Fininvest, Berlusconi dovrá pagare 500 milioni di euro

ROMA  – Venticinque anni fa la Fininvest di Silvio Berlusconi si assicurò il controllo della casa editrice Mondadori – nella ‘guerra di Segrate’ con la Cir di Carlo De Benedetti – mediante la corruzione del giudice romano Vittorio Metta realizzata dall’avvocato Cesare Previti ‘intraneo’ al gruppo del Biscione e delegato tra l’altro proprio ad ‘acquistare’ a suon di mazzette le sentenze favorevoli. E’ la conclusione alla quale è arrivata la Cassazione nelle 185 pagine che contengono il verdetto sul Lodo e che sono state depositate, dopo l’udienza svoltasi lo scorso 27 giugno.

I 15 motivi di ricorso presentati al Palazzaccio dalla Fininvest sono stati tutti respinti, ad eccezione del tredicesimo motivo che ha segnato un piccolo successo per la società del Biscione, che ha ottenuto una decurtazione di 46 miliardi di vecchie lire sul dovuto: uno ‘sconto’ che assottiglia fino a 494 milioni di euro i 564,2 milioni di risarcimento liquidati dalla Corte di Appello di Milano e che la Cir ha congelato in un fondo nel 2011.

Si tratta della seconda pronuncia della Suprema Corte – dopo quella penale del primo agosto sulla frode fiscale del processo Mediaset – che mette in luce vicende illecite nella gestione delle società del Cavaliere, per il quale si avvicina il voto sulla decadenza.

– Prendo atto con soddisfazione – ha commentato De Benedetti, che ha passato ai figli il controllo del gruppo societario – che dopo più di 20 anni viene definitivamente acclarata la gravità dello scippo che la Cir subì a seguito della accertata corruzione di un giudice da parte della Fininvest di Berlusconi, il quale, a quel tempo, era ancora ben lontano dall’impegnarsi in politica.

Nonostante la vittoria giudiziaria – grazie alla quale il titolo è volato in borsa del 6,8% – resta all’ingegnere “la grande amarezza di essere stato impedito, attraverso la corruzione, di sviluppare quel grande gruppo editoriale che avevo progettato e realizzato”.

Di “esproprio senza fondamento” ha parlato invece Marina Berlusconi, presidente di Mondadori, definendo la decisione della Cassazione come “un altro schiaffo alla giustizia” che “rappresenta la conferma di un accanimento sempre più evidente” la cui gravità “lascia sgomenti”.

Il titolo di Segrate non ha avuto, tuttavia, ripercussioni rimanendo stabile. Contro il verdetto è insorto il Pdl: per il vicepremier Angelino Alfano è “una sentenza spropositata nella sua dimensione”.

– Penso – ha commentato – che l’azienda ricorrerà nelle più alte sedi, anche internazionali.

Secondo l’amazzone Anna Maria Bernini è in corso l'”assedio finale all’avversario politico Silvio Berlusconi: prima la limitazione della libertà personale, ora l’assalto al patrimonio”.

La decisione degli ‘ermellini’, scritta dal relatore Giacomo Travaglino e firmata dal presidente della Terza sezione civile Francesco Trifone, promuove la sentenza della Corte di Appello del nove luglio 2011 che ha l’unica ‘pecca’ di spiegare tutto “fin troppo analiticamente”. I supremi giudici escludono anche che in favore della Cir, per effetto del risarcimento, ci sia stata “overcompensation” o “ingiusto arricchimento”. Oltre al ruolo di Cesare Previti in veste di avvocato “strutturalmente organico” alla Fininvest, la Cassazione rileva come la valutazione delle prove raccolte, “condotta ai soli fini civilistici di ricondurre alla societá Fininvest la responsabilità del fatto corruttivo imputabile anche al dott. Berlusconi”, risulti “correttamente motivata”.

La Suprema Corte inoltre condivide la sentenza d’appello laddove afferma che “sarebbe risultato assolutamente fuori dell’ordine degli accadimenti umani che un bonifico di circa tre miliardi di lire fosse stato disposto ed eseguito, per le dimostrate finalità corruttive, senza che il ‘dominus’ della società, dai cui conti il bonifico proveniva, ne risultasse a conoscenza e lo accettasse”. Quanto alla Fininvest, nella ‘guerra di Segrate’ ha scelto di percorrere “il sentiero dell’inganno” e si è “soprattutto attestata sulla soglia della corruzione del giudice Metta al fine di ottenere una sentenza ingiustamente favorevole ai propri interessi”.

La guerra di Segrate
Con la sentenza di ieri la Cassazione ha messo la parola fine a una partita aperta più di vent’anni fa con al centro la cosiddetta ‘Guerra di Segrate’, ossia lo scontro, avvenuto tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per assicurarsi il controllo di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, soprattutto dopo che nel 1989 la Mondadori aveva acquistato l’Editoriale L’Espresso e il controllo di Repubblica, di una catena di quotidiani locali e di importanti settimanali come Panorama, L’Espresso, Epoca.

