“Giusto fra le Nazioni”: Bartali, ora il suo eroismo sarà noto al mondo

Pubblicato il 23 settembre 2013 da redazione

TEL AVIV. – ”Siamo emozionati. Questo riconoscimento renderà l’eroismo di Gino Bartali di dominio pubblico in tutto il mondo. E’ splendido pensare che cosí tante nuove persone avranno adesso modo di conoscere questo ciclista e benefattore italiano, e scoprire cosí a loro volta la storia che ci ha avvinto per cosí tanti anni”: cosí due suoi biografi canadesi, Aili e Andres McConnon, commentano a caldo con l’Ansa le informazioni appena rimbalzate loro oltre Oceano da Gerusalemme sul riconoscimento di Bartali come Giusto fra le Nazioni da parte dello Yad VaShem di Gerusalemme. Per anni hanno raccolto, in Italia e in Israele, frammenti d’informazioni sulle sue attività clandestine durante la Seconda guerra mondiale.

La loro ricerca – apprezzata dal premio Nobel Elie Wiesel e attentamente vagliata dallo stesso Yad VaShem – ha preso forma in un libro (‘La Strada del Coraggio. Gino Bartali, Eroe silenzioso’), uscito prima in inglese e poi, mesi fa, anche in italiano. Uno dei momenti chiave nelle loro peregrinazioni, affermano, é stato l’incontro con Padre Pier Damiano, un sacerdote del monastero di San Damiano ad Assisi, nel frattempo deceduto.

Durante la seconda guerra mondiale il religioso fu un giovane testimone dei fatti. Ai due ricercatori giunti dal Canada disse di aver visto con i propri occhi Bartali trasportare documenti per ebrei in stato di necessitá, fra Assisi e Firenze, in una rete clandestina che coinvolgeva il cardinale Elia Angelo Dalla Costa e il rabbino Nathan Cassuto. ”Padre Pier Damiano – raccontano – ci diede una descrizione dettagliata, affascinante, di come Bartali nascondeva i documenti nella bicicletta e come la smontava per poterli consegnare a destinazione”.

Un altro testimone oculare prezioso per i due ricercatori fu Giorgio Goldenberg (oggi Shlomo Paz). ”Ci offrí una testimonianza oltremodo avvincente e personale di come fu salvato da Gino Bartali insieme con i genitori, la sorella e il cugino Aurelio Klein. Paz – precisano i fratelli McConnon – ci dischiuse una finestra commovente sulle vicissitudini degli ebrei in Italia (durante la guerra). Restammo annichiliti: perché quella era la prima volta che ne parlava con dei ricercatori.

In seguito ne avrebbe parlato anche con i media”. Ad accendere l’immaginazione di Andres McCannon su Bartali é stata la propria passione per il ciclismo. Dieci anni fa, mentre seguiva il Tour de France, egli apprese che Bartali era riuscito a vincere la grande corsa francese due volte e a ben un decennio di distanza, 1938 e nel fatidico 1948. Ma cosa aveva fatto, si chiese, nei tragici anni della guerra ? Fu allora che orecchió le voci secondo cui aveva trafugato documenti falsi in bici. E da allora i McConnon si sono dedicati a ricostruire la figura del leggendario ciclista, e a metterne in luce il coraggio. Negli Stati Uniti il loro libro é stato accolto con grande favore, e in Canada ha guidato per tre mesi le classifiche dei saggi piú venduti.

“Come autori, siamo elettrizzati nel pensare che é apparso in Italia proprio questa estate, alcuni mesi prima di questo importante riconoscimento da parte di Yad VaShem. Gli italiani hanno sempre amato Bartali per i suoi successi sportivi e per la sue genuinità. Speriamo che questo libro, con il suo nuovo materiale di ricerca, offra un resoconto completo del suo impegno coraggioso durante la guerra. In questo modo avremo aggiunto una nuova dimensione a un’icona nazionale”.

Il riconoscimento giunge d’altronde, osservano i due biografi, in un momento in cui il mondo del ciclismo é scosso da scandali. Proprio l’imminente centenario della nascita di Bartali potrebbe rappresentare dunque un’occasione per riscoprirne invece un’immagine di virtù a tutto tondo.

‘Giusto fra le nazioni’, in bici salvò 800 ebrei
La vita di 800 ebrei, salvata nascondendo sotto il sellino della sua bici documenti falsi: Gino Bartali, ‘toscanaccio’ burbero e schivo dal grande cuore, é stato un campione non solo sulla strada, ma forse ancor di più nella vita. Il suo nome – dopo la medaglia d’oro assegnatagli dal presidente Azeglio Ciampi nel 2006 per la sua attività durante la guerra – da oggi é iscritto fra i ‘Giusti delle Nazioni’ allo Yad Vashem, il Sacrario della Memoria a Gerusalemme, insieme con altri italiani (oltre 500) – tutti non ebrei – che ebbero il coraggio di dire di no alla barbarie nazista. Persone che hanno riscattato in parte l’onore dell’Italia fascista alleata dei tedeschi, segnata dalle Leggi Razziste e dalle persecuzioni. ‘Ginettaccio’ aveva ragione nel suo modo di dire ‘Gli é tutto da rifare’: perché lui, quel che poteva fare, giá lo aveva fatto. Rischiando la vita durante l’occupazione tedesca come staffetta in bicicletta tra Firenze i molti luoghi dove si nascondevano gli ebrei braccati.

Macinando chilometri e, sotto il naso dei nazisti, trasportando i documenti falsi preparati sotto la regia della Curia di Firenze, diretta dall’arcivescovo Elia Angelo Dalla Costa (anche lui ‘Giusto tra le Nazioni’), in stretto collegamento con il rabbino capo della cittá Nathan Cassuto, altro eroe italiano ucciso dai nazisti in una ‘Marcia della Morte’ nel 1945. ”E’ una cosa magnifica”, ha commentato il figlio di Bartali, Andrea, che si trovava con sua madre, vedova del campione, quando ha saputo dall’Ansa la notizia. ”L’aspettavamo – ha aggiunto – già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto Giusto tra le nazioni il cardinale Dalla Costa”. Il sindaco Matteo Renzi ha definito a sua volta quella di Yad Vashem ”una scelta che commuove Firenze.

E’ il più bel regalo alla città ed il modo più serio di dare un senso ai Mondiali di ciclismo”. Di ”onore” per l’Italia ha parlato anche il ministro per gli Affari regionali, le autonomie e lo sport, Graziano Delrio. ”I mondiali di ciclismo a Firenze, proprio nella sua terra – ha aggiunto – sono il miglior modo per ricordare un campione di sport e di vita come Gino Bartali”. C’é voluto un lungo percorso per arrivare a questa decisione, perché in questo caso mancavano testimoni diretti e Yad Vashem valuta molto attentamente le cose: alla ricostruzione della vicenda ha contribuito pure la figlia del rabbino Cassuto, Susanna.

Lei e il fratello David (ex vicesindaco di Gerusalemme) – scampati in Italia alle persecuzioni e venuti in Israele – hanno parlato di Bartali come ”un grande eroe italiano”. Alla fine Yad Vashem ha deciso: ”un cattolico devoto – questa la motivazione – che nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio” ebraico-cristiana capace di salvare ”centinaia” di ebrei italiani e di altri, rifugiatisi ”dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Jugoslavia”.

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