La Concordia si rialza lentamente

Pubblicato il 16 settembre 2013 da redazione

ISOLA DEL GIGLIO (GROSSETO) – Poco più di un’ora per andare a fondo dopo l’inchino maledetto davanti a Le Scole, condannata a morte dalla manovra sciagurata di un solo uomo; 24 ore, se va bene, per rialzarsi, grazie all’ingegno di un team di 500 persone arrivate da tutto il mondo per realizzare qualcosa di mai tentato prima: la Concordia riemerge dalle acque del Giglio, 610 giorni dopo il naufragio. Ma la sua è una lenta risalita, assai più lenta di quanto previsto. E più che un ritorno alla vita, che ormai nessuno potrà restituirle, sembra davvero un lungo e malinconico funerale in memoria delle 32 vittime, due delle quali sono ancora laggiù, da qualche parte, nei meandri della nave. E, anche, un monito per tutti: affinché certi comportamenti e certe pratiche siano bandite per sempre.

A guardarla tornar su, la Concordia fa tenerezza. E rabbia. Perché 20 mesi di mare l’hanno ridotta ad un ammasso di lamiere mangiate dalla ruggine e dalle alghe e cancellato ogni colore, lasciando spazio ad un marrone uniforme e triste. Ma anche perché ancora oggi viene da chiedersi come sia stato possibile.

Il parbuckling, l’orrendo nome che sta a significare la rotazione della nave per riportarla in assetto verticale, parte alle 9 in punto: tre ore secche di ritardo sul programma originale.

– Nessun problema tecnico – si affrettano a spiegare gli esperti ai giornalisti di tutto il mondo, ma solo uno slittamento dovuto al violento temporale che nella notte si è abbattuto sul Giglio. E un altro stop arriva otto ore dopo, stavolta sì dovuto a questioni tecniche: è stato necessario intervenire su 4 dei 36 cavi che tirano la nave, per evitare che questi potessero danneggiare gli altri. Il risultato è un posticipo della fine delle operazioni di quasi 12 ore rispetto ai tempi inizialmente previsti.

In dodici ore la nave ha ruotato di 13 gradi: ne serviranno altri 11 prima che gli esperti della Titan Micoperi possano aprire le valvole e riempire di acqua i cassoni, facilitando così il ritorno in asse. Sempre che le incognite, impossibili da prevedere fino in fondo in un’operazione mai realizzata, siano finite.

– Andremo avanti ad oltranza per tutta la notte – conferma il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli -. Abbiamo una tempistica dilatata e probabilmente termineremo all’alba.

A seguire ogni istante della lenta risalita della Concordia c’è il mondo intero: giornalisti dalla Corea al Giappone, dirette non stop sui canali all news e sui siti internet, milioni di tweet. Al Giglio, i posti più ambiti sono le case che affacciano sul porto e i tavolini dei bar: cronisti e isolani e sono tutti lì con gli occhi puntati verso il mare, in una sorta di gigantesco reality che tutti vogliono abbia un lieto fine ma che nessuno può escludere si si trasformi in tragedia. I primi pronti a chiedere spiegazione per ogni minuto di ritardo; i secondi molto più interessati alla riuscita dell’operazione, tempi lunghi o meno. I più tranquilli sono i tecnici che non sono in servizio: bevono birra e guardano con i binocoli la loro “shit ship”, come la chiamano ridendo. Non c’è persona che non abbia al collo un badge: quello rosso che indica la possibilità di accedere alla “decision room” è il più prezioso. Poi c’è quello che consente l’accesso a tutte le zone in cui è stata divisa l’isola, quello per lo staff – i tecnici che in questi mesi hanno lavorato per preparare l’operazione di oggi, quello per i media. Ed anche uno per i residenti.

– Le cose stanno andando come pensavamo e abbiamo segnali molto confortanti. Per il momento verifichiamo che c’è una corrispondenza tra la realtà e il progetto – ripete per tutto il giorno ai giornalisti il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli faticando a far capire che l’importante è il risultato finale, non quello alla fine del primo tempo -. E’ vero, ci sono stati problemi, ma sono stati risolti. Quello che conta è che alla fine la Concordia torni in assetto verticale.

Ecco perché se la prende con la “logica di questo paese”: che è quella per la quale “invece di dire bravi” a chi si premunisce per affrontare e risolvere un problema, si chiede “perché non avete calcolato la sfiga”. Quando scende la notte al Giglio, è ormai chiaro a tutti che l’operazione folle ha buone probabilità di riuscita. Ma non è affatto conclusa. Gabrielli, a onor del vero, è il primo a dirlo:

– La partita non è ancora finita e gli imprevisti possono verificarsi in ogni fase, anche al termine dell’operazione.

Tutti si augurano che non sia così. Tutti, in cuor loro, sperano che questa sia l’ultima notte con la Concordia piegata su un fianco, come Schettino la lasciò 610 giorni fa in una notte di freddo e morte. All’alba si saprà se bisognerà ancora aspettare.

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