Il lodo arbitrale sul contratto Cir-Formenton è del 20 giugno 1990. La decisione fu presa dai tre arbitri, Carlo Maria Pratis (Presidente), Natalino Irti (per Cir) e Pietro Rescigno (per la famiglia Formenton), incaricati di dirimere la controversia tra De Benedetti e Formenton per la vendita alla Cir della quota di controllo della Mondadori, promessa a De Benedetti e poi venduta all’asse Silvio Berlusconi/Leonardo Mondadori.

Il lodo era favorevole alla Cir e dava a De Benedetti il controllo del 50,3% del capitale ordinario Mondadori e del 79% delle privilegiate. Berlusconi perse la presidenza, da poco conquistata, e al suo posto si insediò il commercialista Giacinto Spizzico, uno dei quattro consiglieri espressi dal Tribunale come gestore delle azioni contestate. Nel luglio del ’90 la famiglia Formenton fece ricorso. Il 24 gennaio 1991, la Corte d’Appello di Roma, presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini, dichiarò che, dato che una parte dei patti dell’accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l’intero accordo e, quindi, anche il lodo arbitrale.

La Mondadori sembrò così tornare nelle mani di Berlusconi. Dopo alterne vicende di carattere legale e dopo l’approvazione della legge Mammì, nell’aprile 1991, con la mediazione di Giuseppe Ciarrapico, Fininvest e Cir-De Benedetti raggiunsero un accordo: la transazione in sostanza attribuì la casa editrice Mondadori, Panorama ed Epoca alla Fininvest di Berlusconi, che ricevette anche 365 miliardi di conguaglio, mentre il quotidiano La Repubblica, il settimanale l’Espresso e alcune testate locali a Cir-De Benedetti. Questa transazione è al centro del risarcimento chiesto in sede civile (complessivamente un miliardo) dalla holding della famiglia De Benedetti alla luce della sentenza penale con cui nel 2007 il giudice Vittorio Metta, l’avvocato di Fininvest Cesare Previti e gli altri due legali Giovanni Acampora e Attilio Pacifico sono stati condannati definitivamente per corruzione in atti giudiziari.

La Cassazione sei anni fa aveva confermato l’ipotesi delle indagini avviate dalla Procura di Milano: la sentenza del 1991 della Corte d’ Appello di Roma sfavorevole a De Benedetti fu in realtà comprata corrompendo il giudice estensore Metta con 400 milioni provenienti da Fininvest. Tesi quest’ultima contestata dalla società di Berlusconi secondo la quale dei tre giudici che annullarono il Lodo Mondadori nel 1991 due ”avevano condiviso” la sentenza di annullamento ”in piena autonomia”. In primo grado il giudice civile Raimondo Mesiano, il 3 ottobre 2009, aveva condannato Fininvest a versare alla controparte quasi 750 milioni di euro per danni patrimoniali ”da perdita di chance” per un ”giudizio imparziale”. Il 9 luglio 2011 la conferma della condanna da parte della Corte d’Appello di Milano che aveva però ridotto l’entità del risarcimento a 564,2 milioni di euro. Oggi la Suprema Corte ha confermato la condanna di due anni fa con ancora un lieve ritocco al risarcimento: circa 23 milioni in meno.

Fininvest perde un sesto del suo patrimonio
La sentenza della Cassazione taglierà di circa un sesto il patrimonio netto di Fininvest. Una ‘mazzata’ per Silvio Berlusconi e i figli, che controllano la holding attraverso una serie di società, ma non abbastanza per mettere a repentaglio la solidità di una finanziaria che, in base ai dati del bilancio 2012, dispone di un patrimonio netto di 2.437 milioni di euro a fronte di 282 milioni di debiti.

Fininvest ha in realtà già trasferito a Cir i 564,2 milioni di euro che la Corte di Appello di Milano le aveva imposto di pagare per il Lodo Mondadori. Ma la società ha sempre considerato la somma ”un trasferimento di liquidità non definitivo”, assimilabile a ”un deposito cauzionale” in quanto valutava ”più che probabile il buon esito del ricorso per Cassazione” sulla base ”del parere dei propri legali” e supportata ”da pareri giuridico/contabili di autorevoli professionisti indipendenti”. Insomma quei soldi erano considerati da Fininvest ancora suoi.

