Epifani, congresso l’8/12 ma Renzi resta freddo

ROMA – All’Auditorium della Conciliazione parte (con qualche ritardo) l’Assemblea del Pd ma il vero confronto è in corso a largo del Nazzareno. Dove, in sostanza ininterrottamente da due giorni, sono riuniti i 19 commissari del partito incaricati di decidere sulle regole del congresso. Così, quando il segretario Guglielmo Epifani prende la parola e, annuncia, d’accordo con i vicepresidenti dell’Assemblea (incaricati da statuto di indire la data del congresso) ha deciso di fissare la data delle primarie nazionali per l’8 dicembre tra i renziani cala il gelo. E pure qualche perplessità.

– Ma come – mormora qualcuno – non è ancora in corso la commissione sulle regole?

Il sospetto è quello di un tentativo di ‘ingabbiarli’ sulla data per avere mano più libera sulle regole sulle quali la trattativa è ancora in corso. La data annunciata – tra l’altro – è più vicina a quanto chiesto dai ‘bersaniani’ (il 15 dicembre) che a quanto voluto da sempre dai renziani (il 24 novembre) ma, dalle parti del largo del Nazzareno, si evidenzia che ormai è fissata e oggi l’assemblea voterà sul regolamento e non su questo. Salvo sorprese. Salvo, anche, che il sindaco non decida di provare ad andare alla conta. Un’operazione, in realtà, davvero rischiosa, visto che le maggioranze in assemblea, non sono per nulla definite.

Più probabile, quindi, che più pragmaticamente scelga di utilizzare la questione per rilanciare al tavolo delle regole. Al quale, raccontano, si stanno ancora limando le modifiche all’articolo 3 dello statuto (quello sul segretario candidato ‘naturale’ a palazzo Chigi del Pd) e definendo le tappe dei congressi locali. Un punto importante per la corsa di Renzi e per definire i pesi futuri nel partito.

Il congresso, ribadisce Epifani, deve partire dal basso. Andranno svolti – spiega in sostanza – prima di tutto quelli di circolo e soprattutto i provinciali, anche perché la prima tappa elettorale del prossimo anno sono le elezioni amministrative ed è dunque necessario lavorarci con dirigenti del Pd in carica.

Prima di affrontare il nodo partito, in ogni caso, il leader Pd, nel suo intervento, ci tiene a mandare una serie di messaggi prima di tutto al Pdl ma anche a Enrico Letta.

– Al governo – dice chiaro e tondo Epifani – chiedo di non far scattare l’aumento dell’Iva.

Anche perché, è il messaggio rivolto anche al Cavaliere il Pd non si farà etichettare come il partito delle tasse. Il Pd è il partito, scandisce il segretario, “dell’equità fiscale, del no ai condoni”, ma anche quello che chiede “che chi ha di più dia di più e chi ha di meno dia di meno”.

– Del resto – è l’attacco al Cavaliere – il Paese è in questa situazione anche perché i governi di centrodestra all’inizio della crisi lo hanno portato sull’orlo del baratro.

Non ci sta, poi Epifani, al Berlusconi ‘di lotta e di governo’ perché l’esecutivo non può essere mandato avanti “solo con la responsabilità di una parte sola”. Insomma, puntualizza Epifani, il remake del film visto con il governo Monti non ci sarà:

– Basta al trasformismo e all’opportunismo.

Oggi la riunione dell’assemblea riprenderà in mattinata. Roberto Gualtieri, incaricato da Guglielmo Epifani di lavorare alle modalità del congresso, in apertura farà la sua proposta che dovrebbe essere frutto di un accordo di massima di commissione. Poi ci sarà lo spazio per il dibattito e alle 12 si voterà. In caso di intesa tutto dovrebbe andare liscio. Ma le insidie del voto di un’assemblea ormai poco governabile ci sono tutte

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