Omofobia: scontro frontale Boldrini-M5S,interviene Colle

ROMA – Ventiquattro ore di “estenuanti” trattative. E alla fine un nulla di fatto e un probabile nuovo rinvio. La frattura tra Pd e Pdl sulla legge sull’omofobia non si ricompone. E rischia di portare oggi a una plateale spaccatura in Aula della maggioranza. Ma intanto a tenere banco a Montecitorio è il duro scontro tra la presidente Laura Boldrini e il Movimento 5 Stelle.

C’erano già stati momenti di tensione. Ma questa volta il deputato M5S Christian Iannuzzi si spinge fino a chiedere un passo indietro della presidente:

– Se non si sente in grado di rappresentare quest’Aula in modo imparziale, è meglio che si dimetta – le dice a muso duro a seduta in corso. E gli altri partiti insorgono per un “attacco” che all’unisono non esitano a definire “violento”.

“Inammissibile, intollerabile”, secondo il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che fa sentire la sua voce. In una seduta già tesa per la spaccatura sull’omofobia della maggioranza, la miccia viene innescata da un botta e risposta tra il 5 Stelle Riccardo Nuti e la Boldrini. Nuti si oppone al rinvio del voto chiesto per cercare un accordo “nelle segrete stanze” e Boldrini replica:

– L’Assemblea ha deciso.

Ma, si agitano i grillini, interviene prima che un voto sul rinvio si sia effettivamente svolto. Di qui l’attacco di Iannuzzi, che verrà poi derubricato dal M5S da “richiesta” a “consiglio” di dimissioni, “se Boldrini non se la sente di essere imparziale”.

La presidente non replica, poi in una nota dice basta alla “costante e strumentale delegittimazione” che, “in Aula come in rete”, fa bersaglio la presidenza della Camera e “va a discapito della qualità del dibattito democratico”. Ancora più netto è Napolitano, preoccupato dalle minacce che emergono sulla Rete:

“Si tratta di attacchi inammissibili, che non possono essere tollerati, ai principi della convivenza democratica”, afferma il presidente, che stigmatizza la “campagna di gravi e perfino turpi ingiurie” che emergono dal web contro Boldrini. In questo clima procede la trattativa al vetriolo sul testo sull’omofobia. Pd e Pdl cercano “fino allo sfinimento una mediazione” sul testo. E rinviano il voto in Aula per due volte. Anche perché il relatore Pdl Antonio Leone si dimette per la presa d’atto che una posizione condivisa, anche all’interno del suo stesso gruppo, non c’è.

– Potremmo far passare il testo con i voti di Pd, Sel e M5S – spiega il relatore Pd Ivan Scalfarotto – ma poi rischia di essere chiuso in un cassetto al Senato.

A dividere la maggioranza, l’aggravante di omofobia che il Pd vuole inserire nella legge Mancino per rafforzare l’attuale testo. Il Pdl chiede che si preveda che l’aggravante scatti quando la motivazione omofoba del reato emerga “pubblicamente” o “apertamente”. Ma così, argomenta il Pd,si rischia di annacquare tutta la legge Mancino, anche sull’aggravante per odio razziale. I dem sono piuttosto diposti a concedere di esclure l’aggravante sui reati d’opinione, che preoccupano i cattolici.

– Non capisco perché si insiste con questa trattativa e non si va al voto con la maggioranza Pd-M5S-Sel – allarga le braccia il deputato di Sel Alessandro Zan. Ma il tentativo è evitare a ogni costo una frattura nella maggioranza, proprio in questo momento. Senza considerare che il Pdl rischia di spaccarsi al proprio interno, come dimostra il voto a favore del ritorno in commissione del testo, espresso dai cattolici del partito di Berlusconi in dissenso dal gruppo. Oggi, ad ogni modo, dovrebbe esserci il voto dell’Aula. La Lega è pronta a chiedere che sia a scrutinio segreto. La maggioranza (o una parte di essa) potrebbe optare per la libertà di coscienza.

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