Ora la società presieduta da Marina Berlusconi dovrà contabilizzare il risarcimento, peraltro ridotto dopo la sentenza della Cassazione, come una perdita, mettendo così una seria ipoteca sui conti del 2013, dopo che già il 2012 si è chiuso con un rosso civilistico di 193 milioni. La società – per offrire ai creditori la possibilità di valutare gli effetti di una condanna che considerava ”altamente improbabile” – aveva comunque costituito una riserva indisponibile del patrimonio netto di 409 milioni di euro ”coincidente con la somma pagata a Cir al netto della relativa componente fiscale”. Il patrimonio netto di Fininvest, anche decurtato della riserva indisponibile, è pari a oltre sette volte il totale dei debiti (e a dieci volte l’indebitamento bancario). Quanto alla liquidità, a fine 2012, Fininvest aveva circa 200 milioni depositati su conti correnti oltre a 770 milioni di affidamenti a breve termine presso il sistema bancario non ancora utilizzati

Le tappe della vicenda giudiziaria
Ecco le tappe principali della vicenda giudiziaria con al centro il Lodo Mondadori. Vicenda i cui risvolti civili hanno portato la Cassazione a confermare in sostanza la sentenza con cui i giudici di secondo grado, nel luglio del 2011, hanno condannato Fininvest a risarcire Cir. La Suprema Corte ha però ridotto la cifra del risarcimento del 15%.

4 ottobre 2001 – Davanti alla quarta sezione del Tribunale di Milano comincia il processo per il Lodo Mondadori. Imputati per corruzione in atti giudiziari sono Cesare Previti, Attilio Pacifico, Vittorio Metta e Giovanni Acampora. Qualche mese prima la quinta Corte d’Appello di Milano dichiara la prescrizione del reato per Silvio Berlusconi in quanto, per via della concessioni delle attenuanti generiche, gli è stata contestata la corruzione semplice.

28 gennaio 2002 – Il processo Imi-Sir, cominciato nel 2000, viene riunito con quello sul Lodo Mondadori.

 29 aprile 2003 – Il Tribunale condanna a 13 anni Metta, a 11 anni Previti e Pacifico, a 8 anni e 6 mesi Squillante, a 6 anni Felice Rovelli, a 5 anni e 6 mesi Acampora, 4 anni e 6 mesi Primarosa Battistella. Assolto Filippo Verde.

7 gennaio 2005 – Comincia a Milano, davanti alla seconda Corte d’appello, presieduta da Roberto Pallini, il processo di secondo grado per i casi Imi-Sir e Lodo Mondadori.

23 maggio 2005 – I giudici della seconda sezione penale Corte d’appello confermano la condanna di Previti per la sola vicenda Imi-Sir, assolvendolo per quella sul Lodo Mondadori. Previti e Pacifico hanno avuto una riduzione della condanna da 11 a 7 anni. Riduzioni delle pene per gli altri imputati: Metta da 13 a 6 anni, Squillante da 8 anni e 6 mesi a 5 anni, Rovelli da 6 a 3 anni, Primarosa Battistella da 4 anni e 6 mesi a 2 anni. Per la vicenda Lodo Mondadori l’avvocato Giovanni Acampora, Metta, Pacifico e Previti sono stati assolti ”perché il fatto non sussiste”.

4 maggio 2006 – Per il caso Imi/Sir, la Cassazione riduce a 6 anni la condanna per Previti e Pacifico, conferma la condanna a 6 anni per Metta, riduce la pena per Acampora a 3 anni e 8 mesi, annulla senza rinvio la condanna per Squillante e Battistella e considera prescritta l’accusa per Felice Rovelli. Per il Lodo Mondadori, la Suprema Corte accoglie il ricorso della Procura Generale di Milano e della parte civile Cir, contro le assoluzioni del maggio 2005.

18 dicembre 2006 – Davanti alla terza sezione della Corte d’appello di Milano, si apre il nuovo processo di secondo grado per il Lodo Mondadori.

23 febbraio 2007 – I giudici condannano Previti, Acampora e Pacifico ad un anno e 6 mesi, Metta a due anni e 9 mesi.

13 luglio 2007 – Le condanne del processo bis di secondo grado vengono confermate dalla Cassazione che ha così cristallizzato l’ipotesi delle indagini avviate nel 1996 dalla Procura di Milano: la sentenza del 1991 della Corte d’ Appello di Roma sfavorevole a De Benedetti fu in realtà comprata corrompendo il giudice estensore Vittorio Metta con 400 milioni provenienti da Fininvest. La somma, questa l’accusa, faceva parte dei 3 miliardi di lire che il 14 febbraio 1991, 20 giorni dopo la sentenza di Metta, dai conti esteri Fininvest ”All Iberian” e ”Ferrido” vennero bonificati sul conto svizzero ”Mercier” di Previti, e che poi vennero movimentati da Acampora e Pacifico per fare arrivare, appunto, i 400 milioni a Metta.

3 ottobre 2009 – Il giudice civile del Tribunale di Milano Raimondo Mesiano ha stabilito che la Cir ha diritto al risarcimento di 750 milioni da parte di Fininvest per il danno patrimoniale da ‘perdita di chance’.

9 luglio 2011 – La seconda sezione civile della Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna di primo grado alla Fininvest riducendo pero’ il risarcimento dovuto alla Cir a circa 564,2 milioni di euro compresi spese ed interessi.