Concordia: ora tutti i porti la vogliono, anche estero

FIRENZE – La ‘gara’ è aperta da tempo, ma vedere riemergere la malconcia Costa Concordia dalla scomoda posizione in cui è stata per 20 mesi ha rimesso in moto gli ”appetiti” sul relitto: ora che è stata rimessa in verticale è certo che c’é “qualcosa” da smaltire e alle candidature di Piombino, Civitavecchia e Palermo, si aggiungono quelle di Napoli, Genova e Porto Torres per dare l’ultima sepoltura al gigante del mare.

Ma l’ipotesi di ricorrere ad un porto lontano dall’Italia, forse in Turchia, non è tramontata. Tanto è vero che sarebbe già stata opzionata la nave-piattaforma coreana Vanguard: un bestione capace di abbracciare e sollevare la Concordia e portarla lontano, anche molto, molto lontano dall’Isola del Giglio ad una velocità di 14 nodi. Una opzione, questa, che consentirebbe lo smantellamento della ex nave di Schettino in qualsiasi parte del mondo.

La decisione sull’ultimo porto di approdo del relitto ultima spetta a Costa: ma si tratta di una decisione che la compagnia potrà prendere entro alcuni paletti. Il primo di essi è la qualificazione della nave come rifiuto, e ciò chiama in causa il ministero dell’Ambiente e la Regione Toscana. L’altro è rappresentato dalle norme Ue che prevede che lo smaltimento avvenga nel porto più vicino e adeguato. Se il parametro della vicinanza all’Isola del Giglio non lascia molti spazi, è il concetto di adeguatezza a rappresentare una variabile su cui le candidature potranno misurarsi. Su tutte c’è la domanda se il porto di Piombino, forte di un recente finanziamento di 150 milioni per il potenziamento delle infrastrutture, sarà pronto per la primavera prossima, quando gli stessi responsabili dell’operazione parbuckling hanno definito ”ragionevole” il galleggiamento della nave.

Solo così potrà aggiudicarsi un business milionario, ma soprattutto lavoro per almeno due anni a 300 persone. Sul tavolo Piombino può spendere il suo know-how sulla gestione dell’acciaio e quindi una filiera corta per la rottamazione. Palermo, dove opera Fincantieri – che ha costruito la Concordia e realizzato i grandi cassoni serviti anche alla rotazione – è stato tra i primi concorrenti del porto toscano, insieme a Civitavecchia, sicuramente più vicino, come quello di Genova. A Sestri Levante la Concordia è nata ed in Liguria potrebbe morire. Per il presidente dell’Autorità portuale di Genova, Luigi Merlo, lo scalo ha tutti i requisiti strutturali e professionali per assolvere allo smaltimento dello scafo. Lo stesso Merlo ha definito “uno spettacolo indecente” la corsa alle candidature che oggi registra anche interventi di spessore politico.

Per proporre il porto di Napoli è sceso in campo lo stesso governatore della Campania Stefano Caldoro che ha proposto ufficialmente la candidatura partenopea:

– Abbiamo dato la disponibilità, attraverso una mia lettera di qualche mese fa, come ha fatto anche il commissario dell’Autorità portuale Luciano Dassatti.

Ma anche dall’altra sponda del Tirreno, in Sardegna, si guarda alla Concordia: Porto Torres ci pensa seriamente, anche per cercare una boccata d’ossigeno dalla crisi occupazionale che attanaglia la zona, forte dei suoi 400 ettari di specchio acqueo.

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