Pdl: “Riforma ineludibile”. Altolà del Pd: “No ritorsioni”

Pubblicato il 20 settembre 2013 da redazione

ROMA  – Pdl e Pd si scontrano sulla riforma della Giustizia; i centristi invitano alla “pacificazione” come “dopo il fascismo”; ed il M5S butta benzina sul fuoco chiedendo le “dimissioni” del capo dello Stato. Così il ‘Palazzo’ risponde all’invito di Giorgio Napolitano a “spegnere il conflitto tra politica e magistratura”. Il monito del presidente, chiaro riferimento alla polemica tra Silvio Berlusconi e “certa Magistratura”, diviene un ulteriore terreno di scontro all’interno della maggioranza di governo ed argomento di polemica per l’opposizione.

Le parole di Napolitano, che ovviamente sono unanimemente “condivise”, vengono però ‘diversamente’ interpretate. Il Pdl legge nell’intervento del Capo dello Stato una spinta verso la “necessaria riforma della giustizia” ed un richiamo – afferma Altero Matteoli – alla “magistratura” che deve “riscoprire i modelli di comportamento che soprattutto in queste settimane sono venuti meno clamorosamente: caso Esposito docet”.

Il Pd, invece, pone dei paletti alla interpretazione data del centrodestra: “La riforma della giustizia non sia il terreno per cercare una rivincita”. Insomma: il cambiamento dell’ordinamento giudiziario non si deve trasformare in un tentativo di punire i magistrati per la condanna di Berlusconi.

Donatella Ferrari, in tal senso, arriva a parlare di “ossessioni vendicative”. Il tema cruciale, infatti, resta l’ipotesi di riforma istituzionale. Intervento sul quale il Pdl è in pressing dalla scorsa legislatura, e con maggior rigore dopo la sentenza della Cassazione sul processo Mediaset. Renato Brunetta si arma di carta e penna e scrive una lettera aperta ad Enrico Letta. Altra benzina sul fuoco nei delicati rapporti della ‘strana maggioranza’.

“Caro Enrico, ieri hai detto come fosse un atto di fede: ‘Siamo in uno stato di diritto, non ci sono persecuzioni (traduco: Berlusconi non è perseguitato)’ – afferma il capogruppo del Pdl a Montecitorio – Sii prudente. Queste parole perentorie si scontrano con la realtà e il buon senso. Sono anzi proprio false”.

La lunga missiva termina così:

“E’ ufficiale, è un dato di scienza: la magistratura italiana è politicizzata. Dille di smettere!”.

Il premier non replica. Nel Pd si fa sentire Danilo Leva, responsabile Giustizia del partito.

– La riforma che propone il Pdl ha il sapore della ritorsione – rimarca – In essa traspare il solito tentativo di sottomettere il potere giudiziario al controllo della politica. Se qualcuno pensa che sia il terreno per cercare una rivincita, sbaglia.

Ma non tutti nel Pdl hanno accolto bene il monito di Napolitano. Elvira Savino sottolinea che “in una Repubblica parlamentare le riforme, compresa quella sulla giustizia, le fa il Parlamento e non la Magistratura” dice, contestando l’invito del Colle a che i magistrati si facciano parte attiva e proponente. Fuori dal coro l’invito alla “pacificazione” del ministro Annamaria Severino:

– C’è bisogno di un clima sereno. I problemi sono tanti. Più c’è un clima di serenità, più si lavora e si risolvono.

Non è di questo avviso il M5S che va all’attacco di Napolitano.

– In altri paesi saremmo al limite di una procedura di sfiducia al Capo dello Stato – sbotta il deputato Manlio Di Stefano – E’ indecente che si possano pronunciare parole simili di finta pacificazione. Ci sono solo politici che delinquono da 50 anni e PM che indagano. Se Napolitano non è in grado di capire questo semplice quanto delicato concetto per scarsa lucidità o, spero di no, per malafede, faccia un passo indietro e rassegni le sue dimissioni.

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