoi ex colleghi. Alla fine si contano sei morti e tre feriti.

– 8 DIC 2011, VIRGINIA TECH. Il complesso, teatro del massacro 2007, torna sulle prime pagine e l’America rivive un incubo. La sparatoria causa due morti, un agente e il killer.

– 5 novembre 2009. SANGUE A FORT HOOD. Un soldato americano di origine palestinese, uno psichiatra di 39 anni, apre il fuoco nella principale base americana – a Fort Hood, in Texas – con 13 morti e 42 feriti.

– 3 APR 2009. MORTE A NEW YORK. Un uomo di 42 anni di origini vietnamite apre il fuoco in un centro di accoglienza per gli immigrati a Binghamton, a 200 km a nordovest di New York: il bilancio finale è di 13 morti.

– 24 dicembre 2008. TERRORE A NATALE. Un uomo vestito da Babbo Natale fa irruzione in una casa di Covina, 40 km a est di Los Angeles, dove si stava festeggiando la vigilia di Natale, e uccide nove persone.

– 14 FEBBRAIO 2008, ILLINOIS UNIVERSITY. Un ex studente armato con due pistole ed un fucile irrompe in un’aula della Northern Illinois University ed apre il fuoco uccidendo cinque persone e ferendone una quindicina. Il killer poi si suicida.

– 17 APRILE 2007, LA TRAGEDIA PIU’ GRANDE. Uno studente di 23 anni di origine coreana apre il fuoco in due diverse aree del grande campus dell’università di Virginia Tech e uccide due persone in un dormitorio e altre 30 in un edificio dove erano in corso le lezioni.

– 2 OTTOBRE 2006, LA STRAGE DI AMISH. Un uomo prende in ostaggio alcuni studenti della scuola di Nickel Mines, un villaggio Amish in Pennsylvania, fa uscire i ragazzi e lega le ragazze con funi e manette. Poi uccide cinque giovani alunne, ne ferisce altre cinque e si suicida.

– 21 MARZO 2005, TERRORE IN RISERVA INDIANA. Un ragazzo di 16 anni uccide il guardiano e poi spara su compagni di scuola e insegnanti del liceo Red Lake High School, nella riserva indiana di Red Lake (Minnesota, Usa), uccidendo sei persone e ferendone 14 prima di suicidarsi. Prima di compiere l’incursione nella scuola, il ragazzo aveva ucciso il nonno e la sua compagna.

– 16 GENNAIO 2002, ANCORA VIRGINIA. In una piccola università uno studente straniero bocciato uccide a colpi di pistola il rettore, un insegnante ed una studentessa.

– 20 APRILE 1999, COLUMBINE: due studenti della Columbine High School di Denver (Colorado) – Eric Harris, 18 anni, e Dylan Klebold, 17 – aprono il fuoco e uccidono 12 loro compagni ed un insegnante prima di togliersi la vita.

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