Letta-Cav congelano la crisi ma su fisco e toghe è scontro

Pubblicato il 19 settembre 2013 da redazione

ROMA  – Enrico Letta avverte che non intende fare da “punching ball”, né rimanere stritolato fra i veti incrociati di Pdl e Pd. Quanto alla condanna del Cavaliere, non c’è “nessuna persecuzione” e l’autonomia della magistratura va difesa e tutelata. Silvio Berlusconi risponde che il governo andrà avanti a condizione che rispetti i “patti”; ma definisce “ipocrita” la posizione di chi si ostina a dire che “la legge è uguale per tutti” perché così non è.

Il botta e risposta (a distanza) fra il presidente del Consiglio e l’ex premier conferma che la crisi di governo al momento appare scongiurata, ma fa capire anche che le tensioni dalla decadenza del Cavaliere rischiano di trasferirsi sui nodi economici (come l’Iva) e non (come omofobia o legge sul finanziamento ai partiti). Per questo ieri mattina, dopo avere presentato il piano “Destinazione Italia” per attrarre gli investimenti stranieri, Letta indossa i guantoni e ribadisce a muso duro che non si farà logorare.

– Non ho nessuna intenzione che si creino cortocircuiti sui provvedimenti del governo – premette a proposito degli avvertimenti del Pdl sull’Iva e delle fibrillazioni sull’omofobia -. Vedo che c’è la volontà di usare il governo come una specie di punginball – aggiunge italianizzando il termine, ma mentre “tutti se le danno di santa ragione”, lui intende “continuare a lavorare”.

– Certo – avverte – non ho scritto in testa “Jo Condor” come quel personaggio del Carosello che vedevo da bambino.

Tradotto: non sono Giocondo, a farmi logorare da veti e contro-veti e da ultimatum quotidiani non ci sto. Se qualcuno vuole davvero la crisi lo dica apertamente, assumendosene le responsabilità davanti al Paese; altrimenti si torni a collaborare per realizzare il programma su cui ho ricevuto la fiducia. Fermo restando che al governo spetta la sintesi qualora le posizioni nella maggioranza divergano. Ma siccome sa perfettamente che la barca galleggia fino a quando i motori vanno, assicura anche che d’ora in avanti “giocherà d’attacco”. Un modo per dire che intensificherà l’azione di governo. Parole che si spiegano solo partendo da un presupposto: Letta è convinto che quello di Berlusconi sia un bluff. Che non abbia modo, né interesse, di aprire una crisi. Perlomeno non ora. E forte di questa convinzione – fondata o meno che sia – risponde al duro j’accuse del Cavaliere contro i magistrati:

– Non ci sono persecuzioni giudiziarie, lo stato di diritto è garantito e l’autonomia dei giudici va rispettata.

Giudizi netti, detti forse per placare base e dirigenza Pd, ma che inevitabilmente devono aver rafforzato quella delusione che Berlusconi, incontrando i ministri pidiellini a palazzo Grazioli, ha detto di nutrire per “Enrico”. Dal quale si aspettava almeno una parola di solidarietà. Rammarico che lui stesso trasforma in attacco inaugurando la nuova sede della rediviva Fi:

– La legge non è uguale per tutti e chi sostiene il contrario dice una inaccettabile ipocrisia. Detto ciò, il Pdl è stato e continuerà ad essere responsabile perché una crisi ora sarebbe destabilizzante per il Paese. Il governo – avverte tuttavia – deve mantenere le promesse fatte soprattutto sul fronte fiscale, perché il sostegno all’Esecutivo sarà garantito fino a quando porterà in fondo i provvedimenti.

Un implicito riferimento al dossier Iva. A palazzo Chigi ribadiscono che difficilmente si potrà evitarne l’aumento. Ma Letta ha ampiamente rassicurato il Pdl sul fatto che il ‘patto’ sull’Imu non sarà toccato. La coperta tuttavia è corta e tutte le risorse (anche quelle derivanti dai minori interessi sul debito) dovranno essere usate per rimanere sotto il 3%. Letta, però, deve coprirsi anche sul fianco del Pd. Sa bene che in tanti nel partito non aspettano altro che le provocazioni del Pdl per rispondere con quel “fallo di reazione” tanto temuto a palazzo Chigi. Ecco perché cerca di sminare il terreno del congresso, confermando che non intende schierarsi con alcun candidato alla segreteria. Quanto all’ipotesi di una verifica in Parlamento, la replica dei suoi è tranchant: su ogni provvedimento, in Aula, c’è una verifica.

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